15/02/2007, 00.00
IRAN
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Attentato ai pasdaran, l’Iran teme l’insorgere delle minoranze

Il gruppo baluco-sunnita Jundollah rivendica l’autobomba di ieri contro l’autobus delle Guardie della Rivoluzione; gli ayatollah corrono in tv a spiegare che “i fratelli sunniti sono innocenti”. Lo Stratfor sottolinea gli interessi Usa a sostenere i movimenti anti-governativi per destabilizzare il regime iraniano.

Tehran (AsiaNews) – Sunniti legati ad al-Qaeda o minoranze etniche in rivolta anti-governativa, ma fomentate dagli Usa. Le ipotesi sulla matrice dell’autobomba di ieri contro un bus di pasdaran nel sud-est dell’Iran si susseguono anche dopo la rivendicazione ufficiale. Intanto gli ayatollah iraniani invitano a non cedere a facili accuse contro i “fratelli sunniti” nel tentativo di non accendere la temuta miccia dell’odio settario.

L’attentato che ieri ha ucciso 11 persone a Zahedan è stato rivendicato dal Jundollah (che in persiano significa Esercito di Allah), un gruppo sunnita separatista in un Paese dove oltre il 90 per cento della popolazione è sciita. Il gruppo, guidato da Abdolmalek Righi, ha già rivendicato in passato attacchi alle forze di sicurezza. Fonti governative di Zahedan, capitale della provincia di Sistan-Baluchistan, riferiscono dell’arresto di cinque persone.

Secondo l’intelligence iraniana, Jundollah è un gruppo legato ad al-Qaeda, interessato ad accendere violenze settarie nel Paese e forse protetto anche dai talebani. Il suo leader, Righi, è un baluco. I baluci - gruppo etnico che popola questa zona dell’Iran - sono in maggioranza sunniti; condividono con i separatisti arabi ahvazi del su-ovest un sentimento anti-persiano e anti-sciita. La zona desertica del sud-est dove imperversano i trafficanti di eroina ha visto morire miglia di militari dal 1979 negli scontri con questi criminali. Per l’obiettivo colpito, le Guardie della Rivoluzione, gli analisti escludono che l’attentato di ieri possa rientrare in questo scenario.

A giudizo dello Stratfor, autorevole centro studi americano di geopolitica, dietro episodi del genere potrebbe esserci la mano di Washington, gli Usa sarebbero infatti interessati a sostenere il malcontento di queste minoranze per destabilizzare il regime e mettere freno alle ingerenze in Iraq e alle aspirazioni nucleari degli ayatollah.

Ieri i religiosi iraniani sono comunque intervenuti subito in televisione per spiegare che non si devono incolpare i sunniti per la strage di Zahedan. “Dobbiamo sopportare con pazienza questi crimini - ha detto Abbasali Soleimnai, rappresentante regionale del Leader supremo Ali Khamenei - sono opera di pochi ribelli da non identificare con tutti i sunniti: i nostri fratelli sunniti sono innocenti”.

 

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