21/06/2010, 00.00
IRAN
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Teheran impicca il leader dei Jundullah: “Si è pentito”

Secondo i giornali iraniani, il leader dei ribelli sunniti Abdolamek Righi ha chiesto al suo gruppo di fermare la lotta armata. Ma è forte il sospetto che si tratti di un pentimento inventato dal regime.

Teheran (AsiaNews) – Le autorità iraniane hanno impiccato ieri, nel famigerato carcere di Evin, Abdolmalek Righi, il capo dei ribelli sunniti dei Jundallah, attivi nel sud-est dell’Iran. L’agenzia Isna, l’organo di stampa semi-ufficiale del regime islamico, riferisce che Righi è stato condannato a morte in base alla legge islamica come “nemico di Dio” e “corrotto sulla Terra” per essere stato riconosciuto colpevole di “79 atti criminali'”.

Il condannato - che aveva circa 30 anni ed era stato arrestato il 23 febbraio scorso - è stato riconosciuto colpevole di diversi crimini compresi attentati dinamitardi, omicidi, sequestri di persona e complicità con servizi segreti stranieri, in particolare quelli americani e israeliani. In passato le autorità di Teheran avevano accusato Righi di essere sostenuto da Usa, Gran Bretagna, Israele e Pakistan, accuse sempre respinte dai Paesi interessati.

Secondo le autorità di Teheran, che nella lotta ai ribelli sunniti possono contare anche sull’appoggio dell’opposizione, nei sette anni in cui Righi è stato a capo di Jundullah 154 persone sono rimaste uccise nelle azioni condotte dal gruppo e altre 320 ferite. Il processo a Righi si è svolto a porte chiuse e nessuna informazione è stata fornita sul procedimento. Nemmeno la condanna a morte era stata resa nota fino a ieri mattina.

I mezzi d’informazione iraniani scrivono che Righi ha incontrato il giorno prima dell’esecuzione le famiglie delle vittime degli attentati di Jundullah, alle quali ha chiesto perdono. Le stesse fonti riferiscono che il capo ribelle ha chiesto alle autorità giudiziarie la grazia, che gli è stata rifiutata. E alcuni congiunti delle vittime hanno assistito all’impiccagione. L’agenzia Isna aggiunge che, prima di morire, Righi avrebbe fatto appello al gruppo sunnita “perché non continui nei suoi errori”. È molto probabile che questo appello sia stato inventato da Teheran.

Abdolhamid Righi, fratello di Abdolmalek consegnato nel 2008 dal Pakistan all’Iran, era stato impiccato il 24 maggio scorso. Abdolmalek Righi era stato arrestato invece quattro mesi fa mentre si trovava a bordo di un aereo in volo da Dubai al Kirghizistan, che era stato fatto atterrare in territorio iraniano dalle forze aeree di Teheran.

I membri dei Jundullah fanno tutti parte dell’etnia dei baluci, che rappresenta una parte importante della popolazione della provincia del Sistan-Balucistan, a cavallo del confine fra Iran, Pakistan e Afghanistan. Inoltre sono tutti di confessione sunnita, in un Paese come l’Iran dove oltre il 90% della popolazione è sciita e dove il sistema di governo si basa sui precetti di questa confessione musulmana.

Il più grave attentato addebitato a Jundullah è quello compiuto il 18 ottobre del 2009 nella località di Pishin, dove l’esplosione di una bomba provocò oltre 40 morti tra i quali una quindicina di membri dei Pasdaran, i Guardiani della rivoluzione fedeli alla Guida Suprema Khamenei.

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