29/10/2012, 00.00
PAKISTAN
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Attivista cattolica: educazione di giovani e donne, per un Pakistan multiculturale

di Shafique Khokhar
Estremismo religioso, sistema delle caste ed emarginazione gli ostacoli allo sviluppo delle minoranze e di un intero Paese. Emancipazione femminile fra i fattori chiave per il riscatto dei settori più emarginati della popolazione. Una giovane cristiana racconta ad AsiaNews il proprio lavoro. In tempi di “incertezza” per i cristiani è necessaria una “leadership autorevole”.

Faisalabad (AsiaNews) - Estremismo religioso, sistema delle caste ed emarginazione sono solo alcuni fra i numerosi ostacoli allo sviluppo sociale ed economico della comunità cristiana in Pakistan. La minoranza religiosa negli ultimi anni ha registrato un aumento esponenziale nelle violenze contro singoli e intere comunità - molte delle quali perpetrate in nome della legge sulla blasfemia - oltre che di continui casi di conversioni forzate all'islam. Tuttavia, molti giovani come Kehkshan Newton, 26enne cattolica con studi alle spalle e una brillante carriera nel mondo dello sviluppo sostenibile e nel sociale, hanno deciso di non arrendersi e lottare per un miglioramento nelle condizioni di vita. Di combattere per permettere anche ai non musulmani di conquistare posti dirigenziali, di avviare imprese e promuovere "progetti innovativi contro povertà ed emarginazione".

Da tre anni la giovane attivista cattolica collabora con l'Association for Women's Awareness and Rural Development (Award), seguendo una serie di progetti dedicati allo sviluppo sostenibile e, al contempo, segue un master specialistico in Gestione delle risorse umane. Attiva nella diocesi di Faisalabad, città del Punjab di cui è originaria, dove ha contribuito alla promozione di una serie di eventi, per molti giovani cristiani è una fonte di ispirazione oltre che un modello di vita per l'attivismo in patria e i viaggi all'estero. Nel 2009 ha partecipato al summit giovanile sui cambiamenti climatici, tenuto a Bangkok su iniziativa dell'Asian Resource Foundation. E come rappresentante della diocesi di Faisalabad ha vissuto la Giornata mondiale della gioventù di Madrid del 2011.

Tuttavia, l'impegno maggiore è dedicato a programmi "per lo sviluppo della donna" con l'obiettivo di accrescere le "opportunità" di emancipazione dell'universo femminile nel Paese, partendo dal diritto fondamentale allo studio. Sono almeno 16 le iniziative avviate per le donne avviate nei distretti di Faisalabad e Toba Tek Singh, che si uniscono ai progetti per gli alluvionati e per le comunità emarginate, perché in Pakistan "in questi tempi di incertezza nella storia dei cristiani, c'è un gran bisogno di una leadership autorevole dotata di esperienza e professionalità".

Ecco, di seguito, l'intervista rilasciata dall'attivista cristiana Kehkshan Newton ad AsiaNews:

Quali sono le tue proposte per un Paese migliore e più tollerante?
Il mio desiderio è contribuire a risolvere i problemi fra comunità diverse e, in special modo, a spezzare il circolo vizioso della povertà. Le innovazioni sono figlie dell'informazione e della conoscenza approfondita dei problemi. Per questo ritengo che una mobilitazione comunitaria, esercitata attraverso il dialogo interreligioso e attività in comune fra fedi, sono la chiave per rendere migliore e più tollerante la nostra società.

Come si può alleviare la cronica povertà delle comunità emarginate?
Il punto chiave sono le condizioni precarie di partenza, che poi causano a cascata tutta una serie di problemi. Il nostro gruppo di riferimento sono le donne, perché Award ritiene che non vi potrà essere piena stabilità economica, se alle donne sarà impedita la partecipazione allo sviluppo. Vogliamo per questo istruire le donne, aumentarne le capacità e competenze, per poi fornire loro piccole somme di denaro con le quali fare impresa.

Può raccontare le sfide e le minacce che deve affrontare nel compiere il suo lavoro?
L'estremismo religioso e il sistema delle caste rappresentano gli ostacoli principali, nel tentativo di avvicinare le diverse comunità e gruppi, in special modo nella provincia di Kyber PakhtunKhawan. I leader [fondamentalisti] della zona sono contrari al lavoro delle Ong, e le minacce si moltiplicano se ai seminari e agli incontri partecipano anche le donne. Award si dedica allo sviluppo della società senza fare discriminazioni di sesso, religione, casta o colore. Si tratta di una organizzazione non governativa, apolitica, con base a Faisalabad nel Punjab; nelle aree in cui abbiamo avviato progetti non abbiamo incontrato grossissimi problemi, anche perché rispettiamo a fondo il credo religioso e i valori di ciascuno. Il problema delle minoranze sorge a causa di conflitti politici con il mondo occidentale. Le persone in Pakistan associano i cristiani alle nazioni occidentali.

Operate a contatto solo con i cristiani o avete intrecciato rapporti pure con i musulmani?
No, non lavoriamo affatto solo con i cristiani perché il 50, forse 60% dei nostri beneficiari sono musulmani. Agli eventi di Award partecipano sia cristiani che musulmani. Mediante i nostri progetti e programmi, cerchiamo di promuovere nel concreto l'armonia interconfessionale e il dialogo fra fedi e religioni.

Quali sono le principali sfide e difficoltà?
La gran parte dei musulmani pensa che lavoriamo per la promozione della nostra religione, per fare proselitismo. Questa è la prima, grande barriera da abbattere. Ma, in generale, i cristiani devono far fronte a moltissimi problemi, tra cui una discriminazione diffusa a vari livelli. E se non vi sono grossi impedimenti alla pratica del culto, persistono notevoli difficoltà nel trovare lavoro e nella ricerca di spazi occupazionali. Da qui il fatto che oggigiorno moltissimi cristiani preferiscono evitare di mettere nomi cristiani come Pietro, Paolo, Antonio, Matteo, Giovanni ai loro bambini, evitando anche il titolo di "Masih" per evitare discriminazioni. Inoltre, non solo i cristiani ma tutte le minoranze sono soggette a conversioni forzate, in preda al timore per gli abusi legati alle leggi sulla blasfemia. Ricerche recenti mostrano che oltre il 50% dei fedeli preferisce abbandonare la propria religione e abbracciare l'islam.

Vi sono speranze fondate per il futuro e per una leadership cristiana?
I giovani cristiani hanno un potenziale enorme e il coraggio necessario per guidare la propria comunità. Essi hanno bisogno di opportunità per esplorare e far crescere il loro talento, per diventare professionisti capaci e competenti. Questo permetterà loro di acquisire una buona reputazione e un riconoscimento sia nella comunità di appartenenza che a un livello di governo. 

 

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