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  • » 31/03/2017, 14.57

    PAKISTAN

    Attivisti cristiani e musulmani: ritirare la licenza al procuratore che incitava detenuti a convertirsi all’islam

    Shafique Khokhar

    Syed Anees Shah ha confessato di aver promesso la libertà in cambio della venerazione del profeta. I 42 detenuti cristiani sono stati incarcerati nel 2015 dopo l’attacco dei talebani a due chiese. Governo e tribunali “devono agire contro questi comportamenti turpi”.

    Lahore (AsiaNews) – Attivisti cristiani e musulmani del Pakistan chiedono a gran voce che venga ritirato il permesso ad esercitare la professione legale al procuratore Syed Anees Shah, reo-confesso di aver promesso la scarcerazione di detenuti cristiani se essi si fossero convertiti all’islam. Il caso è scoppiato ieri, quando il vice pubblico ministero distrettuale di Lahore, nel Punjab, ha ammesso di aver offerto una vita d’uscita alternativa al processo per 42 cristiani di Youhanabad. Essi sono alcuni di coloro che sono stati arrestati nel 2015 per aver linciato due musulmani sospettati di terrorismo poco dopo l’attacco dei talebani contro due chiese del quartiere, che provocò 19 vittime e più di 70 feriti. Ad AsiaNews gli attivisti dichiarano che il governo e la Corte suprema devono agire in maniera severa contro l’avvocato, che voleva “convertire in modo forzato i cristiani innocenti per mezzo di un ricatto”.

    Il professor Anjum James Paul, presidente della Pakistan Minorities Teachers’ Association, lancia un appello al presidente dell’Alta corte di Lahore, affinchè sospenda il procuratore Shah. “Egli ha violato in modo aperto – afferma – l’articolo 20 (a) della Costituzione del Pakistan che garantisce ad ogni cittadino il diritto di professare, praticare e diffondere la propria religione”. Paul riferisce che tra i cristiani “c’è molta paura perché essi sono vulnerabili e già in passato sono stati bersagliati per essersi rifiutati di rinnegare il cristianesimo. Inoltre essi devono affrontare molte sfide per ottenere giustizia, dato che i tribunali subiscono le pressioni della folla”. Poi denuncia: “Nel mondo non esistono esempi simili di persone forzate a convertirsi per evitare un processo. Questo dimostra quanta influenza avesse sulla corte il procuratore”. Il suo comportamento, continua, manda un messaggio allarmante: “Se un non musulmano vuole la libertà e l’uguaglianza in Pakistan, deve diventare un fedele islamico”.

    Rojar Noor Alam, capo dei programmi della Caritas di Lahore, domanda in modo provocatorio: “Cosa sarebbe accaduto se un pubblico ministero cristiano avesse fatto la stessa offerta ad un musulmano?”. “Il ricatto del procuratore – aggiunge – pone seri dubbi sull’indipendenza della magistratura e sul sistema giudiziario in Pakistan. Dovremmo tutti difendere l’indipendenza dei giudici e il governo dovrebbe sbarazzarsi di questi elementi che con i loro atti infangano il nome dello Stato”.

    Naseem Kausar, attivista laica musulmana, insegnante e scrittrice, ritiene che quanto accaduto sia “uno dei peggiori esempi di nepotismo. Questo è l’ambito in cui noi stiamo alzando la voce per avere una Costituzione e leggi laiche in Pakistan. L’attuale interpretazione religiosa delle leggi promuove solo una specifica classe, fautrice di un pensiero conservatore. Ciò causa un aumento dell’ingiustizia e della barbarie”. “Questo caso è la prova evidente – sottolinea – che Costituzione e leggi mescolate a idee religiose sono rifugio per la brutalità del crudele”.

    Kiran Simon, attivista e avvocato, condanna l’intenzione di convertire i cristiani di Youhanabad e racconta che “non è il primo caso. Ricordo alcuni casi di blasfemia dove alcuni si sono convertiti e altri no, e hanno subito dure conseguenze. Ritengo che il governo e le autorità che applicano la legge debbano identificare queste persone. Un legale, sia esso difensore o procuratore, deve agire secondo la legge in modo neutrale. Invece in Pakistan i pubblici ministeri si mostrano pii e invece compiono simili atti turpi. Il tribunale deve cancellare la licenza di questi avvocati”.

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