04/04/2019, 12.22
PAKISTAN
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Attivisti di Lahore: I bambini cristiani hanno diritto a studiare la Bibbia

di Shafique Khokhar

Una risoluzione del Centre for Social Justice e della Peoples Commission for Minorities Rights. I gruppi rivendicano il diritto all’istruzione senza discriminazioni religiose. Nelle scuole il corso di etica dovrebbe essere alternativo a quello sul Corano, ma i due si equivalgono.

Lahore (AsiaNews) – I bambini cristiani hanno diritto a studiare la Bibbia, quelli indù la Bhagavat Gita e i buddisti i Veda: lo affermano gli attivisti del Centre for Social Justice di Lahore (Csj) di Lahore, che insieme alla Peoples Commission for Minorities Rights hanno firmato una risoluzione dal titolo “Diritto all’istruzione senza discriminazione [religiosa]”. Durante una conferenza tenuta il 29 marzo scorso, essi hanno rivendicato il diritto delle minoranze di avere nelle scuole dei corsi sulla propria religione, così come garantito dall’art. 22 della Costituzione pakistana, e non l’islam come avviene oggi.

La risoluzione, adottata all’unanimità, è rivolta ai governi federale e provinciali. Secondo gli attivisti, in Pakistan il sistema educativo è pieno di discorsi dell’odio contro le minoranze. Per questo nel documento chiedono di rimuovere dal programma di studio tutti i riferimenti basati sui pregiudizi; stabilire quote riservate alle minoranze negli istituti superiori; lo studio delle religioni come materia scolastica, in modo che agli studenti delle minoranze sia garantito il diritto ad approfondire la conoscenza della propria fede.

La carta fondamentale pakistana garantisce a tutti gli alunni di studiare i fondamenti del proprio credo. Tuttavia la maggior parte degli alunni delle minoranze sono costrette a studiare l’islam. Infatti la legge prevede l’etica come materia alternativa rispetto al Corano. Il programma di questa materia però è identico al corso di religione islamica, quindi agli studenti non rimane altra scelta che la classe di islam.

Secondo gli attivisti, in tutte le scuole alle minoranze dovrebbero essere offerti corsi di religione in base alle loro convinzioni di fede. Invece l’attuale curriculum continua a violare i diritti fondamentali delle minoranze, anch’esse cittadini dello Stato a pieno titolo.

Baela Raza Jamil, amministratrice di Idaara-e-Taleemo-Agahi, afferma: “In Asia del sud l’educazione religiosa è guidata da considerazioni di politica economica e spesso non ha niente a che fare con la promozione dei principi di umanità”. Peter Jacob, direttore esecutivo del Csj, propone “lo sviluppo di strategie d’azione volte a creare una società pluralistica, tollerante e aperta di mente, dove i membri delle differenti comunità religiose siano in grado di convivere e prosperare in maniera pacifica”.

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