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    » 29/02/2008, 00.00

    PAKISTAN

    Aumentano le violenze contro le donne, primi colpevoli i familiari



    Secondo il Rapporto annuale sulle violenze contro le donne compilato dalla Commissione nazionale per lo sviluppo dei diritti umani, aumentano omicidi, stupri, rapimenti e persino roghi di donne considerate “poco islamiche” o infedeli. Nel 70 % dei casi, i colpevoli sono familiari. La polizia non interviene quasi mai.
    Lahore (AsiaNews) – Delitti d’onore, rapimenti, torture e persino roghi. Sono questi i casi più ricorrenti di violenza contro le donne in Pakistan, casi che nel 2007 sono aumentati in maniera impressionante e che, soprattutto, rimangono sempre più spesso impuniti. È il contenuto del Rapporto annuale sulle violenze contro le donne compilato dalla Commissione nazionale per lo sviluppo dei diritti umani e presentato ieri a Lahore.
     
    Nel corso del 2007, il Pakistan ha assistito ad un tragico aumento delle violenze contro le donne. Al primo posto della casistica, per la prima volta nei 9 anni in cui la Commissione ha compilato il Rapporto, balzano gli omicidi: 901 casi, di cui 747 compiuti da familiari della vittima. Di questi omicidi, la polizia ha accettato di aprire le inchieste soltanto in 600 casi, ha arrestato 122 persone, ma soltanto 30 sono state condannate.
     
    Al secondo posto si piazzano i rapimenti: 688 casi denunciati, 49 arresti. Quella del rapimento è una pratica consueta nel Pakistan, dove giovani maschi di tribù ricche si sentono autorizzati a rapire e sposare con la forza le donne di altre tribù ritenute socialmente inferiori. In questi casi, denuncia il Rapporto, “impressione l’apatia delle forze dell’ordine”.
     
    A seguire vengono i suicidi – 500 casi – e gli stupri, 457 casi e 295 interventi della polizia. Anche qui, i familiari sono ritenuti colpevoli di violenza sessuale in almeno 293 episodi. Impressionante l’ultima voce della frequenza di casi: il rogo delle donne, infedeli o “poco musulmane”, si è verificato in 100 casi, soltanto 3 dei quali si sono conclusi con un arresto.
     
    Secondo la Commissione, i dati – forniti dal governo – riguardano soltanto le aree centrali del Paese. Nelle zone tribali di confine, i casi sarebbero molti di più, ma “non vengono mai denunciati”. Inoltre, sottolineano ancora gli autori, gli omicidi ed i roghi “sono ormai considerati una punizione corretta per i comportamenti delle donne ritenuti non islamici anche dai semplici familiari. I giudici non intervengono più”.
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