08/04/2016, 08.58
MYANMAR
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Aung San Suu Kyi: I prigionieri politici saranno liberi il prima possibile

Nel suo primo atto da “consigliere di Stato”, la leader democratica ha promesso la libertà a 500 fra attivisti e studenti. Oggi inizia l’amnistia per il capodanno birmano e centinaia di detenuti non politici stanno lasciando le carceri.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) – Nel periodo del Capodanno birmano “rilasceremo prigionieri, attivisti e studenti che stanno scontando pene in carcere il più presto possibile, usando tutti i modi possibili”. Lo ha annunciato nella serata di ieri Aung San Suu Kyi, la leader della Lega nazionale per la democrazia (Nld) da una settimana al governo in Myanmar. La premio Nobel per la pace (anch’essa prigioniera politica per molti anni) ha definito una “priorità” la liberazione delle quasi 500 persone in carcere per motivi politici.

La decisione è il primo atto di Suu Kyi nella sua nuova veste di “consigliere di Stato”, una nuova carica creata ad personam che le garantisce poteri simili a quelli di un primo ministro.

Nel documento – pubblicato dall’Ufficio del presidente e firmato dalla Signora – vengono analizzate le tre strategie con le quali la Nld può arrivare alla liberazione dei prigionieri di coscienza. Secondo gli articoli 204 (a) della Costituzione del 2008 e il 401 (a) del codice penale il presidente (Htin Kyaw, fedelissimo di Suu Kyi) ha il “potere di concedere il perdono” ai detenuti. L’articolo 204 (b) della Costituzione però suggerisce che il presidente possa concedere l’amnistia in accordo con il National Defense and Security Council, organo esecutivo in gran parte in mano ai militari. L’ultimo modo è attraverso l’articolo 494 del codice penale, secondo cui il governo può rimuovere la pena di un detenuto attraverso gli uffici legali della sua città.

Secondo l’Assistance Association for Political Prisoners (Aapp, fra i più importanti gruppi della dissidenza in Myanmar) nel Paese ci sono 100 prigionieri politici che hanno già ricevuto una sentenza e circa 400 il cui processo è ancora in corso. In quest’ultimo gruppo ci sono anche gli studenti incarcerati lo scorso anno per aver protestato contro la riforma dell’istruzione.

Secondo alcuni analisti, però, si pone il problema di definire quali siano i prigionieri politici. Non è ancora chiaro se fra essi siano elencati anche gli insorti delle minoranze etniche, che da anni combattono il governo centrale.

Amnistie nel periodo di capodanno (che cade la settimana prossima) sono state concesse anche dalla giunta militare negli ultimi anni, quando migliaia di prigionieri sono usciti di carcere. Nessuno di loro era però in cella per motivi politici.

Questa mattina hanno iniziato ad uscire dai penitenziari i primi gruppi di carcerati non politici. Una trentina sono stati rilasciati a Mandalay, altri 29 a Sittwe. Altri 100 sono stati accolti da una folla festante fuori dalla Insein Prison di Yangon.

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