16/03/2016, 12.17
THAILANDIA
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Bangkok, al via il processo “più grande di sempre” contro i trafficanti di uomini

Gli imputati sono in tutto 90, e sono accusati di traffico di vite umane, coinvolgimento in crisi internazionale, corruzione. Tra loro spicca Manas Kongoaen, ex tenente generale dell’esercito e vicino al premier Prayut Chan o-cha. Gruppi per i diritti umani denunciano poca protezione per le centinaia di testimoni attesi in aula.

Bangkok (AsiaNews/Agenzie) – La Thailandia dichiara guerra al traffico umano: è in corso infatti il più grande processo della storia del Paese contro sospettati per tale crimine. Gli imputati sono in tutto 90, fra cui l’ex tenente generale dell’esercito Manas Kongoaen, accusato di aver organizzato un racket di sfruttamento e schiavismo ai danni di migliaia di migranti, provenienti perlopiù dal Myanmar. Altre accuse riguardano coinvolgimento in crisi internazionale e corruzione. Se riconosciuti colpevoli, i sospettati rischiano fino a 15 anni di detenzione e una multa di un milione di bath (circa 28.500 dollari).

La prima udienza, tenutasi ieri, si è aperta con la testimonianza di Roshiduila, profugo rohingya [minoranza etnica di fede islamica, perseguitata in Myanmar ndr] che, con l’aiuto di un interprete, ha raccontato di come un agente di polizia thai, Hashimyuila, fosse il maggior intermediario della tratta di traffico via mare, che dal Myanmar portava in Malaysia con scalo in Thailandia: “Hashimyuila aveva promesso a me e ad altri miei amici che c’era lavoro nell’industria delle costruzioni in Malaysia, e che ognuno di noi avrebbe guadagnato 1500 ringgit (361 dollari) al mese” .

Insieme ad altri 20 abitanti del proprio villaggio, Roshiduila decide di imbarcarsi. Ad uno scalo nelle isole Adamantine, però, il gruppo viene costretto con la forza a salire su alcuni pescherecci, dove trovano ammassate altre centinaia di persone destinate al lavoro schiavo. Alla fine della testimonianza, la vittima ha identificato sette trafficanti, incontrati in un centro di detenzione nella città di Ranong (sud della Thailandia).

Le indagini della polizia thai che hanno portato alla luce il sistema di traffico umano sono iniziate a maggio 2015, dopo il ritrovamento di 32 cadaveri di migranti senza documento, sepolti in fosse comuni al confine con la Malaysia. A seguito della scoperta, Bangkok aveva imposto il blocco marittimo per le navi che trasportavano migranti irregolari, impedendo loro di attraccare. La politica dei respingimenti, adottata anche da Indonesia e Malaysia, ha causato una vera e propria crisi umanitaria: migliaia di “boat people”, rohingya e bangladeshi, sono stati costretti per settimane su imbarcazioni sovraffollate e in circostanze terribili, senza cibo né acqua.

I testimoni verranno ascoltati in aula fino al 18 marzo. Ben 88 dei 90 imputati si sono dichiarati innocenti, mentre la polizia ritiene che altri 61 sospettati siano ancora in libertà. Tra i presunti colpevoli, spicca la figura di Manas Kongoaen, ex tenente generale dell’esercito, promosso dal capo della giunta al potere Prayut Chan o-cha. Manas è ritenuto a capo dell’organizzazione che si occupava del traffico umano e tra i primi a trarne beneficio.

Da mesi, attivisti e gruppi pro diritti umani criticano le autorità thai, sottolineando che un alto ufficiale come Manas non può aver agito da solo, e che altri andrebbero consegnati con lui alla giustizia. Inoltre, l’organizzazione no profit “Fortify Rights” denuncia la poca protezione fornita dal governo alle centinaia di testimoni attesi al processo.

 

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