22/10/2018, 12.54
THAILANDIA
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Bangkok, giro di vite sugli immigrati irregolari ‘dalla pelle scura’

Una vasta operazione di polizia ha portato a 1.000 fermi. Obiettivo delle autorità sono anche i “truffatori romantici” nigeriani e ugandesi. Gruppi di attivisti per i diritti umani denunciano gli arresti di rifugiati e richiedenti asilo.

Bangkok (AsiaNews) – Le persone “dalla pelle scura” sono l’obiettivo di un’operazione di polizia finalizzata ad espellere lavoratori stranieri e migranti illegali. Avviata dalla giunta militare un anno fa, l'operazione “X-Ray Outlaw Foreigner” solleva polemiche per il suo profilo razziale. Ne sarebbero vittime anche i richiedenti asilo, soprattutto africani e ed asiatici del sud.

Nelle ultime settimane, il giro di vite sui clandestini ha portato a 1.000 fermi. Surachate Hakparn, a capo dell'Ufficio immigrazione, ha dichiarato che “l’obiettivo è classificare quali siano le persone con la pelle scura buone e quali potrebbero commettere reati”. Tra questi, vi sono quelli che il funzionario definisce i “truffatori romantici”, che raggirano su internet i cuori solitari thai per sottrarre loro denaro. Surachate ha affermato che questi criminali sono spesso nigeriani o ugandesi.

Gruppi di attivisti per i diritti umani denunciano tuttavia che rifugiati e richiedenti asilo, i quali transitano a Bangkok verso un Paese terzo, sono vittime delle operazioni di polizia e privi di protezioni legali. La Thailandia non è parte della convenzione delle Nazioni Unite che riconosce i rifugiati. Questo mese, più di 70 cristiani pakistani sono stati arrestati e detenuti dalla polizia con l'accusa di ingresso e soggiorno illegali, sebbene fossero fuggiti alla persecuzione religiosa in patria.

In ogni caso, la Thailandia è uno dei maggiori centri migratori di tutto il sud-est asiatico. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom) riporta che nel Paese sono presenti circa 4-5 milioni di lavoratori migranti, a cui si aggiungono circa un milione di illegali, soprattutto birmani. La loro situazione e quella di centinaia di migliaia di cambogiani e laotiani è diventata molto incerta dal 1° gennaio 2018, quando è terminata la sospensiva per l'esecuzione di un decreto repressivo sui lavoratori non registrati.

Una fonte di AsiaNews suggerisce che la “pelle scura”, cui fanno riferimento le autorità, sia in realtà quella degli immigrati provenienti dal confinante Myanmar. “Da anni – afferma – la Thailandia è esposta ad una massiccia immigrazione, favorita in parte dalla porosità dei confini nazionali ma dettata da aspetti storici e geografici. Nella parte ovest del Paese, la provincia di Mae Hong Son ospita tutt’ora i campi profughi dell’Onu, dove hanno trovato accoglienza popolazioni in fuga dal Myanmar, soprattutto i cariani. Nella zona di Chiang Rai, sulle montagne settentrionali, si sono insediati invece gli akha ed i lahu. Negli ultimi tempi, l’immigrazione ha coinvolto non solo i tribali ma anche la popolazione di etnia birmana”.

“L’economia thai attraversa un periodo di stagnazione – prosegue – per questo gli immigrati giunti dal Myanmar hanno soddisfatto la domanda di lavoratori a bassa retribuzione. Alla questione economica, si aggiunge tuttavia anche quella relativa ai diffusi atteggiamenti d’intolleranza che i thai assumono verso i cittadini birmani, considerati come ‘quelli che rubano il lavoro’. Per anni il governo thailandese ha tratto vantaggio da questa situazione, soprattutto in un momento storico che vede al potere una giunta militare. Dal punto di vista politico, non vi è una direzione precisa da seguire, si va avanti a mosse dettate dalla contingenza. I militari cercano di porre rimedio solo ora ad una situazione gestita male per anni. Iniziative come quella contro l’immigrazione illegale non sono altro che fuochi di paglia: prima o poi i cittadini se ne dimenticheranno e tornerà tutto come prima”.

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