26/02/2013, 00.00
BANGLADESH
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Bangladesh: in migliaia contro l’uso politico della religione (e il partito islamico)

di Sumon Francis Gomes
A un raduno persone di ogni origine ed estrazione sociale hanno letto insieme citazioni dai libri sacri di islam, cristianesimo, induismo e buddismo. Intanto, non si fermano le violenze dei sostenitori del Jamaat-e-Islami, che accusano i manifestanti pacifici di blasfemia.

Dhaka (AsiaNews) - In protesta contro la strumentalizzazione della religione a scopi politici, in Bangladesh migliaia di persone di ogni fede, età, professione ed etnia hanno recitato insieme passi dei libri sacri delle quattro grandi religioni del Bangladesh. Dopo la lettura di Corano (islam), Bibbia (cristianesimo), Gita (induismo) e Tripitaka (buddismo), la gente ha cantato l'inno nazionale, per affermare che "la religione è personale, lo Stato è di tutti". Avvenuta il 21 febbraio scorso, l'iniziativa è organizzata dal movimento pacifico Gonojagoron Mancha, che da settimane manifesta per chiedere giustizia contro i crimini di guerra e l'espulsione del Jamaat-e-Islami (partito islamico, all'opposizione) dal governo. Intanto però, non si fermano i gravi episodi di violenza perpetrati dai sostenitori del Jamaat, che accusano i manifestanti di blasfemia e hanno causato la morte di quattro persone.

"La nostra protesta - spiega Imran Sarker, principale organizzatore del raduno - non ha nulla contro la religione. Al contrario, la nostra lotta vuole porre fine alla politica malata del Jamaat-Shibir [l'ala giovanile, ndr], che sfrutta la fede per scopi politici".

Eppure, il partito islamico non si ferma e continua a organizzare scioperi (hartal), che puntualmente sfociano in atti vandalici, delinquenza comune, oltre a violenze contro poliziotti e manifestanti pacifici. I disordini provocati dai sostenitori del Jamaat si sono inaspriti dopo il 18 febbraio, quando il parlamento (guidato dall'Awami League) ha approvato una modifica all'International Crimes (Tribunals) Act 1973. Il nuovo emendamento permette allo Stato di chiedere la pena di morte contro chi è riconosciuto colpevole di crimini di guerra nel 1971. Inoltre, dà la possibilità di espellere il Jamaat-e-Islami - ritenuto il principale responsabile di torture, omicidi sommari e stupri durante la guerra - dal governo.

Proprio in uno degli ultimi incidenti provocati dai militanti del partito islamico - avvenuto il 22 febbraio -, quattro persone sono morte e giornalisti, intellettuali e forze dell'ordine sono stati aggrediti. Gli attivisti del Gonojagoron Mancha sono presi di mira in modo regolare a Chittagong, Feni, Chandpur, Rajshahi, Bogra, Sirajganj, Joypurat, Sylhet, Moulvibazar e Pabna. In molte occasione, i seguaci del Jamaat hanno bruciato le bandiere nazionali.

Il 21 febbraio scorso, anche il primo ministro Sheikh Hasina si è espressa sulle tensioni che stanno profilandosi nel Paese: "Il Bangladesh non sarà un sistema nazionalista, e tutte le religioni verranno garantite... tutti vivranno qui godendo di uguali diritti".

 

 

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