18/12/2008, 00.00
TURCHIA - RUSSIA
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Bartolomeo I: La burocrazia turca cerca di farci scomparire

di NAT da Polis
Il Ministero turco degli esteri e la burocrazia dello Stato cercano di sminuire l’importanza del patriarca per tutta l’ortodossia. Le falle e gli errori del Rapporto sulle minoranze in Turchia. Putin spera di far visita a Bartolomeo.

Istanbul (AsiaNews) – “Non permetteremo mai agli scherzi e alle particolarità della storia di farci scomparire da queste terre”: lo ha detto il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I commentando il Rapporto del ministero degli esteri turco che svilisce la presenza “minoritaria” della comunità greco-ortodossa in Turchia e rifiuta di riconoscere il carattere “ecumenico” dell’antico patriarcato.

Presiedendo la riapertura di una chiesa dei santi Costantino ed Elena nel quartiere Bozakoy a Istanbul, Bartolomeo I ha sottolineato ai fedeli presenti che “non siamo finiti, né disperati”. E ricordando la grande battaglia de re greco Leonida contro il persiano Serse, ha aggiunto: “Non abbandoneremo le nostre Termopili”.

Il tentativo di “far scomparire” il Patriarcato sembra essere quello del ministero degli esteri turco, che continua a definire Bartolomeo I “il patriarca del Fanar [il quartiere dove è la sede del patriarca- ndr]”, rifiutando di utilizzare il titolo “ecumenico” e riconoscendogli solo una responsabilità spirituale sulla minoranza greca interna e non sulle comunità ortodosse legate a Costantinopoli. Sembra poi quasi una concessione dall’alto quella di accettare che Bartolomeo I si fregi del titolo “ecumenico” all’estero. Tutto ciò ha una ricaduta sullo statuto giuridico del patriarcato, sulla libertà di viaggiare all’estero e di poter ospitare delegazioni straniere in Turchia.

Questa posizione è stata riaffermata in un Rapporto sulle minoranze in Turchia, presentato dal Ministero degli esteri in parlamento, i cui dati sono stati resi noti in questi giorni. Nel Rapporto di afferma che secondo il Trattato di Losanna (del 1923), al Patriarcato del Fanar sono è permesso lo statuto di ecumenicità: la sua presenza e permanenza in Turchia è solo in funzione del servizio ai bisogni di culto degli ortodossi, cittadini turchi, residenti in Turchia, che a causa delle persecuzioni ed espulsioni del passato sono ridotti ormai a una esigua minoranza di 3 mila anime, con un’età media di 60 anni.

Il Rapporto però non dice che questa interpretazione non è accettata dalla comunità internazionale e viene contestata anche da eminenti personalità turche come il prof. Baskin Oran.

Il Rapporto esclude anche la possibilità di riaprire la scuola teologica di Chalki in nome della laicità dello Stato, ma non dice che lo Stato turco, laico (e sunnita) finanzia moschee e scuole di imam.

Il fatto molto curioso è che l’osservatorio delle minoranze sia una branchia del Ministero degli esteri. In tal modo, cittadini turchi vengono in pratica considerati stranieri nella loro patria, sotto la continua  e vigile osservazione della burocrazia  turca.

Nel Rapporto non mancano poi manipolazioni di tipo politico. Per mostrare all’esterno la magnanimità dello Stato turco verso la minoranza ortodossa – soprattutto in vista dell’entrata nell’Unione europea – si cita il fatto che in Turchia  vi sono almeno 270 luoghi di culto per gli ortodossi. Ma non si dice per nulla che tutti questi sono stati costruiti prima della fondazione della repubblica turca, durante l’impero ottomano che, pur essendo uno Stato musulmano, difendeva le minoranze molto più dello Stato attuale.

Nello stesso Rapporto si parla “dell’interesse” che avrebbero gli Stati Uniti nel sostenere il Patriarcato di Costantinopoli. Tale “interesse” è dovuto al fatto che gli Usa vorrebbero controbilanciare il peso e l’influenza della Chiesa di Mosca.

“È chiaro – si commenta negli ambienti ortodossi – che la burocrazia di Ankara vuole sminuire l’importanza del Patriarca dopo il riavvicinamento fra Mosca e Costantinopoli a Kiev e durante il vertice pan-ortodosso”.

“D’altra parte – continuano le stesse fonti – la Turchia è rimasta molto disturbata dal risalto che i mezzi di comunicazione russi hanno dato alla presenza del patriarca ecumenico Bartolomeo  ai funerali di Alessio II.

In quella occasione  il reggente della sede patriarcale di Mosca, Kyril Smolensky, ha esaltato il ruolo di Costantinopoli. E perfino il primo ministro Putin ha ringraziato Bartolomeo I e ha espresso la volontà di visitare la sede del patriarcato ecumenico.

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