20/03/2013, 00.00
VATICANO - ORTODOSSI
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Bartolomeo e Francesco l'anno prossimo a Gerusalemme. Uniti contro la crisi economica e le "tendenze mondane"

di NAT da Polis
L'appuntamento in Terra Santa per celebrare i 50 anni dall'abbraccio di Athenagoras con Paolo VI. Il papa è stato invitato a Costantinopoli per la festa di sant'Andrea (30 novembre). Il patriarca ecumenico di Costantinopoli lo ha definito "Buon Samaritano dell'America Latina"; il papa lo ha chiamato "mio fratello Andrea". L'impegno comune per l'ambiente, contro la povertà, contro il materialismo.

Città del Vaticano (AsiaNews) - Il patriarca ecumenico di Costantinopoli ha invitato papa Francesco a compiere insieme il viaggio in Terra Santa l'anno prossimo, per ricordare i 50 anni dall'abbraccio fra il patriarca Athenagoras e Paolo VI, pionieri del dialogo cattolico-ortodosso. Nell'incontro in privato fra Bartolomeo e Francesco sono emersi altre piste unitarie: impegno per dialogo teologico; lavoro comune a difesa dell'ambiente; una visita al Fanar per novembre prossimo, nel rispetto dei canali diplomatici necessari.

In precedenza, durante l'incontro del pontefice con tutti i rappresentanti cristiani e religiosi, Bartolomeo I è stato l'unica autorità a rivolgere un'allocuzione a papa Francesco. In essa il patriarca ha sottolineato che occorre rendere credibile la "testimonianza cristiana" attraverso "l'unità delle Chiese", per affrontare la crisi economica mondiale e le "tendenze mondane" che riducono la vita al solo orizzonte terreno.

Le parole di Bartolomeo sono in profonda sintonia con il "programma" del "custodire", tratteggiato ieri dal pontefice nella messa di inaugurazione. A riprova della grande unità fra i due, introducendo il suo discorso, papa Francesco si è rivolto - fuori programma - al patriarca chiamandolo "mio fratello Andrea", a ricordo del legame di sangue fra i due apostoli, patroni delle due Chiese: Andrea, per Costantinopoli, Pietro per Roma, definiti "il primo dei chiamati" e il "primo degli apostoli".

Bartolomeo - come del resto Francesco - ha ricordato subito Benedetto XVI, "uomo mite, che si è distinto per la sua conoscenza teologica e la sua carità". Tratteggiando poi "il compito e le responsabilità...enormi" che attendono il papa, egli ha anzitutto citato "l'unità delle Chiese cristiane", che è "la prima e la più importante delle nostre preoccupazioni", affinché "la nostra testimonianza cristiana possa essere credibile agli occhi dei vicini e dei lontani". Per questo è necessario continuare il "dialogo teologico" fra cattolici e ortodossi, basandosi sull'esperienza e la tradizione indivisa dei primi mille anni.

Un altro "imperativo" è la crisi economica mondiale, in cui è necessario che "quelli che hanno di più devono essere stimolati ad offrire del proprio", così che "per mezzo della giustizia, verrà assicurata la pace".

Bartolomeo ha sottolineato che papa Bergoglio ha un "lungo e apprezzato ministero come Buon Samaritano in America Latina" e ha sperimentato "come pochi altri l'amarezza della sofferenza e della miseria umana". E con parole simili a quelle usate da Francesco nella sua omelia di ieri, ha aggiunto: "Abbiamo il dovere di nutrire gli affamati, di vestire gli ignudi, di curare i malati...".

Il patriarca ha poi elogiato la "scelta della semplicità" operata dal papa, necessarie per correggere "concezioni mondane" emerse fra i cristiani, ma anche "tendenze mondane" presenti ovunque, che riducono la "giustizia", la "misericordia", la "collaborazione" fra gli uomini, rimanendo attaccati troppo alla terra. "La Chiesa - ha detto Bartolomeo - benedice la vita terrena, ma non pone in essa il termine della sua missione"; occorre correggere le "concezioni mondane" perché l'uomo ritorni alla sua "bellezza originaria, quella della carità".

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