20/10/2019, 08.48
LIBANO
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Beirut, nelle manifestazioni ‘è nato il popolo libanese’

di Pierre Balanian

Dimostrazioni contro tutti i politici da Tiro a Tripoli, da Nabatiyeh a Baalbek, da Beirut a Sidone. “Siamo una mano sola: cristiani, musulmani, sciiti, drusi, armeni, alauiti…Il confessionalismo è morto”. “I politici che ci dividono, sono uniti per rubarci”. I tentativi di Saad Hariri e di Gebran Bassil. Le minacce di Hassan Nasrallah di Hezbollah. Dimessi tutti i ministri delle Forze Libanesi. Il patriarca Rai chiede “lo stato di emergenza economico”.

Beirut (AsiaNews) - ‘’ Ora posso morire in pace: ho finalmente visto nascere il popolo libanese’’. Lo dice ad AsiaNews Antoine Abi Lama’a, un anziano 79enne di Ashrafiyeh, il quartiere cristiano della capitale. “Il Libano – continua - è stato creato come Paese, senza avere un vero popolo unito; ognuno è rimasto per decenni arroccato all’interno della propria comunità religiosa, timoroso e diffidente, spesso in difesa contro l’altro, di un’altra confessione. Adesso la miseria, l’ingiustizia, il fardello dei governanti ladri ci ha uniti nel dolore. Siamo sulla stessa barca, non possono più dividerci con la paura dell’altro, mentre loro, i politici che ci dividono, sono uniti per rubarci. Siamo finalmente un popolo, siamo tutti libanesi’’.

Per chiunque conosce il Libano quest’unione di tutti, al di là dell’appartenenza partitica, etnica, religiosa, stupisce, commuove e terrorizza i clan politici che da oltre mezzo secolo governano e trasmettono i loro posti di potere in eredità ai propri figli.

Intanto prosegue la rivolta popolare spontanea in tutte le città libanesi, da Tiro a Tripoli, da Nabatiyeh a Baalbek, da Beirut a Sidone. La gente occupa le vie principali, le piazze e blocca le strade ovunque. Senza esagerazione si può dire che l’intero popolo si è sollevato, un popolo unito per la prima volta nella storia del Proprio paese. Sventola solo la bandiera libanese, nessun’altra bandiera o logo di alcun Paese straniero o partito politico.

Timide le reazioni dei politici: ieri il premier Saad Hariri ed il ministro degli esteri Gebran Bassil hanno chiesto un po’ di tempo per attuare le riforme. Ma i manifestanti insistono che ‘’tutti i politici senza distinzione se ne devono andare, essere arrestati, giustiziati e consegnare i soldi accumulati e rubati allo Stato’’.

Inutili anche le minacce di Hassan Nasrallah, segretario generale degli Hezbollah, il quale ha detto ieri che ‘’il momento è sbagliato” anche se le rivendicazioni sono giuste. E senza nominarlo, ha indicato il partito di Walid Joumblat come causa dello stallo politico nel Paese. Immediata la risposta del leader druso, che ha detto: “ Nasrallah non può ritenermi responsabile. Tutti insieme dobbiamo lavorare per salvare la situazione’’.

 Nasrallah nel suo discorso ha poi minacciato: ‘’ Allah non voglia che gli Hezbollah debbano scendere in piazza perché’ se scendessero, sarebbero ovunque, e non usciranno dal terreno senza ottenere quanto desiderato e senza cambiare tutte le equazioni”.

Nasrallah ha anche messo in guardia sul possibile vuoto di potere che sarebbe nefasto per il Paese e che alla fine sarà una perdita di tempo perché saranno sempre gli stessi a ritornare al governo. E ha consigliato I manifestanti a non accettare di essere manipolati dai partiti, di non saccheggiare ed essere rispettosi di tutti.

Va registrata un’altra novità: i libanesi chiedono un Paese laico, non confessionale. Il terzo giorno di rivolta non vi sono più blocchi nelle strade e incendi di pneumatici, bensì tende, tavolini e narghilé (shisha). Le manifestazioni ormai diffuse in tutto il Paese, si sono trasformati in un festival, un carnevale di gioia di un popolo che ha trovato la sua unità e scoperto di essere un unico popolo. Ballano, cantano, sventolano bandiere libanesi ovunque e tutti ripetono: “Siamo una mano sola: cristiani, musulmani, sciiti, drusi, armeni, alauiti…Il confessionalismo è morto”. Un signore sunnita di Sidone dice: “Sono stati i politici a dividerci. Perché’ hanno fatto questo? Per secoli abbiamo vissuto insieme come oggi; perché’ per decenni ci hanno messi gli uni contro gli altri?”.

Ieri alle ore 23.30, Samir Geagea, segretario generale delle Forze Libanesi cristiane, ha reso pubbliche le dimissioni dei suoi ministri dal governo. I manifestanti hanno dichiarato che lo devono fare tutti, che è solo l’inizio, e primo fra tutti, deve dimettersi il Presidente Michel Aoun.  ‘’Tutti – essi dicono - devono essere trasferiti dal governo al carcere”.

Ieri le forze dell’ordine hanno arrestato alcuni manifestanti perché hanno rubato scarpe da un negozio di lusso. La gente li accusa di prendersela con i piccoli, mentre hanno lasciato per anni che i politici rubassero miliardi allo Stato. Oggi, l’esercito e le Forze dell’ordine non sono intervenuti.

Sui social media sono in tanti a chiedere un intervento militare che sanzioni tutti i politici e rimetta il Paese su nuovi binari, verso elezioni libere e pulite con facce nuove e non con le stesse da decenni.

Dalla Nigeria, dove si trova in visita, il patriarca maronita Bechara Rai ha chiesto al governo di dichiarare “lo stato di urgenza economico e di tenere incontri tutti i giorni per trovare soluzioni e attuarle, affinché lo Stato non si sbricioli”.

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