17/02/2009, 00.00
LIBANO
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Beirut in festa per il nuovo patriarca siro-cattolico

di Fady Noun
Mar Ignace Youssef III Younan ha richiamato il valore dell’unità all’interno delle diversità che arricchiscono la Chiesa. Egli ha ringraziato il card Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, che considera il proprio “padre spirituale”. Benedetto XVI ha invitato il nuovo patriarca a essere “seminatore di pace”.

Beirut (AsiaNews) – Dal 14 febbraio la gravosa carica patriarcale dei siro-cattolici poggia sulle spalle di Mar Ignace Youssef III Younan (nella foto, ancora vescovo, con Giovanni Paolo II), consacrato e intronizzato patriarca, nel corso di una cerimonia religiosa, insieme solenne ed esuberante, nella cattedrale di Nostra Signora dell’Annunciazione, nel quartiere siriaco a Beirut.

La cerimonia si è svolta alla presenza del patriarca maronita, il cardinale Nasrallah Sfeir, e di un areopago ecumenico di patriarchi, vescovi e sacerdoti in rappresentanza della maggior parte delle Chiese orientali cattoliche e ortodosse, ivi compreso il patriarca della comunità cattolica siro-malankarese dell’India Abhram Mar Julios. Il nunzio apostolico mons. Luigi Gatti e l’arcivescovo emerito di Washington, Theodore McCarrick, rappresentavano il polmone occidentale della Chiesa.

Circondato dai vescovi della sua comunità, il patriarca ha fatto il suo ingresso nella chiesa con la testa ricoperta da un velo bianco. Egli è avanzato fra le fila dei fedeli festanti e si è posizionato dietro l’altare fino al termine dell’ufficio religioso, secondo un rituale che richiama il ritiro di Gesù nel deserto. 

A conclusione della messa, egli è stato intronizzato dai vescovi della sua comunità, davanti ai quali egli si è inginocchiato, ricevendo poi l’imposizione delle mani.

Inginocchiandosi davanti ai vescovi, il nuovo patriarca ha dichiarato di accettare la carica pastorale. Alle parole “io acconsento e io accetto” si sono scatenati gli applausi e le urla di gioia di centinaia di fedeli giunti dalla Siria.

Dalla poltrona sulla quale si è seduto, e che è stata issata per tre volte dai membri del sinodo, aiutati dai preti giovani, il nuovo patriarca ha in seguito impartito la sua benedizione ai fedeli.

In un discorso pronunciato alla fine della cerimonia, il nuovo patriarca ha ringraziato il card Mc Carrick, che, ha detto, “è stato il mio padre spirituale fin dai miei esordi come prete negli Stati Uniti”. È stato proprio l’anziano arcivescovo cattolico di Washington che ha presieduto l’ordinazione episcopale del nuovo patriarca dei siro-cattolici, in qualità di vescovo della nuova eparchia “Nostra Signora della Liberazione” a Newark, istituita nel 1995 per il servizio verso i cattolici siriaci degli Stati Uniti e del Canada.

“Io mi sono fatto tutto per tutti”: posta dal nuovo patriarca come epigrafe del suo discorso, questa citazione di San Paolo rispecchia la sua preoccupazione di riunire i membri della sua comunità, i suoi vescovi e preti, disseminati nei quattro angoli del pianeta, di conciliare i suoi ruoli di padre e di capo, e di tenere insieme “delle mentalità e delle opinioni divergenti che caratterizzano le persone e le istituzioni”.

Nato in Siria, mentre era prete il nuovo vescovo ha assunto degli incarichi parrocchiali in Libano, nel medesimo “quartiere siriaco” dove si innalza la chiesa nella quale è divenuto patriarca; prima di essere consacrato vescovo, egli è stato missionario in Canada e negli Stati Uniti, e poi visitatore apostolico per i fedeli siro-cattolici in America centrale.

Benedetto XVI aveva accordato la “comunione ecclesiastica” al nuovo patriarca dopo la sua elezione alla testa della Chiesa dei Siriaci di Antiochia durante il Sinodo convocato a Roma dal 18 al 20 gennaio.

Nel suo discorso, il papa aveva invitato il nuovo patriarca e la Chiesa siro-cattolica a essere “seminatori di pace prima di tutto in Terra Santa, e in Iraq e Libano, dove la Chiesa siriaca vanta una presenza storica così apprezzata”.

“Il mio desiderio è che in Oriente, da dove è giunto l’annuncio del Vangelo, le comunità cristiane continuino a vivere e a testimoniare la loro fede, come esse hanno fatto nel corso dei secoli, desiderose allo stesso tempo che siano donate adeguate cure pastorali a quanti si sono stabiliti altrove, perché possano rimanere legate in modo fruttuoso alle loro radici religiose”, ha aggiunto Benedetto XVI.

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