06/08/2007, 00.00
RUSSIA
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Butovo, uno dei tanti “Golgota" russi(Scheda)

Nelle purghe staliniane del "Trentasette" ortodossi e cattolici morirono insieme come martiri.

Settant’anni fa, per decisione dei supremi organi del partito comunista guidati da Stalin, in URSS si scatenò l’ennesima sanguinosa “purga”, che durò quasi due anni. Nella storiografia questa campagna è spesso denominata “Grande Terrore”, ma la gente la chiama semplicemente “Il Trentasette”. Quell’anno è diventato il simbolo del sistema di uccisioni di massa organizzate ed eseguite dal potere centrale. Durante il biennio 1937-1938 furono arrestati più di 1,7 milioni di persone con imputazioni politiche. Se poi si contano le vittime delle deportazioni e gli “elementi socialmente dannosi” condannati, il numero dei repressi supera i 2 milioni. La crudeltà delle condanne fu incredibile: più di 700mila arrestati furono giustiziati.

In particolare, le repressioni toccarono profondamente i rappresentanti delle nuove élite sovietiche: politica, militare, economica. L’eliminazione di persone, i cui nomi erano noti a tutto il Paese e della cui lealtà non vi era motivo di dubitare, accresceva il panico e la psicosi di massa.

Tra le vittime del sanguinoso biennio, numerosi fedeli di ogni religione; per loro il luogo deputato all’esecuzione fu per lo più il poligono di tiro di Butovo, nella periferia della capitale russa. Il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’, Alessio II, ha definito Butovo, uno dei tanti “Golgota" russi. Qui sorge una chiesa dedicata ai “Nuovi martiri russi” e consacrata nel 1998. Accanto ad essa una serie di tavole con incisi i nomi delle vittime, appartenenti ad ogni religione. Tra i morti di Butovo soprattutto russo-ortodossi, tra cui il metropolita di Leningrado Serafim e Kronid, l’ultimo priore del Monastero della Trinità e di San Sergio - il monastero più importante dell’ortodossia russa. Ma negli elenchi figurano anche numerosi cattolici, come i sacerdoti Mikhail Tsakul’, Julian Tsimashkevich, losif Katajev, Iosif BelogoIovyj, Konstantin Budkevich e Sigizmund Krzhizhanovskij e la suora Marija Komarovskaja.

 

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