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  • » 10/09/2011, 00.00

    EGITTO

    Cairo: assalto all’ambasciata israeliana, dichiarato lo stato di emergenza



    Resta alta la tensione nella capitale egiziana: ieri i manifestanti hanno colpito la rappresentanza diplomatica di Gerusalemme. Le violenze sono continuate anche oggi, con colpi di arma da fuoco nei dintorni dell’edificio. Il bilancio è di due morti e quasi 500 feriti. Netanyahu: evitato un disastro. Fonti cattoliche confermano la tensione; timori di una deriva islamica.
    Il Cairo (AsiaNews) – L’Egitto ha dichiarato lo stato di emergenza dopo l’assalto all’ambasciata israeliana al Cairo di ieri, al termine della preghiera del venerdì. Gli scontro sono continuati anche nella notte e non si placa la tensione nella capitale. Benjamin Netanyahu, premier israeliano, ha parlato di “incidente serio”, malgrado si sia “evitato un disastro”, grazie anche all’intervento delle forze speciali egiziane che hanno tratto in salvo sei diplomatici dalla sede della missione. Un funzionario di Gerusalemme, in condizioni di anonimato, rivela che già serpeggiava “viva preoccupazione per la sicurezza”. L’ambasciatore Yitzhak Levanon è già rientrato in Israele, mentre le autorità egiziane riferiscono che il bilancio degli scontri è di due morti e quasi 500 feriti.

    Ieri pomeriggio, al termine della preghiera del venerdì, i dimostranti si sono diretti verso l’ambasciata israeliana al Cairo per protestare contro l’innalzamento di una protezione all’esterno della rappresentanza diplomatica. Da giorni montava la tensione attorno alla zona: i manifestanti protestavano contro l’uccisione – avvenuta il 18 agosto scorso – di cinque guardie di frontiera egiziane da parte dei soldati israeliani. L’esercito con la stella di David aveva compiuto una serie di raid, in risposta al triplice attacco contro due bus a Eilat, località turistica del Mar Rosso nel sud di Israele, e l’esplosione di alcune mine al passaggio di un convoglio di militari. Negli attentati sono morti sette civili israeliani, mentre i feriti sarebbero stati almeno 30, fra cui alcuni soldati.

    Questa mattina il governo israeliano ha completato le operazioni di evacuazione della rappresentanza diplomatica al Cairo. Sarebbero almeno 80 le persone – fra funzionari e loro familiari – che hanno lasciato la capitale egiziana.
     
    Almeno 30 persone hanno fatto irruzione all’interno dell’ambasciata, lanciando diversi libri e documenti fuori dalle finestre. La guerriglia urbana fra manifestanti e forze di polizia è continuata anche oggi nei pressi della sede diplomatica israeliana e dell’università, dove si sono udite sparatorie con armi automatiche.

    Interpellato da AsiaNews p. Rafic Greche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, parla di una situazione “davvero terribile” che ha creato “spavento e preoccupazione”. Il timore, spiega il sacerdote, è che i dimostranti potessero assaltare un quartier generale della polizia nella zona e rubare tutte le armi. Una situazione che definisce “complicata”. Egli critica la decisione, presa nei giorni scorsi, di erigere un muro attorno all’edificio che ospita la sede diplomatica, definendola “una cattiva idea” perché “ha creato la stessa sensazione del muro costruito da Israele nella Cisgiordania”. Un effetto psicologico, aggiunge, pessimo per la popolazione egiziana.

    P. Rafic rivela inoltre che gruppi di persone impegnate nell’assalto all’ambasciata avevano una copia del Corano nelle mani o in tasca. Un elemento, questo, che potrebbe confermare le preoccupazioni per una deriva islamica e fondamentalista delle proteste in Egitto. “I militari – sottolinea il sacerdote – non vogliono il confronto con Israele, ma pure Gerusalemme dovrebbe mantenere un atteggiamento più tranquillo, per evitare tensioni” nella regione. Il pericolo è che le rivolte di piazza in Egitto siano il preludio di una rivoluzione islamica come avvenuto in Iran, circa 30 anni fa, con la presa di potere degli ayatollah e l’assalto all’ambasciata Usa. “Spero di no – conclude il sacerdote – ma al momento non è dato sapere quali saranno gli sviluppi”.

    Intanto il Primo ministro egiziano Essam Sharif ha convocato un gabinetto di crisi, per discutere della situazione. L’assalto è avvenuto a due giorni dalla visita del premier turco Recep Tayyip Erdogan, la prima in 15 anni di un alto leader politico della Turchia in Egitto. L’incontro bilaterale aveva sollevato preoccupazioni nel governo israeliano, che teme un’eventuale alleanza fra i due Paesi arabi perché contribuirebbe a un isolamento di Israele nella regione. Intanto Benjamin Netanyahu ha ringraziato il presidente Usa Barack Obama per il sostegno, dando vita al contempo a una unità di crisi. Tuttavia, al momento non sembra in discussione lo storico trattato di pace del 1979, il primo sottoscritto dallo Stato ebraico con un Paese arabo.(DS)
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