24/06/2019, 12.42
BANGLADESH
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Campi di Cox’s Bazar, cresce l’estremismo tra i bambini Rohingya

di Sumon Corraya

Il governo di Dhaka vieta ai figli dei profughi di frequentare le scuole insieme ai coetanei bengalesi. A colmare il vuoto educativo, ci pensano le 1.200 madrasse radicali del gruppo Hefazat-e-Islam. Attivisti lanciano l’allarme per il pericolo di futuri attacchi terroristici.

Cox’s Bazar (AsiaNews) – Voleva fare il dottore quando viveva in Myanmar, “ma ora è tutto cambiato. Non frequento più la scuola, vado a lezione nella madrassa. Non sarò mai un medico”. È la storia di Abdur Rahaman, 12 anni, profugo Rohingya accampato da oltre due anni a Cox’s Bazar, in Bangladesh. Come lui, migliaia di altri bambini non possono studiare e stanno sempre più diventando “preda” del radicalismo islamico insegnato nelle 1.200 scuole coraniche.

Insieme ai genitori, Abdur è scappato dal Myanmar dopo lo scoppio delle violenze dell’agosto del 2017. In tutto, al momento circa 740mila profughi musulmani sono disseminati in vari campi nel distretto bengalese, terra di confine tra Bangladesh e Myanmar. Il bambino vive nel Campo 3 di Ukhiya e frequenta la Majida Arafat Madrasa all’interno dell’accampamento. Ad AsiaNews racconta qual era il suo sogno: “Amavo studiare, frequentavo la terza classe. Poi siamo scappati e ho dovuto interrompere lo studio. Dato che qui non posso andare a scuola, i miei genitori mi hanno iscritto nella scuola islamica”.

Il governo di Dhaka impedisce ai figli dei profughi di frequentare le scuole insieme ai coetanei bengalesi. A occuparsi dell’educazione dei bambini ci sono Ong locali e straniere, che hanno creato delle “Pre school” o dei tendoni chiamati “Child Friendly Space”, dove s’insegna il birmano e l’inglese. Secondo i genitori, l’offerta educativa di questi spazi non è all’altezza del compito di dare una vera e propria istruzione. Ali Johar, 45 anni, ha tre figli. Egli definisce la loro classe come la “scuola del gioco”. “Lì passano solo il tempo – afferma – e non imparano granchè. Vedo che la maggior parte delle volte giocano, mangiano o cantano”.

Nei campi profughi il vuoto educativo è stato colmato soprattutto da migliaia di madrasse, le scuole coraniche dove s’insegna l’arabo e a recitare a memoria i versetti del Corano, senza tuttavia effettuare uno studio critico della religione. Gli istituti islamici sono gestiti soprattutto da Hefazat-e-Islam, un gruppo con un lungo passato di proteste. Durante la visita al campo di Ukhiya, Atur Rahman, leader locale del gruppo, afferma: “Tutte le religioni hanno dei terroristi. Ma quando ad agire sono i musulmani, voi ci chiamate estremisti o militanti”.

La proliferazione delle madrasse nei campi profughi ha suscitato l’allarme di esperti e attivisti, secondo cui i bambini sono il bersaglio più facile della radicalizzazione. Shahriyar Kabir, regista e attivista, riporta che “nei campi sono attive almeno 39 cellule estremiste. Questo è una seria minaccia per il Bangladesh”.

Una seria minaccia è anche il futuro negato a questi bambini. Come Madhubon Akter, una ragazza di 14 anni che studia in una scuola coranica per sole femmine. “Non ho più nessun sogno”, riferisce.  

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