27/02/2017, 14.37
KAZAKHSTAN

Carcere e violenze contro attivisti e giornalisti dissidenti

Arrestato un blogger kazako per aver cercato di intervistare un manifestante. Repressa la libertà di stampa nei media dell’opposizione.

Astana (AsiaNews/Agenzie) Ashkat Bersalimov, blogger kazako, è stato arrestato il 23 febbraio per aver cercato di intervistare un uomo che voleva appellarsi per il rilascio di Zhanbolat Mamay, giornalista incarcerato l’11 febbraio con l’accusa di riciclaggio di denaro e appartenenza al gruppo criminale di Mukhtar Ablyazov, politico dissidente kazako. Bersalimov dovrà scontare una condanna a 15 giorni per aver svolto una manifestazione non autorizzata.

Mamay, editore kazako del giornale d’opposizione Sayasi Qalan-Tribuna, è stato processato perché ritenuto connesso allo scandalo bancario legato ad Ablyazov. Le accuse mosse contro il giornalista sarebbero basate sulla testimonianza di Zhaksylyk Zharimbetov, rifugiato politico rapito tre settimane fa in Turchia dai servizi d’intelligence kazaki. Egli, insieme a suo cugino è accusato di aver aiutato Ablyazov ad appropriarsi di circa 550 milioni di dollari Usa di proprietà della Btk.

Durante il processo, Mamay ha dichiarato: “In vita mia non sono mai stato coinvolto in affari o operazioni finanziarie. Considero queste accuse motivate da ragioni politiche intenzionate a reprimere il mio attivismo politico in quanto giornalista e a chiudere il Tribuna”. Non è la prima volta che le autorità di Astana operano rappresaglie processando attivisti, giornalisti e oppositori del governo. Secondo il codice penale nazionale (art. 193, sezione 3), Mamay rischia fino a sette anni di carcere. Al giornale, che in passato ha già subito atti di repressione è stato imposto di pagare anche una multa ben oltre la propria disponibilità economica (tra gli 8 e i 15mila euro).

Le preoccupazioni sulla sorte dell’editore sono cresciute dopo una fuga di notizie in cui si afferma che da quando è detenuto, Mamay sia stato oggetto di violenze fisiche e psicologiche. Il 23 febbraio, il Consiglio indipendente – cioè il gruppo nazionale sulla prevenzione della tortura – ha dichiarato di aver visitato la struttura in cui Mamay è detenuto e ha affermato che “al contrario della normale procedura, la salute del detenuto è stata trascurata. Egli ha anche subito violenze fisiche e psicologiche da parte dei detenuti nella stessa cella. L’uso della violenza contro di lui è cessato solo quando la questione è diventata di dominio pubblico”.

Gli attivisti per i diritti umani affermano che di solito gli inquirenti collocano i sospettati in cella con detenuti pericolosi come forma di intimidazione. Durante una conferenza stampa, i membri del Consiglio anti-tortura hanno richiesto che Mamay venga trasferito in un’altra cella per proteggere la sua incolumità. 

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