26/05/2020, 10.59
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Card Sako: la Pentecoste, forza per superare l’emergenza Covid-19

Le chiusure imposte dal virus occasione di “meditazione e revisione” degli insegnamenti di Cristo per maturare “nella fede e nella vocazione”. La crisi è “violenta” ma “transitoria” e l’umanità ne uscirà “più forte”. Il ritorno alla fede, la maturazione di una Chiesa domestica col contributo dello Spirito Santo. Dai leader religiosi l’impegno comune contro l’estremismo e la violenza. 

Baghdad (AsiaNews) - Vi è “una certa somiglianza” fra la condizione dei discepoli dopo la morte di Gesù “bloccati in casa” per il “timore dei giudei estremisti” e la nostra di oggi, “chiusi in casa” per la pandemia di Covid-19 e la paura di essere “aggrediti” dal virus. Tuttavia, “al cinquantesimo giorno tutto cambiò per loro”. È quanto scrive il primate caldeo, il card Louis Raphael Sako, in una riflessione inviata ad AsiaNews, in occasione della festa di Pentecoste che si celebra domenica prossima 31 maggio. Tracciando un parallelo fra i discepoli allora e il mondo attuale, il porporato sottolinea che la reclusione è stata occasione “di meditazione e di revisione” degli insegnamenti di Cristo per poter maturare “nella fede e nella vocazione”. 

“Ansiosi e paurosi” a causa della mancanza di spazi sicuri “pure noi sperimentiamo una segregazione in casa e una lontananza sociale” scrive il card Sako. Ma, avverte, “la crisi del coronavirus, benché violenta, è passeggera e transitoria” e l’umanità già in passato ha vissuto “altre crisi violente, uscendone più forte”. 

In questo periodo è emerso “un ritorno alla fede” e “l’aggrapparsi alla spiritualità cristiana, alla preghiera, al digiuno, al servizio della carità”. Al contempo “vi è una Chiesa domestica che matura, si radica nella fede e nell’impegno, manifesta il desiderio di accedere alla comunione e alla riapertura” dei luoghi di culto. “Noi - avverte - ci prepariamo a questo passo” anche se “il nostro mondo non sarà più come prima del coronavirus”. 

Per il porporato vi è un parallelo fra gli apostoli “dopo la discesa dello Spirito Santo” e noi cristiani di oggi, chiamati a “tornare con forza alla nostra fede, ai nostri valori, alle nostre sane relazioni familiari, ai nostri impegni sociali”. In questo compito saremo aiutati proprio dallo Spirito Santo il cui “occhio illuminato” permetterà di osservare e valutare “con sguardo più completo e profondo” e contribuirà a “superare la crisi con la nostra fede, i nostri valori, la nostra carità e solidarietà”. 

Rivolgendosi alla comunità internazionale, il primate caldeo ricorda che è compito dei governi “assicurare cibo, medicine e servizi” alla popolazione invece di “fabbricare armi e avere il controllo dell’economia mondiale”. Questo virus deve essere “occasione propizia” per “migliorare la solidarietà umana” e rafforzare i principi di “misericordia, amore, pace, rispetto, giustizia” senza guardare alla fede professata, al colore della pelle, al gender. I programmi scolastici devono “consolidare la fratellanza umana” e, in questo senso, è basilare l’insegnamento contenuto nel documento sottoscritto da papa Francesco e dall’imam di al-Azhar Ahmad al-Tayyib. 

Infine, il patriarca caldeo si rivolge alle autorità religiose cristiane, musulmane, ebree e di altre fedi chiamate a “prendere sul serio le sfide del coronavirus” per un “cambiamento culturale, economico e sociale”. Bisogna, conclude, “curare l’estremismo e ogni pensiero che spinga alla violenza” proseguendo nel cammino comune di “amore, tolleranza, convivenza e difesa dei diritti umani”. 

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