05/09/2014, 00.00
INDIA
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Card. Gracias: Madre Teresa speranza per la pace in Iraq, Ucraina e nel mondo

di Card. Oswald Gracias
In occasione della memoria liturgica della beata di Calcutta, AsiaNews pubblica una riflessione dell'arcivescovo di Mumbai. La fondatrice delle Missionarie della Carità è stata "tramite di Gesù, rivelando la Sua tenerezza e il Suo personale amore per i più poveri tra i poveri".

Mumbai (AsiaNews) - Oggi cade la memoria liturgica della beata Madre Teresa, fondatrice delle Missionarie della Carità. Ad AsiaNews l'arcivescovo di Mumbai, il card. Oswald Gracias, fa una riflessione sulla religiosa di Calcutta - di cui era un caro amico e confidente - e sul suo esempio per il mondo di oggi.

L'esempio di Madre Teresa è una speranza per la pace nel nostro mondo. Madre Teresa diceva di aver "incontrato Cristo nelle vesti dolorose dei poveri". È la speranza per la pace nel mondo dinanzi alle gravi pene dei cristiani in Iraq, le sofferenze in Ucraina e in altri luoghi del mondo.

Il carisma di Madre Teresa è estinguere la sete delle anime per Gesù, servendo i più poveri tra i poveri. Il desiderio di Madre Teresa era quello di appartenere al cuore di Gesù. Di sé diceva: "Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù".

Il cuore di Gesù anela per i più poveri tra i poveri, per i più deboli e indifesi, per i sofferenti e gli indesiderati, per quelli che sono di poco o nessun conto. Per Lui, essi sono "preziosi". Dal Suo profondo desiderio verso di loro, Egli ha chiamato Madre Teresa "per loro", affinché attraverso la sua umile opera d'amore, ella potesse alleviare il loro disagio e prendersi cura dei loro bisogni immediati ed essere un tramite, rivelando la Sua tenerezza e il Suo personale amore per loro.

Le Missionarie della Carità placano l'infinita sete di Dio: ciò è una grande gioia per la Chiesa in India. Inoltre, rappresenta il contributo del nostro Paese agli sforzi internazionali per la pace, grazie alla presenza travolgente delle religiose indiane in una congregazione che conta oltre 5mila missionarie. Esse servono in 139 Paesi in tutto il mondo in situazioni difficili, precarie e sfidanti, alleviando in modo disinteressato le sofferenze fisiche dei più poveri tra i poveri, ma anche sanando le ferite dell'abbandono, della misera e della disperazione, e quelle spirituali.

Papa Francesco ha lo stesso spirito di Madre Teresa. Sin dall'inizio del suo pontificato, egli ha parlato delle periferie dell'esistenza. In un incontro con i giornalisti pochi giorni dopo la sua elezione, ha stabilito la sua agenda nei termini più chiari possibili: "Vorrei una Chiesa povera e per i poveri".

Nella sua omelia a Lampedusa, egli ha lamentato quella che chiama "l'anestesia del cuore": siamo una società che ha dimenticato come piangere, come sperimentare la compassione del "soffrire con" l'altro. La globalizzazione dell'indifferenza ci ha portato via la capacità di piangere.

Il desiderio è quello di riuscire a rispondere a Gesù come hanno fatto Madre Teresa e papa Francesco.

 

(Ha collaborato Nirmala Carvalho)

 

 

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