19/06/2019, 11.43
HONG KONG - CINA
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Card. Tong e leader cristiano: Ok per le scuse di Carrie Lam, ma la legge sull’estradizione va ritirata

di Paul Wang

In una dichiarazione comune, l’amministratore apostolico della diocesi e il presidente del Consiglio cristiano (protestante), Eric So, domandano un’inchiesta indipendente sugli scontri fra polizia e manifestanti, dove le forze dell’ordine avrebbero usato gas lacrimogeni, bastoni, pallottole di gomma contro persone indifese.

Hong Kong (AsiaNews) – “Accettiamo le pubbliche scuse del Capo dell’esecutivo”, ma chiediamo anche che il governo di Hong Kong dica non solo che la legge è “sospesa”, ma dichiari pubblicamente che essa “è ritirata”. È quanto esigono i due maggiori leader cristiani del territorio, il card. John Tong, amministratore apostolico della diocesi cattolica, e Eric So Shing-it, presidente del Consiglio cristiano (protestante) di Hong Kong.

In una dichiarazione comune, pubblicata stamane, in “risposta alla conferenza stampa tenuta ieri pomeriggio dal capo dell’esecutivo, la sig.ra Carrie Lam per la legge sull’estradizione”, essi accettano le “pubbliche scuse” della Lam e “l’ammissione delle sue inadeguatezze”. La Lam, che voleva introdurre a tutti i costi e con “urgenza” la controversa legge sull’estradizione, dopo le manifestazioni oceaniche del 9 giugno (un milione di persone) e del 16 giugno (oltre 2 milioni di persone), ha dovuto prima decidere di “sospendere” la discussione della legge al parlamento, poi – dopo le violenze della polizia contro gruppi di giovani – ha perfino espresso le sue scuse “profonde e personali”, dicendo che avrebbe “migliorato” la comunicazione con la popolazione di Hong Kong e coi giovani in particolare. Ma alle manifestazioni e nel territorio si chiedono le sue dimissioni.

Il card. Tong e Eric So non chiedono le dimissioni della Lama, ma domandano al governo di lanciare “un’inchiesta indipendente negli scontri del 12 giugno fra la polizia e i dimostranti, come una lezione per il futuro”.

Il 12 giugno scorso, decine di migliaia di persone si erano radunate attorno al parlamento di Hong Kong (Legco) chiedendo il blocco della discussione sulla legge. In serata, alcuni giovani hanno cercato di entrare nell’edificio del parlamento e la polizia – in tenuta anti-sommossa - li ha cacciati usando bastoni, lacrimogeni, proiettili di gomma. Il risultato è stato di 82 feriti, compresi decine di poliziotti. Il capo della polizia e Carrie Lam, per giustificarsi, hanno definito l’intera manifestazione una “rivolta”, che rendeva necessaria la violenza esercitata. Ma la popolazione, oltre a attivisti e organizzazioni internazionali hanno accusato la polizia di uso eccessivo della violenza. Ieri, la Lam ha ammesso che la manifestazione era “pacifica” e si addossava le responsabilità per l’operato della polizia.

La terza richiesta dei due leader cristiani è che il governo specifichi con chiarezza non solo che la legge in questione è “sospesa”, ma venga “ritirata, per venire incontro alla forte richiesta del pubblico”. Ieri alla conferenza stampa delle scuse, la Lam non ha accennato per nulla a questa ipotesi.

La nuova legge permetterebbe di estradare sospetti criminali in Paesi con cui Hong Kong non ha accordi di estradizione. Fra essi vi sono Taiwan e la Cina. Ma la popolazione di Hong Kong teme che in questo modo si consegni i sospettati a un sistema giudiziario come quello cinese, irrispettoso dei diritti umani e incapace di garantire un processo giusto. Inoltre, democratici e attivisti vedono il rischio che la Cina possa esigere l’estradizione di dissidenti e persone democratiche critiche verso il regime di Pechino. Alcuni cattolici hanno anche fatto notare che questa legge renderebbe rischioso il lavoro dei cristiani con comunità non ufficiali (considerate illegali) in Cina.

La legge viene criticata anche dai settori legali e imprenditoriali del territorio, perché vi vedono un tentativo di minare lo stato di diritto che vige ad Hong Kong, a differenza della Cina popolare.

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