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  • » 14/12/2016, 11.34

    CINA - VATICANO

    Card. Zen: Gli “schiaffi” di Chris Patten e quelli al papa per le ordinazioni illecite e l’Assemblea in Cina

    Card. Joseph Zen Ze-kiun

    Il vescovo emerito di Hong Kong lamenta il silenzio della Santa Sede sulle ordinazioni episcopali avvenute a Chengdu e a Xichang con la partecipazione di un vescovo scomunicato. Uno “schiaffo” al papa anche la prossima Assemblea dei rappresentanti cattolici cinesi, che si tiene alla fine del mese. L’Ostpolitik “è stata un fallimento”. “Davanti a una cosa cattiva… rifiutare la nostra collaborazione”.

    Hong Kong (AsiaNews) – Le ordinazioni episcopali di Chengdu e di Xichang, avvenute con la presenza di un vescovo illecito, imposto dalla polizia, sono uno “schiaffo” al pontefice. È quanto afferma il card. Joseph Zen in un suo blog del 12 dicembre scorso. Ribadendo che la Ostpolitik portata avanti dal Vaticano ai tempi del card. Casaroli e quella attuale con la Cina “è stata un fallimento”, il vescovo emerito di Hong Kong chiede alla Santa Sede di condannare in modo pubblico l’imminente Assemblea dei rappresentanti cattolici cinesi.

    Non sono bastati quegli schiaffi?

    In questi giorni sul “chinacath.org” corre sovente la parola “schiaffo”. Qualcuno dice che Chris Patten (l’ultimo Governatore della colonia britannica [di Hong Kong], cattolico praticante), durante la sua recente visita a Hong Kong, mi ha dato uno schiaffo.

    Il fatto è che Chris Patten ha parlato chiaramente contro il movimento di “Indipendenza di Hong Kong dalla Cina”, che sperava in un suo appoggio. Ma io non ho mai sostenuto tale movimento, anzi, non avevo nemmeno sostenuto le azioni impulsive degli studenti, i quali anche se hanno il merito di aver attirato l’attenzione mondiale su H.K., hanno reso impossibile l’originario piano di “Occupy Central” dei tre promotori, ai quali avevo invece dichiarato la mia adesione.

    Sarà un’imbarazzante sorpresa per quel mio “amico” sapere che Chris Patten, l’ultimo giorno della sua visita, ha pranzato con me ed il pranzo è durato 3 ore.

    Altri, sullo stesso “chinacath.org” hanno parlato di “schiaffo”, ma in un caso molto più serio, dicono che la Cina ha dato uno schiaffo al nostro Papa con la presenza di un “Vescovo” scomunicato alle recenti ordinazioni episcopali[1]. È triste, ma vero.

    Come ha potuto il Governo cinese permettere, o addirittura incoraggiare, il “vescovo” scomunicato a partecipare alle ordinazioni episcopali? Come si fa a credere alla loro “buona volontà” al tavolo del dialogo con ufficiali del Vaticano? (Se non mi sbaglio, il Vaticano non ha neanche accusato il colpo, almeno fino a questo momento: il 12 Dicembre).

    Intanto vedo che su ciò è d’accordo con me, una volta tanto, il già mio amico Gianni Valente (v. l’articolo del 30 Nov. sul Vatican Insider). È stato svegliato dal suo sogno ottimistico? Nel qual caso ci sarebbe da dire che non tutti i mali vengono per nuocere. Sembra, però, che lo schiaffo non l’abbia sentito come fosse sulla propria pelle, lui che so essere tanto amico di Papa Francesco, e non l’ha svegliato del tutto.

    Dando notizia della prossima IX “Assemblea Generale dei Rappresentanti dei Cattolici cinesi”, egli riporta, con evidente senso di approvazione, l’opinione, dice lui, di alcuni vescovi in Cina: “La partecipazione a un’ordinazione illecita non poteva essere equiparata per gravità a un eventuale atto di presenza a un congresso nazionale ‘che non ha niente a che fare con lo spirito della Chiesa’ essendo convocato dal Governo”. (Sono sicuro che volevano dire “un’eventuale atto di presenza a un congresso nazionale non poteva essere equiparata per gravità alla partecipazione a un’ordinazione illecita”).

    Non pare vero che qualcuno abbia potuto proferire tale assurdità! Poco prima, nello stesso articolo, G.V. aveva detto che quell’Assemblea è “l’organismo più alto tra gli apparati che applicano la politica religiosa delle autorità cinesi alla Chiesa Cattolica”. Difatti essa è l’espressione più formale ed esplicita della natura “scismatica” di quella povera Chiesa!

    Conseguentemente mi domando: come può G.V, insinuare che la Santa Sede debba passivamente tollerare il fatto che essa abbia luogo? Egli dice infatti: “la storia recente ha confermato che il problema non si risolve facendo pressione sui vescovi cinesi (di non parteciparvi). E che proprio loro, con la fiducia della Santa Sede, sono chiamati coi loro interventi (dentro l’Assemblea) a garantire che i lavori dell’Assemblea non pongano in atto disposizioni contrarie alla natura sacramentale e alla grande disciplina della Chiesa”.

    Non mi è possibile credere che G.V. sia cosi ingenuo da credere ciò che scrive. Sta dicendo, infatti, in altre parole, che il Vaticano deve lasciare che l’Assemblea venga convocata e che, in essa, i vescovi facciano una rivoluzione rovesciando la situazione presente (perché questa è totalmente contraria alla dottrina e disciplina della Chiesa)!

    Siccome G.V. parla della storia recente, dell’Assemblea del 2010, posso parlarne anch’io con conoscenza dei fatti.

    Non so se sia vero che prima del 2010 la Santa Sede non abbia mai chiesto ai vescovi di non andare all’Assemblea. Ma era realistico aspettare che i vescovi possano fare qualcosa dentro l’Assemblea, se neanche l’eroico Mons. Li Duan ci è riuscito? Nel 2010 la Commissione ha finalmente creduto necessario adottare una diversa strategia: dire ai vescovi di non andare all’Assemblea (il comunicato aveva ovviamente l’approvazione di Papa Benedetto).

    La commissione sperava che tutti i vescovi avrebbero accettato tale disposizione? Non tutti, ma probabilmente una buona parte, e questo sarebbe bastato perché il governo tramandasse ancora una volta l’Assemblea (l’avevano già tramandato più di una volta), questa volta forse “sine die”. I Communisti non rischiano, quando non sono sicuri di riuscire.

    Allora come mai l’Assemblea è stata convocata? I tre Vescovi, di cui parla G.V., non solo hanno confidato le loro difficoltà all’UCAN, ma le hanno presentate all’Eminentissimo a cui appartiene il disbrigo degli affari della Chiesa in Cina e l’Eminenza rispose: “Noi comprendiamo”.

    La voce si è subito sparsa e tutti sanno che è l’Eminentissimo che comanda e non la Commissione. Il Governo ha convocato senz’altro l’Assemblea, ma con ancora un po’ di timore di sorprese, per cui, come narra pure G.V., hanno portato, quasi “di peso”, i rappresentanti alla sede dell’Assemblea.

    Che cose sarebbe avvenuto senza quel “noi comprendiamo”? Nessuno è in grado di saperlo con sicurezza. Sicuramente, però, la storia seguente sarebbe stata molto diversa.

    Ma il punto è: perché dobbiamo sempre domandare “che cosa succederà” e non “che cosa dobbiamo fare”? Davanti ad una cosa cattiva perché cerchiamo sempre ragioni per tollerarla piuttosto di prendere la coraggiosa decisione di rifiutare la nostra collaborazione?

    Torniamo alle ordinazioni episcopali recenti inquinate dalla presenza dello scomunicato. Perché i vescovi presenti non hanno osato dire a quel “fratello” di andarsene e dirsi pronti, altrimenti, a cancellare il rito? Correvano il pericolo per la vita? Li avrebbe arrestati tutti la polizia? Non credo.

    Nel 2000 Mons. Li Duan ha osato “scomparire” sia dall’ordinazione episcopale illecita del 6 gennaio, sia quando i vescovi sono stati convocati a Pechino a firmare una lettera di protesta contro il Papa per la canonizzazione dei Martiri in Cina. Eppure il Santo Vescovo ha subìto punizione sì, ma non lo hanno spodestato, tanto meno arrestato.

    Eppoi, tra il 30 Nov. e il 2 Dic., c’era tempo per far sentire qualche voce di protesta. La scusa forse è che essa non avrebbe cambiato gli avvenimenti? Ma qui siamo davanti ad un atto di “svilimento dei ministeri petrino ed episcopale” (Lettera 2017 Papa Benedetto, sez. 8)!

    Si dice che io spingo i miei fratelli al martirio, mentre vivo nella tranquillità e nella pace. Ma in questo momento mi vengono in aiuto le parole di Gesù che sentiamo nella liturgia di questi giorni. Egli dice, a proposito di Giovanni Battista: “andate a vedere …una canna sbattuta dal vento? ... il regno dei cieli subisce violenza, e i violenti se ne impadroniscono” (Mt. 11:7, 12).

    Prima di contemplare la visione del tenero Bambinello fermiamoci ancora qualche istante a contemplare il Signore glorioso che verrà a dividere le pecore dalle capre. Incoraggiare i fratelli ad adagiarsi nella schiavitù è crudeltà, la vera carità è di incoraggiarli a liberarsene. Lo Spirito Santo darà loro la forza.

    L’Ostpolitik è stata un fallimento (v. Benedetto XVI nel libro “Le ultime conversazioni”). Provate almeno quest’altra strategia, l’evangelica, prima che sia troppo tardi.

     

    Card. Giuseppe Zen

     


    [1] Si tratta delle ordinazioni di mons. Giuseppe Tang Yuange a vescovo di Chengdu, il 30 novembre scorso, e di quella di mons. Lei Jiapei a vescovo di Xichang, il 2 dicembre scorso.

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