11/07/2014, 00.00
HONG KONG-VATICANO-CINA
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Card. Zen: Libertà religiosa e libertà civili sono unite, per la Cina e per Hong Kong

di Bernardo Cervellera
Conversazione a tutto campo con il vescovo emerito di Hong Kong: il coraggio di mons. Ma Daqin, che ha inviato un messaggio a papa Francesco; i cattolici sotterranei pronti anche a farsi arrestare; i sospetti sulla sincerità di Pechino nel possibile dialogo con la Santa Sede. E sul fronte di Hong Kong, la marcia per il referendum sulla democrazia; il sostegno a "Occupy Central"; la paura del governo e gli arresti. Per il card. Zen libertà religiosa e libertà civili vanno insieme.

Hong Kong (AsiaNews) - Conversare al telefono con il card. Joseph Zen, 82 anni, è come ascoltare un fiume in piena. Il vescovo emerito di Hong Kong mi parla del coraggio di mons. Taddeo Ma Daqin, che dice a papa Francesco di non preoccuparsi per la sua sorte [mons. Ma è da due anni agli arresti domiciliari per essersi dimesso dall'Associazione patriottica], ma di "dire la verità" al governo cinese; accenna alle ambiguità e ai problemi del dialogo fra Cina e Vaticano; sottolinea l'urgenza di ordinare vescovi sotterranei, pronti anche a farsi imprigionare per affermare la libertà religiosa e il loro legame col papa.

E poi racconta della sua marcia di 80 km in città per spingere la popolazione di Hong Kong a votare per il referendum sulla democrazia; del sostegno al movimento "Occupy Central", che chiede il suffragio universale per l'elezione del capo dell'esecutivo; del braccio di ferro fra i giovani del movimento e il governo di Hong Kong che, controllato da Pechino, arresta manifestanti e forse arresterà perfino il cardinale: "Se cominciano ad arrestare qualcuno - dice - io vado a consegnarmi, perché anch'io vi ho partecipato. Devono arrestare me, prima".

In Joseph Zen, l'impegno per la libertà religiosa in Cina fa tutt'uno con il suo impegno civile per la democrazia in Hong Kong: "La libertà religiosa non è separabile dalla libertà civile. In Cina non c'è libertà religiosa perché non c'è libertà tout court. Per noi a Hong Kong la libertà religiosa non è ancora minacciata. Ma se perdiamo la libertà civile e se domani abbiamo un governo che non scegliamo noi, rischiamo di perdere anche la libertà religiosa".

Ecco alcuni stralci della conversazione.

 

Eminenza, nei mesi scorsi vi sono state voci sul desiderio della Cina di riprendere i dialoghi diplomatici con la Santa Sede. Il fatto curioso è che tali voci si diffondono proprio mentre a Hong Kong la Chiesa sta dando una forte testimonianza a favore della democrazia. Intanto in Cina la Chiesa subisce molte restrizioni, anche se nella società civile crescono personalità che si battono per i diritti umani e nello stesso tempo si avvicinano al cristianesimo.

Sulle pagine del "Corriere della sera", mi sono permesso di suggerire a papa Francesco che se Pechino lo invita ad andare in Cina, il pontefice deve stare attento a non essere ingannato perché per il momento non sembrano avere alcuna intenzione sincera di dialogare. Hanno solo il pensiero di schiacciare la Chiesa, come stanno facendo ad Hong Kong.

Già altre volte ho scritto a Roma ricordando loro il metodo usato dai comunisti cinesi per vincere i nazionalisti: è il dialogo! Hanno finto di dialogare, ma mentre dialogavano combattevano e conquistavano. Non c'è proprio da fidarsi.

Io penso che tutti in Cina, nella Chiesa, mi capiscono. Molti sul mio blog mi danno ragione, dicendo: 'Sì, sì, ha ragione, dei comunisti cinesi non ci si può fidare. E' meglio che il papa stia attento".

 

Al momento in Cina vi è un forte controllo sulla società civile, i giornalisti, e anche sulla Chiesa...

Dobbiamo ricordare i martiri della Cina. Mons, Taddeo Ma Daqin mi ha mandato un messaggio da trasmettere a papa Francesco: che non abbia paura di dire la verità, senza preoccuparsi della situazione di mons, Ma. "Lasciate perdere me, preoccupatevi della verità": è un uomo davvero coraggioso!

In Cina distruggono chiese; eliminano croci; hanno pubblicato un "Libro blu" in cui affermano che la religione è una minaccia alla società socialista.... E' una situazione che non incoraggia per nulla il dialogo. Non bisogna farsi illusioni. Va detto però che i funerali del vescovo sotterraneo, mons, Giuseppe Fan Zhongliang, lo scorso aprile, hanno mostrato un certo accordo. Hanno permesso i funerali, il raduno delle persone, la messa con sacerdoti ufficiali e clandestini. Penso che questo sia dovuto alla pubblica sicurezza di Shanghai, abbastanza ragionevole, piuttosto che a indicazioni del Ministero degli affari religiosi o dell'Associazione patriottica.

La mia impressione è che dove c'è un clero numeroso e unito, la Chiesa riesce a resistere. Ma bisogna incoraggiarli. Per questo, speriamo che la Santa Sede non s'illuda con il dialogo, ma si fidi della chiarezza, della verità, incoraggiando la testimonianza dei fedeli.

Del resto, di che cosa dovremmo avere paura? Temiamo che rompendo il cosiddetto dialogo, il governo si metta a ordinare vescovi illeciti. E allora? Quelli rimangono scomunicati e i fedeli li evitano! E perché avere paura di ordinare vescovi clandestini? Perché si teme che ordinandoli, essi vengano poi messi in prigione? Ma sono loro stessi ad affermare che non hanno paura. Loro hanno paura che Roma stia in silenzio, per cui non sanno se stanno facendo bene o male... Ci vuole chiarezza per essere fedeli ai principi della Chiesa. Il popolo di Dio in Cina ha diritto alla chiarezza.

Ovviamente, bisogna fare tutti gli sforzi per aprire opportunità di dialogo, ma occorre mettersi davanti ai fatti: se non si riesce ad avere nessuna prova o segno di sincerità, occorre fermare questa pantomima del dialogo e agire, fare quello che dobbiamo fare. Se il dialogo non ha alcuna speranza di riuscire, agiamo al più presto perché la nostra Chiesa sta deperendo. Dobbiamo pregare perché la situazione cinese è difficile, complicata e pericolosa.  In questo momento mi piacerebbe ritirarmi, sentire musica, leggere libri e invece sento tutta l'urgenza di un impegno verso la Chiesa cinese.

 

Eminenza lei è anche impegnato sul fronte della democrazia a Hong Kong.

Il punto più importante era sostenere il movimento "Occupy Central", che desidera chiarezza sulle tappe per la democrazia ad Hong Kong. Dopo diversi mesi, hanno fatto varie riunioni per vedere quali formule applicare per l'elezione del capo dell'esecutivo. Attraverso un voto interno, ne sono state scelte tre, tutte contenenti il suffragio universale e la nomina popolare del governatore di Hong Kong. Il governo locale e la Cina ci vogliono imporre una votazione universale per una commissione, in cui i candidati sono scelti da loro. Il che rende inutile il suffragio universale.

Con il referendum, il movimento ha offerto alla popolazione la possibilità di esprimersi per uno di questi schemi da loro preparati. E' stata un'operazione enorme e costosa. Tanto più che il governo non aiuta per nulla.

Si poteva votare per via elettronica o ai seggi, per chi non è familiare con internet. Ma a questo punto vi è stata una grande divisione fra i democratici: alcuni, la  cui proposta non era stata accettata fra le tre scelte, hanno cominciato a criticarle dicendo che erano "troppo radicali" e "impossibili da accettare" per Pechino. E c'era molta divisione.

Da parte mia ho suggerito che l'importante era andare a votare, non la proposta specifica. Ciò che era importante era la partecipazione: che significa che la popolazione di HK vuole decidere il suo destino politico. La mia proposta è stata accettata. E le divisioni sono state messe da parte. Anche quelli la cui proposta era stata sconfitta - come alcuni democratici e la stessa Anson Chan [ex segretario generale del governo] - hanno deciso di partecipare.

Dopo di quello è emersa la proposta di marciare per tutta la città, invitando la popolazione ad andare a votare per questo referendum non ufficiale, ma molto significativo. Abbiamo marciato per 12 ore al giorno, per una settimana intera.

 

Pur con tutte le difficoltà, il referendum è stato un successo, con circa 800mila partecipanti!

E' stato un grande trionfo di democrazia e di sensibilità del popolo di Hong Kong. Per votare la gente ha dovuto aspettare magari per ore su internet, o camminare a lungo per andare ai seggi, che non essendo molti, non erano vicini alle loro casa. Del resto le scuole non hanno osato ospitarci per timore del governo; invece la Chiesa cattolica ha messo a disposizione diverse sedi. In tutto questo, cattolici e protestanti abbiamo avuto una grande parte.

 

Insomma c'è un grande risveglio del senso civico della popolazione di Hong Kong

Sì. E vi sono diversi segni. Prima della votazione Pechino ha diffuso un "Libro Bianco" che spiegava la "Basic Law" [la costituzione di Hong Kong, approvata da Cina e Gran Bretagna, che garantisce "un alto grado di autonomia al territorio]. Ma è un libro davvero balordo! In pratica esso dice che su tutto comanda Pechino e che perfino i giudici devono essere "patriottici". Così almeno 1800 fra giudici e avvocati hanno sfilato in silenzio, tutti vestiti di nero per rivendicare l'autonomia del potere giudiziario.

Anche la veglia a ricordo del massacro di Tiananmen quest'anno ha visto una partecipazione più folta degli altri anni.

E infine vi è stata la marcia del primo luglio, in cui polizia e organizzatori si contendono sui numeri, ma che è stata comunque una marcia con una valanga di persone. La gente è venuta fuori camminando, attendendo anche tre ore prima di poter partire. Era cominciata alle 15 ed è terminata alle 11 di sera. Tutto si è svolto in modo pacifico, anche se la polizia ha arrestato qualche persona per aver "rallentato" la marcia.

"Occupy Central" aveva proposto di bloccare la strada fino alle 8 del mattino dopo, per costringere il governo a una risposta. Io li avevo sconsigliati, ma loro l'hanno fatto lo stesso. E' stata un po' come una prova della grande occupazione del centro che è programmata per il futuro. Tutto è avvenuto in modo pacifico, ma la polizia ha arrestato oltre 500 persone, fra cui alcuni parlamentari e tre membri della commissione diocesana di Giustizia e Pace.

 

Come vede il prossimo futuro?

La nostra marcia, quella fatta da me e da altri cattolici per invogliare la gente a votare per il referendum, è stata qualificata come "illegale", perciò adesso rischiamo di essere imprigionati! Se loro cominciano ad arrestare qualcuno, io vado a consegnarmi, perché anch'io vi ho partecipato. Devono arrestare me, prima. Ad ogni modo, è evidente la paura del governo verso questo impegno e tentano in tutti i modi di scoraggiarlo e minacciarlo. Ma la gente non ha paura. Ad esempio, dopo gli arresti la sera del 1° luglio, altri si sono presentati alla polizia e si sono consegnati esigendo di essere anch'essi incarcerati.

I responsabili di "Occupy Central", un pastore protestante e due professori universitari, devono andare a discutere con il governo sulle nostre tre proposte. Il progetto è questo: da parte nostra noi presentiamo la proposta che ha preso più voti nel referendum. Sarebbe quella "a tre corsie", che prevede consultazione e voto popolare, del parlamento e della commissione. Se il governo accetta la nostra proposta, bene. Se la controproposta è inaccettabile e non risponde allo standard del concetto democratico universale, allora si occuperà il centro con almeno 10mila persone.

Se invece il governo emerge con una proposta democratica, ma differente dalla nostra, si proporrà alla popolazione di votare o l'una o l'altra.

Qui ad Hong Kong c'è qualche critica da alcune frange del mondo del business, ma gli oppositori all'atteggiamento del governo sono molti di più e più qualificati. Speriamo soltanto che da parte del governo non si giunga ad usare la forza.

 

 

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