11/01/2013, 00.00
BANGLADESH
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Cattolici in Bangladesh colpiti da espropri e conversioni forzate all’islam

di Santosh Digal
Un gesuita, docente al seminario maggiore di Dhaka, spiega le difficoltà della comunità cristiana e cattolica, spesso afflitta da povertà estrema. Sempre più diffuse le conversioni all’islam per ragioni matrimoniali. Nell’era della comunicazione e della globalizzazione, è urgente l'attenzione ai giovani.

Dhaka (AsiaNews) - Espropri delle terre, conversioni all'islam, formazione religiosa più profonda: sono alcune delle sfide che la Chiesa in Bangladesh affronta giorno dopo giorno. In un'intervista ad AsiaNews, p. John Chinnappan sj, professore di filosofia e teologia all'Holy Spirit Major Seminary di Dhaka, racconta i problemi della comunità cristiana, una minoranza di appena lo 0,3% contro il 90% della popolazione di religione islamica. Il docente, impegnato nel settore sociale e nella comunicazione, descrive una Chiesa piccola nei numero ma "vibrante nella fede", che tuttavia deve attivarsi con più forza in materia di giustizia e diritti umani. Di seguito, l'intervista del gesuita ad AsiaNews.

Quali sono le sfide della Chiesa in Bangladesh?

Nel complesso, la Chiesa in Bangladesh è una minoranza. Nonostante questo, è diventata vibrante nella fede. Il Vangelo di Gesù è radicato nelle vite dei cristiani. Inoltre, essa è una Chiesa devota. Sin dal 15mo secolo, con l'evangelizzazione portata dai missionari portoghesi ed europei, vi sono state molte manifestazioni di fede attraverso movimenti religiosi e associazioni, che hanno aggiunto vigore e vitalità alla Chiesa.

Una delle sfide maggiori per la Chiesa riguarda la questione delle terre. La maggior parte dei cristiani stanno perdendo i loro possedimenti, che finiscono nelle mani di altri (per lo più musulmani). In molti casi, i cristiani vendono i terreni per far studiare i figli nelle grandi città o all'estero. Di solito, quando un membro della famiglia si trasferisce, non torna nel Paese natale. In questi casi, i familiari vendono le proprietà e raggiungono il parente all'estero.

I musulmani Rohingya rappresentano un'altra sfida, perché sono sempre pronti a comprare le terre dei cristiani.

Inoltre, molti abitanti dei villaggi si riversano a Dhaka, per varie ragioni. Anzitutto, perché nella capitale ci sono più soldi, mentre nelle campagne la povertà è assoluta. Così, la migrazione interna è dilagante, ma anche quella verso altri Paesi è in crescita.

Il mio timore, è che un giorno la maggior parte dei cristiani del Bangladesh si ritrovi senza terra, se Chiesa e società civile non interverranno al più presto.

Finora cosa ha fatto la Chiesa per risolvere questa situazione?

Gli sforzi sono stati minimi. Quasi nessun sacerdote e religioso è impegnato nella giustizia o nei diritti umani. Di questi conosco p. Joseph Gomes, Omi, direttore del comitato Justice, peace and Integration of Creation (Jpic) degli Oblati di Maria Immacolata.

Secondo me, c'è grande bisogno di aiutare le persone a difendere le loro terre. Devono essere istruite su quanto [la terra] è preziosa per la loro vita e il loro sostentamento. Membri della comunità di maggioranza [musulmani, ndr] si appropriano dei terreni dei cristiani approfittando della loro povertà e della loro condizione di minoranza. Ancora più fragili sono i tribali cristiani, depredati anche dai tribali animisti.

Le autorità ecclesiastiche devono compiere azioni congiunte e collettive. In caso contrario, la questione della terra diventerà un altro grave problema, che va ad aggiungersi ai tanti complessi aspetti della società bangladeshi. Siamo consapevoli che è un compito rischioso. La Chiesa non vuole correre il rischio di intervenire, forse perché si concentra su aspetti più clericali. Tuttavia, secondo me, una delle necessità più urgenti è che tutti ricevano un'educazione e una formazione di fede più profonda. In particolare i giovani, che nell'era della comunicazione e della globalizzazione hanno bisogno di grande attenzione.

Perché bisogna concentrarsi sui più giovani?

Molti ragazzi e ragazze cattoliche vengono educati, crescono e vivono per lo più con musulmani, che sono la maggioranza. Accade a volte che ragazze cattoliche istruite si sposino con giovani islamici istruiti, perché non trovano ragazzi cattolici. Lo stesso vale per i giovani cattolici, che sposano ragazze musulmane. In genere, questi matrimoni portano alla conversione [dei cattolici] all'islam. Anche questa è una grande sfida che la Chiesa deve affrontare.

Ci parli di un settore in cui la Chiesa ha dato un importante contributo

La Christian Co-operative Credit Union Ltd di Dhaka, nota anche come Dhaka Credit. Nei primi anni '50, la comunità cristiana della capitale stava attraversando una profonda crisi economica. Molti sono stati costretti a chiedere prestiti a usurai, che hanno applicato tassi di interesse esorbitanti (almeno del 10% al mese). È stata una fase di grande precarietà. Per migliorare la vita economica dei cristiani, un sacerdote americano, p. Charles J. Young, ha fondato la Christian Co-operative Credit Union Ltd, su ispirazione dell'arcivescovo Lawrence L Graner. Era il 3 luglio 1955. Quella che ha iniziato con solo 50 membri fondatori, oggi è una delle più grandi società cooperative del Bangladesh, in termini di adesione e di capitale.

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