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  • » 12/11/2010, 00.00

    IRAQ – GRAN BRETAGNA

    Cattolico caldeo: la tragedia dei cristiani in Iraq non interessa nessuno

    Nirmala Carvalho

    Sotto Saddam Hussein i cristiani in Iraq erano circa un milione: oggi, più della metà di loro è fuggita e vive come profughi in altri Paesi, in particolare Siria e Giordania. Chi è rimasto si sente tradito e abbandonato dal governo e dalla comunità internazionale. Con un solo desiderio: poter vivere e pregare in pace.

    Birmingham (AsiaNews) – “C’è un pericolo reale che i cristiani in Iraq siano sterminati,  per la persecuzione che  l’emigrazione su larga scala”. A parlare è il professor Joseph Seferta, caldeo cattolico nato in Iraq. Oggi vive in Gran Bretagna, dove è un membro della Commissione per il dialogo interreligioso dell’arcidiocesi di Birmingham. In esclusiva per AsiaNews ha parlato della difficile situazione in cui versano i cristiani in Iraq, e in tutto il Medio Oriente.

    Di seguito è riportata la sua testimonianza.

    Appartengo alla Chiesa cattolica caldea, che costituisce la maggioranza dei cristiani in Iraq. Altre, cattoliche e ortodosse, includono cristiani assiri, siriaci, armeni e bizantini. Sotto Saddam Hussein i cristiani erano circa un milione, ma adesso solo la metà è rimasta nel Paese, gli altri sono fuggiti e vivono come profughi, specie in Siria e in Giordania.

    L’atrocità commessa dai fanatici musulmani che ha prodotto decine di morti tra i siriaci cattolici e decine di feriti è stato un duro colpo per l’indifesa minoranza cristiana che lotta. È stata seguita da altri omicidi di cristiani nelle loro case e negozi. Tutti questi fanatici (conosciuti con vari nomi) in Medio Oriente e in altri Paesi a maggioranza musulmana, sono intenzionati a imporre la Shari’a e fondare Stati islamici dove non ci sia posto per i cristiani.

    I cristiani in Medio Oriente, ovviamente, precedono i musulmani di centinaia di anni, e risalgono ai tempi apostolici. Dalla conquista islamica nel VII secolo, i cristiani sono ridotti a cittadini di seconda classe, privati quasi di ogni diritto. Essi hanno subito molte ondate di persecuzione che hanno ridotto di gran lunga il loro numero e la loro influenza. Tutti i giorni soffrono pregiudizi e discriminazioni, mentre le minoranze musulmane qui in Occidente godono pieni diritti e costruiscono centinaia di moschee.

    I cristiani d’Iraq non hanno niente a che fare con l’invasione americana, ma sono sempre erroneamente accusati di schierarsi con l’Occidente “cristiano”. Adesso si sentono isolati e traditi sia dal loro governo che dalla comunità internazionale. Sono sempre stati cittadini-modello, servendo il loro Paese in ogni campo, e il loro unico desiderio è di essere lasciati in pace a vivere e pregare. Ma sono diventati un facile bersaglio per gli estremisti.

    Ora c’è un pericolo reale che i cristiani in Medio Oriente, e in Iraq in particolare, siano sterminati, per la persecuzione e per l’emigrazione su larga scala, a meno che con urgenza non si faccia qualcosa per arrestare l’ondata e salvarli. Troppi di loro non possono sopportare più a lungo la sofferenza e sono stanchi di aspettare che qualcuno venga ad aiutarli. Del resto la gente o non sa o non se ne preoccupa. Anche il recente sinodo delle Chiese in Medio Oriente convocato dal Papa è stato una delusione, per mancanza sia di unità e che di coraggio. È tempo che le Nazioni Unite affrontino seriamente questo enorme problema, altrimenti finiremo con la catastrofe di un Iraq e persino di un Medio Oriente privi di cristiani.

    Nell’ottobre 2007, 138 leader musulmani hanno pubblicato “Una parola comune tra noi e voi”, un sostanziale invito ai cristiani al dialogo, sulla base dei comandamenti dell’amore di Dio e amore verso il prossimo, trovati sia nella Bibbia che nel Corano.

    Il problema è che nulla del genere esiste nel Corano.

    Mentre l’amore è centrale nel cristianesimo, è molto difficile trovarlo nell’islam. I pochi versi coranici che parlano d’amore hanno un significato del tutto diverso dal Nuovo Testamento. Nel Corano, l’amore di Allah è subordinato all’obbedienza cieca dell’uomo alle sue leggi. Così al verso 4:107 leggiamo, per esempio: “Allah non ama l’empio e il colpevole”. L’amore nel Corano è solo un attributo piuttosto che una parte della vera essenza di Dio (“Dio è amore”: 1 Gv 4,8). Il concetto di amore per il prossimo non esiste. C’è solo l’amore per i compagni musulmani; per esempio viene loro detto nel 5:59 “Non prendere ebrei e cristiani come amici”, e nel 9:29: “Combattete coloro che non credono in Allah o nel suo messaggero, anche se sono il Popolo del Libro [cristiani ed ebrei], finché non saranno sottomessi”.

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