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  • » 13/10/2016, 14.56

    CINA-VATICANO

    Chi è responsabile del caos nella Chiesa cattolica in Cina?

    Pietro

    Una riflessione su p. Dong Guanhua, ordinato vescovo senza mandato papale e insediatosi lo scorso 11 settembre. Un caso isolato, condannato dai molti vescovi non ufficiali. La Chiesa sotterranea ha salvaguardato per decenni la fedeltà alla Santa Sede. Attenzione a non utilizzare questo caso per i propri fini e per condannare gli altri. Il problema di coscienza davanti all’Associazione patriottica.

    Pechino (AsiaNews) – Guardando indietro dalla presa di potere del Partito comunista cinese nel 1949 e per più di 60 anni, la Chiesa cattolica in Cina ha sperimentato fin troppe difficoltà. Ad esempio, tutti i missionari stranieri furono espulsi o arrestati, il clero cinese è fuggito o è stato arrestato; subito dopo i seminari sono stati chiusi. Nel 1957, alla fondazione della cosiddetta “Associazione patriottica dei cattolici cinesi”, sono stati creati un gran numero di “vescovi auto-nominati e auto-ordinati”, formando una “Chiesa cattolica cinese” che andava contro la Santa Sede.

    Naturalmente, vi sono stati anche cattolici che erano leali con la loro fede e hanno versato il loro sangue per testimoniarla.

    Nel 1966 è scoppiata la Rivoluzione culturale. I danni alla Chiesa cattolica sono indescrivibili. Molte chiese sono state distrutte; la Chiesa cattolica è stata bandita perché considerata un’organizzazione controrivoluzionaria; un certo numero di vescovi, sacerdoti e suore sono stati costretti ad abbandonare la vita religiosa. Una Chiesa cattolica visibile era quasi inesistente. Ad ogni modo, [in questo periodo] le prigioni sono servite come rifugio per la protezione del clero cattolico e dei credenti.

    Nel 1978, il governo cinese ha adottato una politica di riforma e di “porte aperte” verso il mondo esterno. A poco a poco si è attuata una politica di libertà religiosa, in cui vescovi e sacerdoti, uno dopo l’altro sono stati liberati dalle prigioni. Per la Chiesa in Cina papa Giovanni Paolo II ha adottato la “Ostpolitik” del card. Casaroli. La Santa Sede aveva garantito privilegi speciali alle “comunità della Chiesa sotterranea” in Cina, fra cui ordinare vescovi per contro proprio. [Allo stesso tempo] la Santa Sede ha adottato una politica conciliante verso la “comunità della Chiesa aperta [ufficiale, riconosciuta dal governo – ndr]”. Nella misura in cui vescovi sotterranei “illegali” esprimevano obbedienza al papa, essi venivano legittimati. Questa doppia politica ha portato a uno scenario mai visto nella Chiesa cattolica cinese: essa ha dato luogo a un periodo della storia della Chiesa in Cina in cui vi era un enorme numero di “vescovi legittimi”, perché vi erano luoghi con due o tre vescovi nella stessa diocesi. In queste condizioni, era difficile assicurare la spiritualità e la competenza di alcuni vescovi. E in effetti, sono apparsi un certo numero di candidati episcopali di basso livello.

    Con lo sviluppo della società e la facilità delle comunicazioni, è cambiata la situazione che richiedeva l’uso di speciali privilegi. Nel 2007, papa Benedetto XVI ha diffuso una sua lettera pastorale ai cattolici cinesi in cui revoca tali privilegi per la Cina. Questo tipo di sviluppo era inevitabile.

    Perché si compia una piena comunione fra la Chiesa di Cina e la Chiesa universale, papa Francesco è desideroso di raggiungere un accordo con il governo cinese, affinchè sia reso possibile ai vescovi della Cina di vivere secondo la tradizione cattolica. Allo stesso tempo, il governo cinese ha possibilità di partecipare nel processo. E’ ovvio che l’intenzione e la strategia creano un forte senso di preoccupazione politica. La Santa Sede ha fatto concessioni tali per cui i vescovi cinesi non hanno quasi per nulla diritto a scegliere i candidati [all’episcopato]. Questo avviene perché i capi della cosiddetta “Conferenza dei vescovi cattolici cinesi” e della “Associaziona patriottica dei cattolici cinesi” sono da sempre manipolati e controllati dalle autorità cinesi e sono soltanto delle marionette ufficiali. Perciò, se i canditati sono selezionati dalla cosiddetta “Conferenza dei vescovi cattolici cinesi”, la seguente nomina da parte del papa non ha alcun concreto significato. I vescovi della Chiesa sotterranea non possono raccomandare i loro candidati, leali con la Santa Sede [perché al momento esclusi dalla “Conferenza”]; e perfino se i vescovi sotterranei partecipassero alla “Conferenza dei vescovi cattolici cinesi”, non potrebbero esercitare i loro diritti.

    Se poi vescovi e preti delle comunità sotterranee siano vogliosi di partecipare alla Associazione patriottica dei cattolici cinesi è una questione che va affrontata. La ragione è che la comunità della Chiesa sotterrane ha sempre insistito sulla sua fedeltà alla Santa Sede, rifiutando l’Associazione patriottica[1].

    Ma ora, siccome la Santa Sede è desiderosa di giungere a un accordo con il governo cinese, si prevedono senz’altro alcune concessioni da fare. Ma accettare o meno l’Associazione patriottica da parte della comunità sotterranea è un problema di coscienza.

    Crediamo che la maggioranza dei vescovi della comunità sotterranea vogliano giungere quanto prima a una piena comunione fra la Chiesa di Cina e la Chiesa universale, e sono desiderosi di riconciliarsi con la Chiesa ufficiale  fino ad essere una cosa sola. Molte diocesi stanno facendo sforzi di riconciliazione, come ad Hanzhong, Wenzhou, Yongnian. Essi stanno dimostrando sincerità e il loro sforzo sta dando frutti.

    Nei periodi difficili, i vescovi e i sacerdoti della comunità sotterranea - specie quelli molto rispettati come mons. Fan Xueyan di Baoding, Liu Guandong di Yixian, Li Bingyao di Heze, Guo Wenzhi di Qiqihar, Gao Kexian di Yantai, Fan Zhongliang di Shanghai, e Huang Shoucheng di Mindong - hanno difeso la gerarchia della Chiesa cattolica in Cina e questo è noto a tutti.

    Il recente caso di Dong Guanhua, ordinato vescovo senza mandato papale è un caso singolo, non un fenomeno comune nella vita della Chiesa cinese che si muove verso la normalizzazione.

    Anzitutto, quando Dong Guanhua si è apertamente installato come vescovo lo scorso 11 settembre 2016, mons. Jia Zhiguo, il vescovo di Zhengding, che è sempre stato fedele alla Santa Sede, ha diramato una dichiarazione con data 13 settembre, dicendo: “Per il fatto che Dong Guanhua si è fatto ordinare vescovo in modo privato e si è insediato l’11 settembre 2016, Dong e colui che lo ha ordinato hanno violato il Canone 1382 del Diritto canonico, e sono soggetti alla [immediata scomunica] latae sententiae” (v. foto 2). Questo mostra che i vescovi della comunità sotterranea, che sono fedeli al papa, non agiscono come Dong, che ha imprecato contro papa Francesco e ha rifiutato la lettera pastorale di Benedetto XVI.

    In Europa, quando la Chiesa in Cecoslovacchia era sotto la persecuzione, vi erano vescovi che ordinavano perfino donne, ma questi erano casi individuali e non possono essere presi come un rifiuto della fedeltà da parte della Chiesa sotterranea cecoslovacca in quei tempi difficili. Allo stesso modo, per la Chiesa di Cina, che è passata attraverso un lungo periodo di persecuzione e sofferenze, è inevitabile assistere a casi come quello emerso di Dong Guanhua.

    Va detto che se qualcuno ha manipolato in modo segreto o cospirato per distruggere l’immagine della comunità della Chiesa sotterranea, questi dovrebbe essere condannato. E se qualcuno vuole usare il caso di Dong Guanhua, e la sua ordinazione episcopale privata “come l’atto di un vescovo della comunità sotterranea contro la Santa Sede”, sarebbe una cosa ingiusta e falsa. In particolare va notato che vescovi come Shao Zhumin di Wenzhou, Wei Jingyi di Qiqihar,  Guo Xijin di Mindong, Jin Lugang di Nanyang, e Peng Weizhao di Yujiang non sono per nulla d’accordo e non sostengono per niente il comportamento insolente di Dong.

    Anche se il papa cambia la sua strategia con il governo cinese, e anche se il cambiamento non è a beneficio della comunità sotterranea, questi vescovi della comunità sotterranea non compiranno mai queste azioni assurde e oltraggiose.

    Nello stesso tempo, dovremmo cercare di comprendere le ragioni per cui è successo un caso come quello di “Dong Guanhua, ordinato vescovo in modo privato”. Perché ci sono molte ragioni che vi hanno contribuito. E non si dovrebbe valutarle in modo superficiale. Vi sono ragioni che pescano nella situazione politica, ma anche nella strategia della Santa Sede, come pure sul carattere radicale di Dong.

    Il caso dell’ordinazione episcopale privata di Dong ha messo in allarme tutti. Nel processo di comunione fra la Chiesa di Cina e la Chiesa universale, come pure nella riconciliazione fra comunità sotterranea e ufficiale, dobbiamo rimanere razionali fronteggiando e valutando la situazione, senza banalizzare le cause per asservirle ai nostri interessi e attaccarci gli uni gli altri.

    Non si può generalizzare il caso singolo di Dong Guanhua, ordinato vescovo senza mandato del papa.

     

    Pietro (sacerdote della Cina del nord-est)

    12 Settembre 2016

     


    [1] L’Associazione patriottica, oltre che essere uno strumento di controllo del Partito comunista, proclama nel suo statuto di voler edificare una “Chiesa indipendente”. Inoltre, per la sua posizione di superiorità rispetto ai vescovi, è “inconciliabile con la dottrina cattolica”, come afferma Benedetto XVI nella sua Lettera ai cattolici cinesi (n. 7, nota 36) – ndr.

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