06/02/2018, 11.49
EGITTO

Chiesa egiziana: Cittadinanza, sanità e istruzione per un futuro di pace e sviluppo

A meno di due mesi dalle elezioni presidenziali, la Chiesa invita alla partecipazione senza dare indicazioni di voto. P. Rafic: Fondamentale “eliminare la mentalità discriminatoria” e sostenere lo sviluppo economico e infrastrutturale. Anche i cittadini devono contribuire alla crescita “mostrandosi aperti” agli altri. Per cristiani e musulmani “stessi diritti e doveri”. 

 

Il Cairo (AsiaNews) - I valori sui quali musulmani e cristiani devono costruire una nazione pacifica e improntata alla convivenza “sono la cittadinanza, l’istruzione e l’accesso alla sanità per tutti”. Per raggiungere il risultato è “necessario eliminare la mentalità discriminatoria”, che alberga in una larga fetta della popolazione, comprese le minoranze. È quanto sottolinea ad AsiaNews p. Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, commentando la situazione del Paese a meno di due mesi dalle elezioni presidenziali, che vedono favorito il leader uscente Abdel Fattah al-Sisi. “Cattolici, protestanti, copti in generale - aggiunge - sostengono il presidente, ma la Chiesa non intende prendere posizione, pur rinnovando l’invito alla partecipazione nell’interesse del Paese”. 

A fine marzo sono in programma le elezioni presidenziali, per la scelta del capo di Stato per il prossimo quadriennio. Il ballottaggio, in caso di mancata elezione al primo turno, si terrà nella seconda metà di aprile. Il grande favorito è al-Sisi, che al momento ha come unico sfidante l’ex sostenitore e fedelissimo Mousa Mustafa Mousa. Dall’opposizione arrivano appelli al boicottaggio. 

Il fronte contrario ad al-Sisi, spiega p. Rafic, chiede di disertare le urne “perché non riesce ad esprimere un candidato, forte e credibile, in grado di contrastare il presidente uscente”. Da privato cittadino egiziano, aggiunge, “non vedo personalità in grado di contrastare l’attuale capo di Stato, che ha saputo, sotto certi aspetti, operare in modo forte per il bene del Paese”.

Egli, prosegue p. Rafic, ha compiuto passi “significativi” in tema di economia, infrastrutture e sviluppo, ma “ciò che lo rende più credibile” è aver saputo “prendere decisioni forti, al tempo stesso impopolari, come l’aver dichiarato fuorilegge i Fratelli musulmani [vicini all’ex presidente Morsi] e aver disposto la libera fluttuazione della moneta locale”. 

A livello sociale ed economico l’Egitto deve proseguire nel cammino di sviluppo promosso negli ultimi anni. Questo comprende lo sfruttamento di giacimenti di gas naturale di recente scoperta, perché “il Paese consuma molta energia ed è importante rivendere parte del prodotto all’estero per finanziare l’economia e l’impresa locale”. A questo si aggiunge lo sviluppo di “nuove città dove oggi sorgono solo villaggi e centri urbani poveri” e “nuove infrastrutture in grado di collegare queste realtà fra loro”, per “agevolare gli spostamenti e migliorare la qualità di vita delle persone”. 

Se la sicurezza resta sempre fonte di “preoccupazione”, sinora la questione legata alla fede e all’identità religiosa non è risultata fra gli elementi prioritari della campagna elettorale. “E questo è un bene” commenta il portavoce della Chiesa cattolica, perché oggi il presidente deve essere una “figura capace di rappresentare tutti, senza distinzioni”. Tuttavia, i tre fattori chiave per lo sviluppo del Paese sono “la cittadinanza, l’istruzione e l’eliminazione di una mentalità discriminatoria ancora presente in ampie sacche della popolazione”. 

“Il governo deve eliminare gli ostacoli - spiega p. Rafic - e rendere l’educazione accessibile a tutti. Ma lo sviluppo dell’Egitto non è compito solo delle istituzioni, ma riguarda in primis le persone. Anche i cittadini devono migliorare, mostrare maggiore apertura verso gli altri e non richiudersi in se stessi. Inoltre è necessaria una rivoluzione culturale in tema di cittadinanza, spiegando cosa significa essere cittadino egiziano, annullare le differenze fra musulmani e cristiani in quanto titolari degli stessi diritti e dei medesimi doveri”. “Purtroppo - conclude - restano ancora differenze e divisioni retaggio della dottrina salafita e anche fra gli stessi cristiani permangono in alcuni casi diffidenza e chiusura verso i musulmani”.(DS)

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