29/06/2020, 08.59
INDIA
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Chiesa siro-malabarese: viva e sotto accusa

di Biju Veticad

È fra le più antiche Chiese in India, con 5 milioni di fedeli, 34 diocesi, 8500 sacerdoti, 32 religiose.  Vescovi e sacerdoti stanno soffrendo pesanti attacchi dall’interno e dall’esterno della Chiesa. Morti che vengono denunciati come suicidi; accuse al card. Alencherry di corruzione. La forza di questa Chiesa, le sue scuole e gli ospedali, la rendono un obbiettivo di critica. La necessità di riforme.

Cochin (AsiaNews) – La Chiesa siro-malabarese, fra le più antiche Chiese dell’India, risalenti all’apostolo Tommaso (secondo la tradizione), è una comunità in continua crescita e vitale, anche se da alcuni anni è presa di mira da pesanti critiche dall’interno e dall’esterno.

La Chiesa siro-malabarese è la seconda Chiesa cattolica orientale (dopo la Chiesa ucraina), con 5 milioni di fedeli. Dal 2004 è una Chiesa “Sui juris”: la Santa Sede ha garantito ad essa pieni poteri amministrativi, fra cui il potere di eleggere i vescovi e potersi prendere cura del ministero pastorale dei suoi fedeli in tutto il mondo. In effetti, delle 34 diocesi della Chiesa, solo 18 sono nello Stato del Kerala, il luogo originario; le altre sono in altri Stati dell’India (13) o all’estero, formate per i fedeli emigrati in altri Paesi: Usa, Canada, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda. Per altri Paesi in Europa, esiste un Visitatore apostolico, che risiede a Roma.

La Chiesa ha più di 8500 sacerdoti e 32mila religiose. Il 18 giugno scorso, pur fra tante limitazioni dovute al Covid-19, è stato consacrato il 62mo vescovo siro-malabarese nella persona di Msgr Peter Kochupurackal (foto 2). Egli è ora il vescovo ausiliare della diocesi di Palaghat (Kerala).

Nonostante questa lunga tradizione che si raccorda all’arrivo di san Tommaso l’apostolo nell’anno 52, questa Chiesa orientale – vescovi, preti e suore - sta soffrendo pesanti attacchi dall’interno e dall’esterno della Chiesa.

Dagli inizi del 2018, il card. Alencherry (foto 3), che è arcivescovo maggiore di Ernakulam-Angamaly e presidente del Sinodo siro-malabarese, è stato accusato di corruzione nell’aver venduto alcune terre della sua arcidiocesi. Ormai è chiaro che le compravendite sono state preparate e gestire da suoi collaboratori e che il vescovo ha solo posto la firma finale. Ma gli attacchi contro di lui sono venuti dai suoi stessi preti che hanno organizzato perfino delle manifestazioni contro il porporato. In quanto supremo capo della Chiesa siro-malabarese, erano state inviate anche petizioni al Vaticano, che la Santa Sede ha risolto. Ma i casi civili proseguono.

Alcune morti hanno creato anche altro malanimo. Di recente, il 7 maggio, la novizia Divya P. John è stata trovata morta in un pozzo del seminario, vicino a Thiruvalla. E si è parlato di suicidio. Nello stesso periodo, allo stesso modo – in un pozzo per l’acqua potabile – è stato trovato il corpo di p. George Ettuparayil nella sua parrocchia di Punnathra (Kerala).  Di per sé la morte di p. George è dovuta a un incendio scoppiato in parrocchia, in cui sono morte quattro persone. Ma sui media, alla tivu e sui social si parla di suicidio e si discute e si accusano le autorità superiori che non avrebbero ascoltato il sacerdote, che aveva molte difficoltà nell’accettare l’assegnamento alla parrocchia.

P. Noble Parackal, portavoce della diocesi di Manathawady e scrittore, ha spiegato ad AsiaNews che spesso il pubblico non cerca “la verità” e si ferma alle critiche. C’è poi da notare che una parte di queste critiche emergono per il fatto che la Chiesa siro-malabarese è stabilita in modo solido nel Kerala e questo genera invidia o tensione.

In ogni caso, egli dice, le accuse a ragione o senza fondamento, sono sempre sproporzionate.

Che vescovi e sacerdoti siano di continuo criticati, ciò è dovuto in particolare alla grande influenza che queste persone hanno nelle istituzioni educative e caritative: la Chiesa siro-malabarese gestisce 4860 scuole; 2614 istituzioni caritative e sanitarie, oltre a centinaia di parrocchie organizzatissime.

Il p. Parackal fa notare che in ogni caso, è tempo per la Chiesa siro-malabarese di compiere delle riforme strutturali e di qualità. Il primo impegno dovrebbe essere una maggiore unità del Sinodo. Un esempio: ogni vescovo del Sinodo siro-malabarese ha deciso di impostare la liturgia nella sua diocesi o seguendo il rito antico, o con delle riforme “latinizzanti”, ma essi non hanno raggiunto una decisione “armoniosa”. In tal modo la gerarchia rischia di non testimoniare il Vangelo ai fedeli.

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