05/06/2015, 00.00
CINA
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Cina, 100 nuovi miliardari in meno di un mese: il “miracolo” della nuova Borsa

La crescita delle azioni nel settore elettronico e dell’industria pesante ha permesso agli imprenditori del settore di superare il miliardo di dollari in circa 28 giorni. Tuttavia i poveri sono circa 200 milioni, e il tasso di disuguaglianza economica supera la “linea rossa” delle possibili rivolte popolari.

Pechino (AsiaNews) – La crescita delle azioni e la sempre maggiore influenza della Borsa congiunta tra Shanghai e Hong Kong hanno “regalato” alla Cina 100 nuovi miliardari in meno di un mese. A superare il record, stilato in dollari americani, sono soprattutto gli imprenditori del settore elettronico e dell’industria pesante.

Fra i nuovi super-ricchi vi sono Wen Yaogen, leader della Wuxi Huadong Heavy Machinery, e Liang Qin e il marito Wang  Yi, proprietari della Yangzhou Yangjie Electronic Technology (leader nel settore della costruzione di componenti elettronici).

Uno studio della PricewaterhouseCoopers e dalla banca di investimento UBS sottolinea come “quasi ogni settimana la Cina può contare su un nuovo miliardario. Nel primo trimestre dell’anno, grazie in parte anche al boom del mercato azionario, il trend sembra essere confermato”. Secondo la lista dei miliardari di Forbes pubblicata in marzo 2015, i miliardari considerati “super-ricchi” della nuova Cina sono 213. Si tratta di un aumento di 61 unità rispetto al 2014, con 71 personalità emergenti.

Hong Kong è da tempo la seconda piazza finanziaria per importanza in Asia dopo quella di Tokyo; dal canto suo, negli ultimi anni Shanghai è riuscita a ritagliarsi un ruolo sempre più rilevante anche grazie al mercato dei futures. Secondo i dati attuali, il gemellaggio fra le due Borse – varato nel novembre 2014 – creerà un giro d'affari in grado di scavalcare per capitalizzazione la Borsa nipponica, terza al mondo e prima in Asia con 4.543,17 miliardi di dollari.

Tuttavia, rimane alta l’allerta per la povertà nella nazione e per la disuguaglianza sociale. In base ai dati ufficiali del governo secondo i quali è considerato povero chi guadagna meno di un dollaro al giorno, 82 milioni di cinesi vivono in condizione di povertà. Secondo Zheng Wenkai, l’esponente del governo che ha presentato i dati nel giugno del 2014, se la Cina adottasse gli standard internazionali della Banca mondiale (che considerano povero chi guadagna meno di 1,25 dollari al giorno) i poveri sarebbero oltre 200 milioni su una popolazione totale di 1,36 miliardi di persone.

Nonostante i dati siano comunque migliori rispetto a quelli degli anni Ottanta del secolo scorso – quando circa la metà della popolazione totale viveva in stato di indigenza – va sottolineato che questi numeri sono altissimi se comparati al numero di ricchi presenti nel Paese. Il coefficiente Gini – che misura lo status di uguaglianza economica di una popolazione – si è fissato nel 2014 allo 0,469 del 2014. La scala del Coefficiente di Gini va da 0 a 1, dove lo 0 rappresenta una condizione di perfetta uguaglianza in cui tutti hanno lo stesso reddito, mentre 1 è indice di massima disuguaglianza con una sola persona che detiene tutta la ricchezza. Si parla di disuguaglianza già oltre lo 0,4, una linea rossa oltre la quale aumenta il rischio di rivolte popolari.

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