04/07/2013, 00.00
CINA
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Cina, il governo concede a Shanghai lo status di “porto franco”

Il Consiglio di Stato dà il via libera all’operazione, che prevede un enorme ampliamento delle zone “tax free” nella megalopoli cinese. A farne le spese saranno Hong Kong e Taiwan, che hanno fatto di tutto per essere un passaggio obbligato per gli investimenti stranieri destinati alla Cina continentale.

Pechino (AsiaNews) - Il Consiglio di Stato cinese ha dato oggi il via libera all'apertura della prima zona di libero commercio di tutto il Paese. Il "porto libero" sarà Shanghai, già sede della Borsa cinese continentale, che in questo modo diventa il maggior concorrente di Hong Kong e Taipei per il volume di investimenti stranieri impegnati nell'area. Tra l'altro la megalopoli è già all'interno del ristretto numero di città cinesi - insieme a Pechino, Guangzhou e Hong Kong - che non richiedono un visto per una permanenza di affari fino a due giorni.

Il premier Li Keqiang, che ha guidato la seduta, ha chiarito che la zona di libero commercio sarà una "prima visuale" della nuova e migliore economia cinese. Gli economisti sostengono che il piano mira a creare di fatto "una mini Hong Kong nel cuore commerciale del Paese", e che questa decisione "darà enormi benefici a Shanghai, che cerca di far ripartire la sua crescita economica in costante rallentamento".

In un primo tempo il piano prevede un'espansione dei quattro centri "protetti" che esistono dal tempo delle Zone economiche speciali volute da Deng Xiaoping per liberare la Cina dall'economia di tipo maoista. In queste aree - che aumenteranno proprio di volume - è possibile importare, lavorare ed esportare merci senza l'intervento delle autorità doganali. In un secondo tempo queste quattro zone di uniranno in un'unica, enorme fetta di territorio che godrà di ulteriori liberalizzazioni finanziarie.

Shanghai è l'unica delle grandi province o municipalità cinesi a crescere a ritmi rallentati sin dal 2008. In parte questo dato si può spiegare con l'inimicizia politica dei leader della "Quarta generazione" - Hu Jintao e Wen Jiabao - che hanno preso il posto di Jiang Zemin, grande sponsor della città. Per un lungo periodo, il sogno di divenire la "capitale commerciale" del Paese entro il 2020 è rimasto un sogno. Ora, sostengono gli esperti, questa decisione dimostra che la speranza può diventare realtà.

A farne le spese potrebbero essere in maniera primaria Hong Kong e Taiwan. La prima è da sempre considerata il "punto di accesso privilegiato" dei capitali stranieri destinati al mercato cinese: la sua Borsa, la sua maggiore libertà e uno stato di diritto efficace hanno reso il Territorio uno dei posti migliori al mondo per fare affari. La seconda ha firmato da poco un accordo di libero scambio - a tasse ridotte - con la Cina continentale proprio per attrarre investitori, "convinti" a passare da Taipei per entrare nel Paese.

 

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