02/11/2006, 00.00
CINA – INDIA
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Leader nazionalista del Gujarat lancia la cooperazione con la Cina

Narendra Modi, leader del Gujarat, è arrivato ieri a Pechino per una serie di incontri di tipo economico che mirano a sviluppare le Zone economiche speciali dello Stato.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Narendra Modi, capo del governo dello Stato occidentale del Gujarat, è arrivato ieri in Cina "per lanciare il suo Stato, che sul piano economico non deve limitarsi a competere con gli altri membri dell'Unione indiana, ma deve sfidare Cina, Germania e Giappone".

Il politico, accompagnato da una delegazione composta da 35 fra industriali e funzionari statali, ha previsto una permanenza di sei giorni, nei quali oltre alla capitale visiterà Shanghai, Shenzhen e Jurong. Secondo uno dei suoi portavoce, vuole concentrarsi sui settori chimico, farmaceutico, turistico, di gioielleria, elettronica e moda.

Questo viaggio ha un valore particolare per tutta l'Unione indiana, che in questi giorni dibatte i pro ed i contro del progetto che prevede la formazione di Zone economiche speciali nel Paese. Il Gujarat non ha atteso una linea comune: ha già preparato le infrastrutture per 11 di queste zone e progetta di crearne un totale di 23. Lo stesso Modi ha inoltre invitato il Giappone a sviluppare le Zone dal punto di vista commerciale, in modo da renderle appetibili per gli investitori stranieri.

Il capo del Gujarat, esponente di spicco del Bharatia Janata Party [Bjp, maggior Partito politico indiano di impronta nazionalista-fondamentalista ndr], ha dichiarato di avere due scopi principali nel corso della visita: studiare le Zone economiche speciali cinesi (e chiedere un aiuto per lo sviluppo di quelle del suo Stato) e proporre investimenti cinesi nel campo energetico indiano.

La Cina non è il primo Paese che viene visitato da questo leader politico: egli, nel tentativo di lanciarsi come un esperto di privatizzazione e globalizzazione, ha già compiuto negli ultimi due anni viaggi simili in Israele, Hong Kong, Singapore ed Australia. Gli Stati Uniti, tuttavia, gli hanno negato il visto d'ingresso per i suoi legami con le frange estremiste indiane.

Modi non si è fatto scoraggiare dalla decisione di Washington ed a Singapore ha sottolineato che "il Gujarat ha una combinazione unica di posizione geografica strategica, infrastrutture, multiculturalismo e concentrazione di risorse finanziarie ottime per lo sviluppo degli affari".

Prima di partire per Pechino, egli ha dichiarato: "Non voglio che lo Stato competa con gli altri dell'Unione. Io voglio competere con la Cina, la Germania ed il Giappone". In effetti, il Gujarat è uno degli Stati con la crescita economica più veloce dell'India. Con una media di crescita nazionale pari al 7 %, esso cavalca sull'onda del 12,5 % annuale.

Modi è la seconda figura di spicco del Rashtriya Swayamsevak Sangh [Rss, formazione paramilitare di nazionalisti indù ndr] che visita la Cina, dopo il viaggio del portavoce ufficiale del movimento, Ram Madhav. Secondo alcuni analisti, la posizione dei nazionalisti a favore di scambi commerciali con la Cina è motivata dal desiderio comune di creare problemi al Partito laico che guida l'Unione, il Congress.

Lo stesso Modi ha più di un motivo per volere la caduta del Congress. Solo il seguito popolare che ha conquistato nel corso degli anni grazie alla difesa del nazionalismo indù lo ha protetto da ritorsioni politiche quando, nel 2002, nel suo Stato si è verificata una carneficina di stampo confessionale a danno della minoranza musulmana. In quell'occasione, infatti, dopo un incidente ferroviario sono stati massacrati impunemente oltre 2mila musulmani, accusati senza prove di essere gli autori del guasto al treno, ma Modi è uscito indenne dalla crisi.

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