04/01/2013, 00.00
CINA
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Cina, la legge sul figlio unico ha "lanciato" la compravendita dei neonati

di Chen Weijun
Il caso di una funzionaria della provincia del Fujian, addetta al controllo della pianificazione familiare, scuote il Paese: la donna ha comprato e rivenduto almeno 4 neonati, che a loro volta hanno subito un continuo passaggio di mano per guadagnare denaro. Sempre più necessaria la revoca della legge che ha ucciso 200 milioni di cinesi.

Pechino (AsiaNews) - L'ultimo e spaventoso effetto della legge sul figlio unico in vigore in Cina è la compravendita "a catena" dei neonati. Il caso di una funzionaria della provincia del Fujian, addetta proprio al controllo della pianificazione familiare, ha scatenato le polemiche nel Paese: la donna ha infatti venduto un bambino a una coppia, che a sua volta lo ha rivenduto. Il viaggio del piccolo non è finito lì: è passato di mano altre due volte fino all'intervento della polizia locale.

La notizia è stata riportata dal China Youth Daily, quotidiano ufficiale legato al Partito comunista. Wang Yiping, capo dell'ufficio per il controllo sulla popolazione, madre di 4 figli e funzionaria statale, è stata arrestata con l'accusa di aver venduto almeno 4 neonati a coppie bisognose. Secondo la legge del figlio unico, in vigore sin dal 1979, le coppie urbane possono avere un solo erede; quelle rurali possono arrivare fino a 2. Chi supera la "quota" governativa rischia multe salate e persino abusi terrificanti, come un aborto forzato a qualunque stadio della gravidanza.

L'ultimo traffico della Wang è stato riportato dai media. La donna ha comprato un bambino per 50.000 yuan (quasi 6.300 euro) da un trafficante di esseri umani e lo ha rivenduto per 52.000 yuan alla proprietaria di un negozio di motociclette. Questa però ha deciso di rivenderlo a una coppia della contea di Anxi per 60.000 yuan, ma anche questi ultimi lo hanno ceduto a una donna - identificata come Zhang - per 62.800 yuan.

Agli agenti che l'hanno fermata la Zhang ha spiegato di aver deciso di compiere questo passo perché ha un figlio di 19 anni con un grave emangioma, un tumore del sangue. Non potendo avere altri figli in maniera naturale a causa di una sterilizzazione - pratica comune per le donne cinesi che hanno già partorito - ha deciso di acquistarne uno. La causa primaria è la preoccupazione per la sua vecchiaia: senza figli, o con un figlio disabile, un anziano cinese rischia di finire la propria vita in condizioni miserevoli. E il traffico di esseri umani è una piaga sociale che il Partito non riesce a eliminare.

Questa storia dimostra come ormai le aberrazioni della legge sul figlio unico - imposta con la forza da Deng Xiaoping per tenere a bada il numero della popolazione cinese - abbiano superato i confini legali e siano divenute uno scandalo sociale. Il governo è consapevole dei diversi problemi che la legge comporta: invecchiamento della popolazione, incapacità di garantire una pensione per tutti gli anziani, impossibilità di trovare un partner soprattutto per i maschi sopra i 30 anni.

Oltre alla legge in sé, infatti, va considerata la tradizione cinese che preferisce di norma un figlio maschio come erede. Il maschio porta avanti il cognome e la storia familiare, è in grado di lavorare di più e a maggior reddito rispetto a una donna, non porta una dote (a carico dei genitori) per le nozze. Questi fattori hanno provocato una serie infinita di aborti selettivi ai danni del genere femminile: diverse ong stimano in 200 milioni le vittime totali di questo combinato disposto.

Una serie di personalità sempre più influenti nella scala gerarchica cinese hanno iniziato a chiedere con più insistenza alle autorità di rivedere - o addirittura di eliminare - la legge sul figlio unico. Fra questi spicca la China Development Research Foundation, un gruppo di studio molto vicino alla leadership comunista, che ne ha chiesto l'abrogazione immediata. Per il momento la posizione ufficiale rimane però immutata.

 

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