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» 09/07/2012
CINA
Fujian, aborto forzato per iniezione al settimo mese. La famiglia denuncia il governo
di Wang Zhicheng
Gli impiegati per il controllo della popolazione hanno continuato a ricattare la coppia con multe sempre crescenti, fino a decidere l'aborto. Secondo accademici, la legge del figlio unico viola i diritti umani iscritti anche nella costituzione cinese. Per i businessmen la legge è da cambiare perché manca forza lavoro a livello nazionale e la popolazione sta invecchiando sempre di più. In Cina ogni anno avvengono 14 milioni di aborti forzati.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Una donna è stata costretta all'aborto al settimo mese di gravidanza, anche se il marito stava cercando di pagare l'esosa multa corrispondente. Ora la coppia ha denunciato il governo locale. Intanto studiosi e avvocati criticano con sempre più forza la politica del figlio unico.

Pan Chunyan, 30 anni, di Daji (Fujian) era incinta di un bambino di sette mesi (v. foto). Con il marito Wu Liangjie hanno già due figli: una bambina di 8 anni e un bimbo di tre. Lo scorso marzo, un gruppo di uomini dell'Ufficio per il controllo della popolazione, ha viaggiato fino a Shishi (a 120 km da Daji), dove Wu stava lavorando per minacciarlo: avendo violato la legge del figlio unico, o pagava 45300 yuan (circa 5800 euro) di multa o sua moglie avrebbe subito un aborto forzato.

Ritornato al villaggio, Wu ha pagato 20mila yuan. Ma un mese dopo la somma è stata ritornata e sua moglie è stata sequestrata e chiusa in una stanza insieme ad altre donne incinte. A quel punto il governo locale gli ha chiesto di pagare una multa di 55mila yuan (oltre 7mila euro). Pur avendola pagata, due giorni dopo, più di 60 persone con diverse auto, arrivano a casa sua, requisiscono la donna e la portano in ospedale dove le fanno un'iniezione per procurarle l'aborto.

In un'intervista riportata sul South China Morning Post,  Wu racconta che sua moglie "in ginocchio li supplicava, ma loro non l'ascoltavano". Due giorni dopo la donna ha partorito il feto di sette mesi e "alla vista del corpicino piangeva e gridava".

Disgustato da questa legge e dal suo uso come mezzo di guadagno per i burocrati e come strumento di ricatto, Wu ha deciso di pubblicare la sua storia su internet e di denunciare il governo locale di Daji. Da allora egli è a Pechino e sua moglie è nascosta in un luogo segreto. Il governo locale gli ha ordinato di cancellare la sua storia da internet o rischia di essere denunciato a sua volta ed essere visitato da teppisti.

Xu Can, un avvocato di Pechino, a nome di Wu Liangjie, ha denunciato il governo di Daji e chiede un'inchiesta sul gesto criminale e il pagamento dei danni fisici e morali.

La storia di questo nuovo aborto forzato va ad aggiungersi a quello avvenuto in giugno ad Ankang (Shaanxi), dove una donna è stata costretta all'aborto a sette di gravidanza. La violenza ha fatto scalpore perché su internet sono apparse le foto della donna dolorante ed esausta, con a fianco, sul letto, il corpicino del suo bambino abortito.

Secondo Xu Can, "invece che basarsi su mezzi coercitivi, il Paese dovrebbe premiare le coppie che accettano in modo volontario di avere solo un figlio. Al massimo potrebbero ricorrere alle multe, ma mai utilizzare l'aborto forzato per una gravidanza quasi a termine. Questo è un crimine".

La legge sul figlio unico viene sempre più presa di mira da accademici e imprenditori. Per i primi essa è un modo violento per il controllo della popolazione. Per gli altri essa sta rischiando di far scivolare la Cina in un inverno demografico in cui vi sono sempre più anziani e manca la forza lavoro.

Agli inizi di luglio, proprio in seguito alle denunce del caso di Ankang, 15 accademici e businessmen hanno presentato una petizione al Comitato permanente dell'Assemblea nazionale del popolo (il parlamento cinese). In essa si denuncia la legge del figlio unico come una violazione dei diritti umani, garantiti dalla costituzione del Paese. La petizione spiega che penalizzare le famiglie che hanno un secondo figlio con pesanti multe o col licenziamento, viola il diritto dei cittadini alla procreazione. Inoltre, permettere a contadini e minoranze etniche di avere due figli è una base di discriminazione contro i residenti in città e contro la maggioranza Han (cinese). Il gruppo dei firmatari - fra i quali vi è il prof. Zhan Zhongle, docente di diritto all'università di Pechino - chiede che la legge del figlio unico venga emendata, perché stilata 30 anni fa, non risponde più alle esigenze della Cina attuale.

Anche tre ricercatori di un think tank del governo - Ge Yanfeng , Yu Dong e Zhang Bingzi - si sono schierati contro la legge del figlio unico. In un articolo su Cina Economic Times, pubblicato nei giorni scorsi, accusano la legge di produrre molti dei problemi che il Paese deve affrontare oggi, fra cui il rapido invecchiamento della popolazione e la carena di forza lavoro a livello nazionale.

Per questo essi chiedono al governo di permettere alle famiglie di avere almeno due figli.

Da anni i demografi mettono in guardia la Cina dal collasso economico causato dalla legge del figlio unico. Ma finora, ogni anno, il governo ha confermato la sua validità, ritenuta importante per garantire lo sviluppo del Paese.

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità in Cina ogni anno, legati alla legge del figlio unico, avvengono 14 milioni di aborti forzati,  il 25% di tutti gli aborti che avvengono nel mondo.


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