30/04/2007, 00.00
INDIA
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Comunisti del Bengala in guerra contro i contadini

di Nirmala Carvalho
Armi da fuoco e bombe artigianali a Nandigram negli scontri tra attivisti del Partito comunista e contadini. Diversi feriti e almeno un morto, mentre la polizia non interviene. Il governo comunista convoca tutti i partiti, mentre l’opposizione chiede l’intervento del governo centrale.

New Delhi (AsiaNews) – Un morto e diversi feriti è il bilancio degli scontri di ieri nel Nandigram (Bengala occidentale) tra i contadini residenti e gli attivisti del Partito comunista marxista indiano (Pcmi). Oggi il governo del Bengala occidentale, in mano ai comunisti, ha convocato un incontro di tutti i partiti per discutere la situazione. La testimonianza di un religioso.

Dalla zona di Khejuri, centinaia (secondo alcuni migliaia) di attivisti del Pcmi divisi in gruppi hanno tentato di entrare in forza nelle zone abitate del Nandigram e si sono scontrati con i residenti membri del Bhumi Ucched Pratirodh (Comitato di resistenza all’acquisizione della terra). A Thulagata ci sono state sparatorie e lancio di bombe artigianali, con almeno un morto e due feriti ricoverati in ospedale, secondo quanto riferisce Raj Kanojia, dirigente di Polizia. Scontri a fuoco sono avvenuti anche a Bhangabera, Satingabari, Adhikaripara e Shimulkundu con diversi feriti.

Critiche sono piovute contro la polizia perché non è subito intervenuta. Oggi PR Roy, Segretario agli Interni dello Stato, ha risposto che “non si sono voluti ripetere incidenti come quello del 14 marzo”. In quel giorno la polizia è entrata nella zona con la forza provocando scontri con almeno 14 morti tra la popolazione. Buddhadeb Bhattacharjee, premier del Bengala occidentale, ha poi dichiarato che la prevista zona industriale dell’indonesiano Salimi Group non sarebbe stata collocata nel Nandigram. Ma questo non ha calmato le proteste, anche perché molte famiglie contadine sono già state cacciate dalle abitazioni.

Gli incidenti di ieri sono gli ultimi di una serie. Il governo comunista voleva espropriare le terre, dando ai contadini bassi indennizzi, per cederle a prezzo di favore e realizzarvi una zona industriale. I contadini hanno risposto cacciando la polizia e gli attivisti comunisti ed erigendo barricate per impedire espropri coatti.

Sisir Adhikari, parlamentare del partito d’opposizione Nationalist Trinamool Congress (Ntc), accusa i comunisti di voler creare un “regime di terrore” nel Nandigram e parla di almeno 2 morti e 40 feriti.

Mamata Banerjee, capo del Ntc, ha chiesto l’intervento diretto del premier nazionale Manmohan Singh per “fermare le atrocità” contro la popolazione e ha annunciato per oggi una rasta roko (blocco del traffico per protesta) di un’ora.

Padre Reginald Fernanders, direttore esecutivo del Seva Kendra (Centro di aiuto) cattolico presente nella zona, dice ad AsiaNews che la tensione e i piccoli scontri sono quotidiani. “Ogni giorno nella zona ci sono problemi e scontri sporadici, anche con lancio di sassi. I contadini cacciati dalle terre hanno bisogno di tutto e diamo loro l’aiuto che possiamo. Nella zona di Nandigram ci sono due nostre suore e tre sacerdoti. Lì si fronteggiano gli attivisti del Pcmi e quelli dell’altra parte”. “Abbiamo aiutato già più di 200 famiglie”.

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