24/01/2006, 00.00
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Con Fatah e con Hamas: i palestinesi di Gerusalemme al voto per le elezioni

Pur dentro molti limiti posti da Israele e le intromissioni delle potenze internazionali, queste elezioni sono un'occasione per rafforzare l'unità del popolo palestinese, nella speranza che Fatah e Hamas collaborino sempre di più. Ma anche Israele è chiamato a collaborare. Intervista al prof. Ali Qleibo, professore di studi classici all'università al Quds di Gerusalemme.

Gerusalemme (AsiaNews) – Stanchezza, sdegno, realismo e gioia sono i sentimenti del prof. Ali Qleibo, insegnante di studi classici all'università Al-Quds di Gerusalemme est nell'analisi che egli fa della situazione  palestinese, alla vigilia delle imminenti elezioni. La gioia è dovuta al fatto che per la prima volta i palestinesi di Gerusalemme est potranno partecipare al voto palestinese. Per Ali Qleibo è il segno del riconoscimento da parte israeliana che Gerusalemme è (anche?) araba.

La stanchezza nasce dagli anni di dialogo inconcludenti di Fatah con il governo israeliano: per lui l'Autorità Palestinese (AP) "non è riuscita a ottenere nulla su questa via, e a non vincere nulla". Tutto questo rende i palestinesi scettici alla via del dialogo e dà valore alla "resistenza" dei gruppi come Hamas. Il prof. Ali Qleibo giustifica la violenza di Hamas, quasi come una via disperata: "Non possiamo – dice -  isolare il fenomeno Hamas da tutta la situazione" ed elenca tutte le violenze che i palestinesi subiscono quotidianamente: "occupazione, oppressione, spari, terreni confiscati, mancanza di diritti". Per lui queste elezioni sono una buona occasione per portare Hamas all'interno del lavoro democratico.

Il prof. Ali Qleibo è franco sulla corruzione che è presente nell'AP ("Arafat ha permesso alla corruzione di crescere per molto tempo. Adesso Abu Mazen sta cercando di frenare e ripulire la situazione"). Ma scusa l'AP per non essere riuscita a lavorare a livello locale, date le difficoltà della situazione. Nell'intervista concessa ad AsiaNews, Ali Qleibo chiede alla comunità internazionale e a Israele di impegnarsi davvero per il processo di pace. Ecco l'intervista che ci ha rilasciato:

Prof. Ali Qleibo, che importanza hanno queste elezioni?

Il punto più importante di queste elezioni è che vanno a votare anche gli abitanti di Gerusalemme est. In questo modo si afferma che queste persone fanno parte del popolo palestinese. Il governo israeliano ha annesso Gerusalemme dopo la guerra del '67. Permettendoci di votare esso ammette che noi siamo sotto un'occupazione, apparteniamo a un altro popolo, a un'altra nazione e a un altro governo. Gerusalemme è uno dei problemi cruciali della diatriba israelo- palestinese. Pensi che noi possiamo votare per le elezioni palestinesi, ma non possiamo avere il passaporto palestinese. La terra è stata annessa, il popolo no.

Quali speranze e  preoccupazioni vi sono per il voto?

Il nostro problema è che rischiamo di essere confusi e associati con i terroristi. Noi viviamo in un periodo molto problematico, in cui il nazionalismo palestinese viene associato con il terrorismo.  Nel mondo palestinese abbiamo Hamas che è un movimento nazionalista e lotta per l'indipendenza. Ma qui a Gerusalemme non possiamo votare per Hamas, perché il governo israeliano lo reputa un'organizzazione terrorista. In realtà Hamas lavora per la nazione palestinese e non possiamo permettere che stia fuori dal governo.

Il problema è come far entrare Hamas nel governo, ma tutti all'esterno ci dicono cosa Hamas dovrebbe fare, se entrare o non entrare nel governo, chi è bravo e chi è cattivo fra i palestinesi. Anche le potenze straniere fanno così. Questo è un intervento non giusto. Per quanto riguarda Fatah, sono in negoziato fin dai tempi di Oslo (1993), ma Israele continua a violare gli accordi (con la colonizzazione) e Fatah non è riuscita ad ottenere nulla su questa via e a non vincere nulla.

Ad ogni modo è buono che riusciamo ad eleggere nostri rappresentanti e un nostro governo. È il primo passo per un'indipendenza: c'è un paese e ci sono rappresentanti. La democrazia è un cammino.

Il nuovo governo prenderà cura dei problemi della gente, la salute, la scuola,…?

Con la situazione di oggi, Fatah ha dovuto preoccuparsi soprattutto della politica internazionale e non ha avuto modo di occuparsi della politica locale. Nello stesso tempo, la sua strada è stata sbarrata tante volte dagli stessi israeliani. C'è un circolo vizioso: tanti paesi, come Nablus, sono sotto il coprifuoco, altri come Ramallah e Betlemme sono rinchiusi dai blocchi, altri sono isolati. Per la AP esercitare la sua autorità a livello locale è stato difficile, anzi quasi impossibile.

Cosa dice delle accuse di corruzione verso Fatah e l'AP?

Ci sono dei corrotti, ma non si può dire che Fatah è tutto corrotta. Arafat ha permesso alla corruzione di crescere per molto tempo. Adesso Abu Mazen sta cercando di frenare e ripulire la situazione. Ma anche questo è difficile. Questa è una società tradizionale, con caratteri pre-moderni, tribale per cui è facile scivolare nel nepotismo, nel clientelismo, nell'abuso di potere. Per capire e agire in questa situazione Abu Mazen avrebbe bisogno di buoni antropologi e psicologi…

C'è paura dei palestinesi per le violenze di Hamas?

Viviamo in una società violenta; la violenza è in ogni angolo. Non possiamo isolare il fenomeno Hamas da tutta la situazione. Anche Israele è violenta. C'è occupazione, oppressione, spari, terreni confiscati, mancanza di diritti… Quello che fa Hamas può essere visto come una resistenza all'oppressione. Negli ultimi 10 anni i terreni dei palestinesi nei territori della West Bank  hanno perso il 30% del loro valore. Questo significa che dobbiamo avere cura di votare per un partito che aiuti la nostra sopravvivenza.

Sarà possibile una cooperazione fra Fatah e Hamas?

É la democrazia: devono cooperare. Ma anche Israele deve cooperare: non possono andare avanti a confiscare terre e aspettarsi che i palestinesi stiano tranquilli.

Ci sarà differenza fra il voto dei cristiani e dei musulmani?

Penso vi siano differenze a seconda dell'educazione e del livello culturale: studiosi, imprenditori, classe media, musulmani o cristiani, voteranno in blocco per i loro interessi. La classe media è figlia della post-modernità e non accetta una società segnata da una forte religiosità islamica. Penso perciò che la classe media voterà per Fatah. Invece molti contadini o poveri voteranno per Hamas.

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