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  • » 11/06/2015, 00.00

    CINA

    Condannato all’ergastolo Zhou Yongkang, ex “zar della sicurezza nazionale”



    Il potentissimo ex vertice dei servizi di sicurezza è stato ritenuto colpevole di corruzione, abuso di potere e compravendita di segreti di Stato. Il processo si è svolto a porte chiuse “per non diffondere particolari relativi alla sicurezza nazionale”. Zhou è il primo membro del Politburo (in carica o emerito) a finire in galera. Ha annunciato che non farà ricorso, ma con ogni probabilità finirà nel carcere “a cinque stelle” destinato ai leader comunisti caduti in disgrazia.

    Pechino (AsiaNews) – La Corte intermedia del Popolo di Tianjin ha condannato all’ergastolo Zhou Yongkang, ex potentissimo “zar della sicurezza nazionale” e primo membro del Politburo comunista (in carica o emerito) a finire in prigione. L’uomo, legatissimo agli ex presidenti Jiang Zemin e Hu Jintao, è stato ritenuto colpevole di corruzione, abuso di potere e compravendita di segreti di Stato. Per il primo caso d’accusa la pena massima è la morte; per gli altri due si arriva al massimo a sette anni di prigione. Zhou ha annunciato di non voler presentare ricorso.

    Secondo la Xinhua, agenzia di stampa del governo cinese, il processo non è stato reso pubblico – come annunciato in precedenza – perché durante il dibattimento “si sono discussi segreti relativi alla sicurezza nazionale”. Al contrario, il procedimento contro l’ex leader del Partito di Chongqing Bo Xilai – astro nascente e membro di una fazione avversa all’attuale presidente Xi Jinping – ebbe molto risalto sui media. Tanto che Bo, con la sua difesa appassionata, riuscì a ottenere una fetta di consenso popolare.

    I giudici hanno confiscato a Zhou ogni possedimento personale e i diritti politici “per il resto della vita”. Non è ancora chiaro che fine faranno alcuni suoi familiari, implicati nel processo e in attesa di giudizio. Con ogni probabilità, comunque, l’ex capo supremo della sicurezza nazionale sconterà la pena nel carcere Qincheng, nelle colline a nord di Pechino, dove sono stati rinchiusi tutti i leader comunisti caduti in disgrazia.

    Fra questi anche il noto dissidente Bao Tong, segretario e amico di Zhao Ziyang, che ricorda i suoi sette anni di detenzione nello stesso luogo: "Sembra un albergo a cinque stelle. Ogni cella è larga e confortevole, con un letto morbido, un divano, una scrivania e un bagno privato". Dai Qing, figlia di un ex comandante dell'Esercito di liberazione popolare, aggiunge: "Quando vidi la prima volta la cella rimasi piacevolmente sorpresa".

    I prigionieri del Qincheng possono scegliere i propri vestiti, bere latte al mattino e mangiare da una selezione di pasti che prevede zuppe e carne. Alcuni dei cuochi del carcere lavoravano in prestigiosi hotel della capitale. Inoltre il carcere è stato rinnovato nel 2012: un muro di cinta è stato eliminato per fare spazio a padiglioni, alberi e prati curati. La media delle prigioni cinesi, secondo coloro che ne sono usciti, assomiglia invece a un inferno fatto di sporcizia, sovrappopolazione e violenza.

    L’inchiesta contro Zhou Yongkang si è aperta nell’agosto del 2013, un anno dopo il suo ritiro dalla vita politica attiva, e rientra nella campagna anti-corruzione “contro tigri e mosche”  lanciata dal presidente Xi subito dopo la sua presa di potere. L’ex “zar” è accusato di aver intascato “enormi tangenti” durante tutta la sua carriera: egli è stato vice direttore generale della China National Petroleum Corporation; capo del Partito comunista del Sichuan; capo del ministero della Pubblica sicurezza e capo della Commissione centrale politica e per gli Affari legali.

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