30/06/2010, 00.00
INDIA
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Condannato un deputato indù per i pogrom nell’Orissa

L’uomo, esponente del partito nazionalista, è stato condannato a 7 anni per aver commesso violenze e omicidi durante i moti anti-cristiani del 2008. L’arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar commenta: “Un segnale che aspettavamo da tempo, mentre Kandhamal torna lentamente alla pace”.

Bhubaneswar (AsiaNews) – L’arresto e la condanna di un deputato dell’Orissa per i moti anti-cristiani del distretto di Kandhamal “sono segnali positivi, che dimostrano alla popolazione che i criminali non possono scappare dalla punizione. La legge li segue, anche se ci vuole tempo per prenderli”. Lo dice ad AsiaNews mons. Raphael Cheenath, arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, commentando la condanna a 7 anni pronunciata ieri da una corte statale contro il deputato Manoj Pradhan, ritenuto colpevole di aver commesso omicidi e atti vandalici nel corso degli scontri.

L’uomo è un esponente di spicco del Baratiya Janatha Party (Bjp), la compagine politica che promuove il “ritorno dell’India all’induismo” e porta avanti una feroce campagna discriminatoria contro le minoranze religiose. Molti analisti vedono la mano del partito dietro gli scontri etnici o religiosi dell’ultimo decennio. Tra l’altro, il deputato condannato è stato eletto nel distretto di G Udaygiri, uno dei più colpiti dalle violenze dell’estate del 2008.

Quello di ieri “è un giudizio che aspettavamo da tempo. Siamo felici che la legge abbia fatto il suo corso. Certo, sarebbe stato meglio condannare Pradhan all’ergastolo, come deterrente per gli altri che portano avanti attacchi di questo tipo. Ma è un buon segno lo stesso, una pena severa per degli orrendi crimini: fa tornare la speranza della popolazione nei confronti dei giudici, che riaffermano con forza che nessuno è al di sopra della legge. È un avvertimento anche per i criminali, che sanno di rischiare molto se continuano così”.

Per quanto riguarda la situazione nel distretto di Kandhamal, mons. Cheenath racconta: “Alcuni segnali ci dicono che la Chiesa diventa più forte, la fede dei sacerdoti e dei fedeli emerge di più e sono presenti sostegno e comunione in tutti i cristiani dell’area. Nel giro di pochi giorni finiremo la costruzione di 2.000 nuove case, che daremo alla popolazione. I sistemi educativi e quello di recupero dai traumi stanno funzionando molto bene, anche se il lavoro di sostegno e riabilitazione va avanti a rilento”.

Per quanto riguarda la pacificazione dell’area, il presule racconta: “Abbiamo due persone impegnate nel campo, p. Nicholas e fratello Mark, che hanno vissuto a Kandhamal e lavorano a tempo pieno per la pace e la riconciliazione. Si spostano di villaggio in villaggio convocando incontri fra gli indù e i cristiani: i primi stanno cambiando, in meglio, nei confronti dei nostri fratelli e molti esprimono dolore per le violenze anti-cristiane”. (N.C.)

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