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    » 16/03/2007, 00.00

    CINA

    Conferenza consultiva: “Il governo fermi la legge del figlio unico”



    Un gruppo di membri della Conferenza consultiva politica del popolo cinese, che si è conclusa ieri, ha chiesto al governo di tornare almeno alla concessione dei due figli per famiglia: la politica attuale, infatti, crea problemi sociali e disturbi alla personalità nei giovani.
    Pechino (AsiaNews) – Un gruppo composto da 30 delegati della Conferenza consultiva politica del popolo cinese (Ccppc) ha chiesto al governo di abolire la legge sul figlio unico, in vigore in Cina da 28 anni, perché “crea problemi sociali e disturbi alla personalità nei giovani”.
     
    La proposta è stata presentata da Ye Tingfang, professore all’Accademia cinese delle Scienze sociali, che ha suggerito al governo di tornare almeno al decreto che prevedeva due figli per famiglia. Secondo l’accademico, infatti, “è troppo imporre un figlio unico. Questo viola le leggi naturali e, a lungo andare, porterà ad una rivolta da parte di Madre natura”.
     
    La politica di controllo familiare, caposaldo del governo comunista, colpisce al momento circa 90 milioni di famiglie cinesi. Questo “provoca problemi sociali come lo squilibrio fra i sessi e l’invecchiamento della popolazione. Il disordine nello sviluppo della nostra società è il risultato di questa scelta: moltissimi giovani, oggi, hanno problemi psicologici e divengono sempre più chiusi ed isolati”. Questo perché “i bambini non hanno più coetanei con cui giocare e nemmeno cugini con cui confrontarsi. Non va bene che stiano sempre con i loro genitori, che li viziano: anche se non è giusto imporre alcun limite alla procreazione, riteniamo sia meglio almeno tornare alla politica dei due figli per famiglia”.
     
    Il professore ed il gruppo di delegati, tuttavia, non hanno dubbi che la loro proposta verrà ignorata dal governo centrale, che sulle proposte della Conferenza ha sempre mantenuto “l’atteggiamento di un sordo”.
     
    Questo è valido anche per gli altri temi trattati dai membri del Ccppc, che si sono riuniti in contemporanea ai delegati dell’Assemblea nazionale del Popolo (Anp). Il loro incontro è finito ieri, e nel corso degli 11 giorni di colloqui i delegati - per la maggior parte leader in pensione, esperti ed imprenditori privati – hanno trattato temi di interesse sociale, arrivando a criticare le politiche governative sulla sanità, l’istruzione e l’immigrazione interna.
     
    Qiu Guoyi, 71 anni e membro della Conferenza da 20, spiega però che tutto questo “non ha alcun peso sulla politica del Partito. Noi discutiamo, ma loro decidono sulla base di altre considerazioni. Inoltre, nessuno di noi può dire di rappresentare il popolo, perché non siamo stati eletti, ma nominati”.
     
    La pensa allo stesso modo un altro membro dell’organismo, Lin Shengzhong, che aggiunge: “Negli anni ’80, questo ente aveva un senso: si poteva parlare con franchezza di tutto e persino criticare il governo. Dalla fine di quel decennio, è tornata una censura maoista e non si può neanche attaccare la corruzione, che vive in ogni angolo della nostra società”.
     
    Queste considerazioni, scrive un cronista del South China Morning Post, sono avvalorate anche dalla percezione della popolazione, che ritiene il Ccppc “un bel vaso di fiori nella casa della politica cinese, che abbellisce ma contribuisce molto poco allo sviluppo del Paese”.
     
    Prima che si formasse l'Anp, nel 1954, la Conferenza consultiva politica del popolo cinese era il corpo legislativo più importante, responsabile della promulgazione della legislazione decisiva per la fondazione della Repubblica popolare cinese. Oggi quest'organo non è legislativo, e non ha potere sulle nomine dei rappresentanti governativi. La maggior parte dei membri di questa commissione ricopre un ruolo consultivo all'Assemblea, mentre altri vi partecipano in veste di esperti. Il presidente del Ccppc è Jia Qinglin.
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