26/10/2017, 15.31
KYRGYZSTAN
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Contro l’‘ala kachuu’, la tradizione del rapimento delle spose

Migliaia di donne vengono rapite ogni anno e costrette a sposarsi. Dal 2013 è punibile con una pena fino a 10 anni di prigione. Parlamentare: bisogna insegnare che non è una tradizione, ma un crimine.

Bishkek (AsiaNews/Agenzie) – Rapite mentre camminano per strada e forzate a sposare il loro assalitore. È quanto accade ogni anno a migliaia di donne kirghise che vengono sottoposte all’ “ala kachuu” (prendi e fuggi), la tradizione del rapimento della sposa, illegale dal 2013 e tuttavia ancora diffusa. A denunciarlo è la più giovane parlamentare del Paese, Aida Kasymalieva, in una recente seduta in parlamento. Per la sua collega, Ainuru Altybaeva, è necessario informare i giovani di questo gesto umiliante.

L’ala kachuu fa parte del folclore del Paese, e comprende anche i casi in cui la sposa è consenziente alle nozze. La ragazza viene afferrata e trascinata in macchina con la forza, per poi essere costretta a indossare un velo bianco. Condotta alla casa dello sposo, viene spesso convinta da altre donne a rimanere con il rapitore.

Il rapporto del comitato Onu per l’eliminazione della discriminazione contro la donna (Cedaw) riferisce dati dell’ong Women Support Centre risalenti al 2013, secondo cui al tempo erano almeno 11.800 le donne e ragazze rapite ogni anno in Kyrgyzstan. Reuters parla di 12mila sequestri annui e di studi che suggeriscono che la metà dei matrimoni in Kyrgyzstan sono il prodotto di rapimenti, per un terzo non consensuali.

Dal 2013, la tradizione è punibile con una pena fino a 10 anni di prigione. Per la parlamentare, l’effetto della legge è limitato a causa dell’atteggiamento della società: “Anche se la ragazza trova la forza di scappare la notte del rapimento… alla stazione di polizia le potrebbero dire che è colpa sua”.

Ainuru Altybaeva, altra parlamentare kirghisa, racconta di aver incontrato resistenze nel preparare proposte di legge che colpiscano questa pratica. A quanto da lei affermato lo scorso 9 ottobre, dei suoi colleghi uomini l’avrebbero criticata, accusandola di non essere kirghisa e di non conoscere le tradizioni del Paese, visto che “il rapimento della sposa è una bella tradizione nazionale”.

Tuttavia, molti altri suoi colleghi hanno sostenuto la proposta di legge per criminalizzare la pratica, adottata nel 2011 e firmata dal presidente nel 2012. “Abbiamo anche rafforzato la legge. Ora, un testimone o un membro della famiglia può riportare casi di rapimenti. Prima, ciò era considerato un affare privato e solo la vittima poteva denunciarlo. Ora viene trattato come un problema privato e pubblico”.

Per la Altybaeva, è necessario informare ed educare. “Grazie a un’ampia campagna informativa con gruppi di donne e giornalisti, giovani uomini e donne sono stati istruiti sulla legge. Le ragazze sono venute a sapere che se vengono rapite, hanno dei diritti e possono denunciare il fatto. In molti hanno scoperto che questa non è una tradizione, ma un crimine. Come risultato, ora il numero dei rapimenti è sceso in modo significativo”.

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