18/06/2010, 00.00
COREA – SUD AFRICA
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Corea del Nord, due giocatori disertano. Forse puniti

di Joseph Yun Li-sun
Dei quattro assenti dalla lista ufficiale - il portiere Kim Myong-won, i centrocampisti Kim Kyong-il e Pak Sung-hyok e l’attaccante An Chol-hyok – due avrebbero chiesto asilo politico in Africa. Ma la Fifa smentisce, parlando di errori di trascrizione. Il 21 si gioca contro il Portogallo: protagonista Jong Tae-se, che ha pianto durante l’inno, ma non ha mai vissuto in Corea del Nord.
 Seoul (AsiaNews) – I quattro giocatori nordcoreani non presenti nella lista ufficiale “sono a disposizione della squadra. L’assenza dalla lista è frutto di un semplice errore di trascrizione”. Lo ha detto questa mattina ai giornalisti della stampa internazionale un dirigente della Fifa, cercando di rispondere a chi si chiedeva quale fosse la fine dei quattro atleti “scomparsi”: il portiere Kim Myong-won, i centrocampisti Kim Kyong-il e Pak Sung-hyok e l’attaccante An Chol-hyok.
 
Tuttavia, alcune fonti in Corea del Sud avanzano un’ipotesi diversa: due dei quattro giocatori - il portiere e l’attaccante - avrebbero chiesto asilo politico a una nazione africana e per questo sarebbero stati puniti dagli immancabili agenti di sicurezza nazionale nordcoreana, che accompagnano la squadra e i singoli atleti ovunque. La richiesta di asilo nasce, spiega una fonte, “dalla paura per il prossimo incontro”.
 
Il 21 giugno, infatti, la Corea del Nord incontrerà il Portogallo: si tratta della stessa compagine che sconfisse 5 a 3 i nordcoreani durante l’ultimo Mondiale disputato, quello inglese del 1966. Deluso dalla prestazione, l’allora dittatore di Pyongyang Kim Il-sung condannò buona parte di quella squadra alla reclusione in un campo di lavoro. Il leader Park Doo-ik, che segnò contro l’Italia eliminando gli azzurri dalla competizione, ha passato 15 anni facendo il boscaiolo per la sconfitta portoghese.
 
Ora la storia si ripete, e i “Chollima” – i cavalli alati, soprannome della squadra – temono di fare la stessa fine. Tutti tranne Jong Tae-se, il giocatore che ha commosso il mondo piangendo durante l’esecuzione dell’inno nazionale del Nord prima del match contro il Brasile. Jong, infatti, è nato e cresciuto in Giappone da padre sudcoreano e madre nordcoreana: il suo passaporto è emesso da Seoul. Jong può giocare con i “Chollima” soltanto grazie alla mediazione della Fifa, che nel 2007 è intervenuta a suo favore.
 
Jong ha dichiarato di aver pianto “per l’emozione di poter finalmente rappresentare la Corea del Nord, tra l’altro contro la squadra migliore del mondo”. Ha poi aggiunto che il suo piatto preferito “è il manzo cucinato alla maniera del Nord”, che “non ha il televisore né il frigorifero, oggetti inutili” e che “rispetta il Sud per il suo atteggiamento a livello internazionale, ma preferisco il Nord per la grandezza del suo popolo”. Anche se, di fatto, in Corea del Nord non è mai neanche entrato e a tutt'oggi gioca in una squadra giapponese. 
 
In ogni caso, sarà sicuramente uno dei protagonisti della sfida contro il Portogallo. L’allenatore Kim Jong-hun, infatti, ha già dichiarato che il suo atteggiamento patriottico “è stato notato e apprezzato dal nostro leader Kim Jong-il”. Il tecnico ha poi aggiunto che è proprio il “Caro Leader” di Pyongyang a coordinare la squadra durante gli incontri attraverso un “telefono invisibile. Ci parliamo, ma non si vede a occhio nudo. Si tratta di una geniale invenzione dello stesso Kim”.
 
Il dittatore non è nuovo a pensate geniali, presentate in grande stile alla stampa e alla popolazione nordcoreana: l’ultima, annunciata con clamore alla nazione, risale al 2004. In quell’anno, durante una cena ufficiale con i leader del Partito e con i generali dell’esercito del Nord, Kim fece servire una sua invenzione definita più tardi “sublime” dai presenti: l’hamburger.
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