20/05/2020, 08.35
HONG KONG-CINA
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Coronavirus: restrizioni fino al 4 giugno. Per i democratici è ‘soppressione politica’

In pericolo la veglia in ricordo degli uccisi di Tiananmen. La misura prevede il divieto di riunioni pubbliche con più di 8 persone. Il nuovo giro di vite è stato deciso dopo il riemergere di casi di contagio locali. Il lockdown ha messo in quarantena il movimento anti-estradizione. Le pressioni di Pechino.

Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) – “È un atto di soppressione politica”. Il fronte democratico non usa mezzi termini per condannare l’estensione delle restrizioni per il coronavirus fino al 4 giugno, il giorno della veglia al Victoria Park, che commemora le vittime del massacro di Tiananmen, compiuto dal regime di Pechino nel 1989. Hong Kong è l'unico luogo nel mondo cinese dove viene ricordato il tragico evento da quasi 30 anni.

La misura è stata decretata ieri dall’esecutivo di Carrie Lam e prevede il divieto di riunioni pubbliche con più di 8 persone. Nei fatti, il provvedimento minaccia lo svolgimento della manifestazione, che ogni anno raccoglie centinaia di migliaia di persone.

Tali limitazioni non valgono per gli incontri di carattere religioso. Le funzioni possono essere celebrate, ma chiese e templi dovranno mettere a disposizione dei fedeli al massimo il 50% dei posti disponibili. Bagni pubblici e luoghi di intrattenimento come karaoke e locali notturni resteranno chiusi fino al 28 maggio.

Il nuovo giro di vite è stato deciso dopo che il 13 maggio la città ha registrato tre nuovi casi di contagio locale: nei 23 giorni precedenti aveva contato solo infezioni importate dall’estero. I numeri dell’infezione rimangono però bassi: 1055 infetti e 4 morti.

Le autorità cittadine hanno negato che le restrizioni agli assembramenti siano state prolungate per sabotare la veglia. La Alliance in Support of Patriotic Democratic Movements of China, che organizza la manifestazione, la pensa diversamente; per superare i divieti, essa esorta la popolazione ad accendere il 4 giugno delle candele in ogni parte della città.

Per la pandemia, la polizia aveva chiesto e ottenuto la cancellazione delle dimostrazioni sindacali previste per il primo maggio. Le Forze dell’ordine sono sotto accusa per il loro comportamento violento durante le proteste pro-democrazia in un centro commerciale di Mong Kok il 10 maggio. Secondo diversi esponenti del fronte democratico, quella è stata una prova generale per il 4 giugno.

Le misure di contenimento sociale scattate a gennaio per combattere il morbo hanno messo in quarantena il movimento anti-estradizione. Il governo di Hong Kong, colpevole agli occhi di molti cittadini di assecondare le interferenze di Pechino negli affari locali, ha dovuto far fronte per mesi a ripetute proteste da parte dei gruppi pro-democrazia. Le prime manifestazioni sono cominciate nel giugno 2019 contro la proposta di legge sull’estradizione (poi ritirata), e in seguito si sono trasformate in un più ampio movimento a favore delle libertà democratiche.

Gli attivisti temono che il regime cinese stia spingendo le autorità di Hong Kong a usare la mano dura con i simpatizzanti pro-democrazia. In un documentario andato in onda il 17 maggio, la Cctv – la televisione pubblica cinese – accusa l’opposizione democratica hongkonghese  di cospirare con le “forze anti-Cina”.

Lo scorso mese sono emerse rivelazioni secondo cui i giudici della città avrebbero ricevuto ordini da Pechino di non assolvere alcun manifestante sotto processo. Cinque personalità democratiche legate al movimento anti-estradizione rischiano fino a cinque anni di carcere. Il 18 maggio, i magistrati della Corte di West Kowloon hanno inasprito le accuse nel processo che vede i cinque attivisti imputati. Essi fanno parte del gruppo di 15 personalità arrestate lo scorso mese per il loro ruolo nelle proteste del 18 agosto, primo e 18 ottobre 2019.

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