13/06/2008, 00.00
PAKISTAN
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Cristiana disabile 12enne violentata da un gruppo di musulmani

di Qaiser Felix
Il trio è accusato di aver abusato di una dodicenne affetta da disturbi mentali. Il padre non ha denunciato subito il misfatto a causa delle minacce subite; grazie al sostegno di attivisti cristiani ora chiede giustizia. La ragazza verrà curata in centro di suore specializzato nelle malattie psichiche.

Lahore (AsiaNews) – Lo scorso 25 maggio un gruppo composto da tre musulmani ha violentato una ragazza con problemi psichici a Lahore. All’inizio la famiglia, di fede cristiana, non ha voluto sporgere denuncia a causa delle minacce e delle pressioni subite; in seguito, grazie anche al sostegno ricevuto da due avvocati cristiani, si è presentata davanti alle forze dell’ordine e i tre sono stati arrestati.

Khalil Tahir, avvocato cristiano e presidente di Adal Trust – Ong che offre assistenza legale gratuita ai poveri – prenderà le difese della piccola Elishba, 12 anni e affetta da disturbi mentali, nel corso del procedimento in aula: “La ragazzina – racconta ad AsiaNews il legale – proviene da una famiglia cristiana molto povera: vivono in una casa in affitto, il padre è un bracciante. Lo scorso 25 maggio Niamat Masih, rientrando dal lavoro, scopre che la figlia non è a casa. E’ subito uscito a cercarla, senza trovarla. Passando accanto a una abitazione non lontana da casa, dimessa e priva di porte, ha udito alcuni gemiti provenire al suo interno”. Proprio in quel momento un giovane musulmano – Muhammad Badshaw, uno dei componenti del “branco” – compare sulla soglia e alla vista del padre di Elishba scappa. “Entrato nell’abitazione – prosegue la testimonianza del legale – Masih vede altre due giovani fuggire di corsa, mentre distesa sul pavimento ritrova la figlia, priva di sensi e con i vestiti strappati. Rientrato a casa, al sicuro, in un primo momento pensa di sporgere denuncia, ma desiste a causa delle minacce subite e del costo troppo elevato di una causa in tribunale”.

Il sostegno ricevuto da Khalil e da Kamran Michael, responsabile del governo locale per i diritti umani e le minoranze, convince il padre a denunciare il misfatto e a far arrestate il trio; alla famiglia è stata anche assegnata una scorta da parte delle forze di polizia a garanzia della loro incolumità. Khalil Tahir  ribadisce che “le visite mediche testimoniano la violenza di gruppo subita dalla ragazza” che ancora oggi “non si è pienamente ristabilita”, ma dice di essere “ottimista” riguardo al fatto che “la famiglia possa ottenere giustizia in tribunale”. Elishba, dopo le prime cure, verrà trasferita in un casa di accoglienza a Lahore, gestita da suore e specializzata nel trattamento di pazienti affetti da problemi mentali.

Kamran Michael sottolinea le condizioni disagiate della “minoranza cristiana” soggetta a violenze di questo tipo “a causa dell’estrema povertà in cui versa: sarà nostra cura far emergere il grido d’allarme, perchè questi attacchi brutali non si ripetano, durante il prossimo vertice della Punjab Assembly”. 

 

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