03/04/2019, 11.48
PAKISTAN
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Cristiani, indù e musulmani di Lahore: Serve una legge contro le conversioni forzate (Video)

di Shafique Khokhar

Ogni anno nel Paese almeno 1.000 ragazze delle minoranze sono costrette ad abiurare la propria fede e aderire all’islam. Manifestante cristiana: “È una disgrazia che le conversioni estorte con la forza non siano considerate una violazione dei diritti umani”. Attivisti di gruppi religiosi e della società civile hanno manifestato anche a Faisalabad.

Lahore (AsiaNews) – Serve “una legge contro i frequenti episodi di rapimento, conversioni forzate e matrimoni forzati di donne e ragazze indù, cristiane e delle altre minoranze religiose”. Lo chiedono attivisti cristiani, musulmani, indù, sikh e laici pakistani che hanno organizzato un “Protest Camp” a Lahore, di fronte l’Assemblea del Punjab, il 30 marzo scorso, mentre a Faisalabad si svolgeva un evento simile (v. video). L’iniziativa prende spunto dal rapimento di due sorelle indù, convertite con la forza e costrette a sposare due uomini musulmani. I partecipanti affermano: “Le minoranze sono impaurite. Bisogna approvare una legge per eliminare le conversioni forzate”.

Il fenomeno non è nuovo e ha radici profonde nella rigida mentalità radicale musulmana e nelle tradizioni patriarcali. Stando alle indagini più recenti, ogni anno almeno 1.000 ragazze vengono costrette ad abiurare la propria fede e aderire all’islam. Negli ultimi 40 giorni questa sorte è capitata a nove minorenni appartenenti alle minoranze indù e cristiana.

La manifestazione di protesta era guidata dal Rwadari Tehreek [Movimento interreligioso per la tolleranza, ndr], in collaborazione con varie associazioni religiose e della società civile. Gli attivisti chiedono l’arresto di Mian Mithu, custode del Barchundi Sharif nel distretto di Ghotki, e Ayub Jan Sarhandi, della moschea di Sarhandi nel distretto di Umerkot. Si tratta di influenti leader religiosi islamici, implicati in numerosi casi di rapimento e conversione, contro i quali non è mai stato adottato nessun provvedimento.

Samson Salamar, presidente del Rwadari Tehreek, afferma: “Questa orribile tendenza lascia le minoranze in una condizione di miseria, dolore, terrore e insicurezza. Tutto ciò va contro gli standard internazionali in materia di diritti umani e contro la Costituzione del Pakistan, che garantisce libertà religiosa a ogni essere umano senza discriminazione”.

Saeeda Diep, presidente dell’Institute for Peace and Secular Studies, aggiunge: “Le conversioni all’islam in circostanze sospette sono fonte di grave preoccupazione e diffondono ancora più terrore e rabbia tra le minoranze, già vittime di altre forme discriminatorie”. Secondo Tariq Siraj, a capo di Human Rights Concern Network, “bisogna lanciare una campagna di sensibilizzazione nella società civile”. Per Katherine Sapna Karamat, direttrice di Christians’ True Spirit, “è una disgrazia che molti non considerino come una violazione dei diritti umani le conversioni estorte con la forza”.

 

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