21/10/2019, 11.43
LIBANO
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Cristiani, sunniti e sciiti manifestano in attesa del discorso di Hariri

di Pierre Balanian

Continuano le manifestazioni contro governo e parlamento. Il discorso di Hariri è atteso per le 18 di oggi. Cristiani e musulmani uniti. Gli sciiti criticano Nabi Berri e Hassan Nasrallah. La polizia blocca le strade per fermare l’afflusso di nuovi manifestanti; l’esercito le libera.

Beirut (AsiaNews) – “No comment” e “Speriamo in bene”: sono i risicati commenti che alcuni deputati esprimono ad AsiaNews prima di entrare in riunione nel palazzo presidenziale di Baabda.

Essi sono stati convocati d’urgenza dopo quattro giorni di manifestazioni popolari che chiedono la loro cancellazione e un ultimatum del premier Saad Hariri per trovare una soluzione alla crisi politica ed economica del Paese. Finora nulla è trapelato, ma si tratta di un segreto di Pulcinella: vogliono salvare l’insalvabile.

Intanto dalle prime ore di oggi, in cui scade l’ultimatum di Hariri, il cui discorso è atteso alle 18.00, continua il flusso crescente ed inarrestabile della popolazione in protesta. Le forze della gendarmeria, sotto il comando del ministero degli Interni, hanno bloccato gli ingressi principali alla capitale per impedire l’aumento di pressione popolare attorno ai palazzi del potere.

Con una mossa contraria, l’esercito è intervenuto per aprire le strade. Ufficialmente, essi vogliono evitare che avvengano scontri fra manifestanti; in realtà sembra vogliano garantire le manifestazioni di piazza. Dalle zone sul Monte Libano, le cui strade di accesso sono ancora bloccate, i cristiani parcheggiano le auto e proseguono a piedi, o su motorini, o con l’autostop per dare man forte alle manifestazioni degli abitanti del centro, a maggioranza musulmana, rimasti a dormire nel centro della capitale.

´´Non abbiamo mica crocifisso Gesù Cristo, né abbiamo tradito il Profeta! [I poliziotti] ci trattano come fossimo combattenti di Daesh!”, dice ad AsiaNews Roland Rizk.

I manifestanti sono uniti oltre i confini confessionali. E tutti citano con orgoglio la scomparsa di un tabù: ieri notte a Nabatiyeh, una zona ampiamente sciita a pochi chilometri dal confine con Israele, la gente manifestava criticando in modo aperto Nabih Berri, il presidente del parlamento, sciita, da 30 anni al potere. Fino ad allora egli era stato quasi divinizzato.

Miliziani di Amal (il partito sciita) hanno prima insultato, poi minacciato, poi aggredito i manifestanti sciiti accusandoli di tradimento e colpendo perfino le donne.  

Anche se ancora timide, si diffondono critiche pure a Hassan Nasrallah, il capo degli Hezbollah. Lo stesso fanno i cristiani accusando il ministro degli esteri Gebran Bassil, le Forze libanesi di Geagea, il presidente Michel Aoun.  La fine del confessionalismo sembra essere scoccata.

Tutti attendono il discorso di Hariri in serata. Ma già ora i manifestanti hanno fatto sapere che essi vogliono la caduta del governo e di tutto il parlamento. Altrimenti non lasceranno la piazza: “A nulla servono – dicono - le mezze misure e le false promesse”.

Il capo di Stato maggiore sembra dare tempo al governo e al popolo e ha fissato il ritorno alla calma per il 27 di questo mese. Dopo, forse sarà proprio l’esercito ad avere l’ultima parola.

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