20/07/2010, 00.00
NEPAL
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Cristiani del Nepal da emarginati ad attori politici

di Kalpit Parajuli
Leader cattolici e protestanti chiedono maggiore spazio nelle istituzioni, in risposta allo stallo politico ed economico che da mesi affligge il Paese. Mons. Sharma vescovo di Kathmandu, afferma: “Nessun leader mostra un vero interesse verso la popolazione. È quindi giunto il momento per i cristiani del Nepal di impegnarsi in modo attivo nella politica”.

Kathmandu (AsiaNews) – Emarginati per anni dal panorama politico, i leader cattolici e protestanti del Nepal chiedono maggiore spazio all’interno delle istituzioni per rispondere in modo attivo allo stallo politico ed economico che da mesi affligge il Paese. Infatti, dopo le dimissioni del Primo ministro Madhav Kumar Nepal, avvenute il 30 giugno scorso, il Nepal è ancora senza un governo. In questi giorni il presidente Ram Baran Yadav ha invitato il parlamento a formare un nuovo esecutivo entro il 21 luglio.

Mons. Anthony Sharma, vescovo di Kathmandu, racconta ad AsiaNews: “In passato non ho mai notato nei cattolici un grande interesse per la politica. Ma a tutt’oggi nessun leader ha mostrato un vero interesse verso la popolazione. È quindi giunto il momento per i cristiani del Nepal di impegnarsi in modo attivo nella politica, per poter fare sentire la nostra voce e le nostre preoccupazioni”.

Mons. Sharma è il primo prelato della Chiesa cattolica residente in Nepal. Il Vaticano lo ha nominato vescovo nel 2007 dopo la proclamazione dello Stato laico avvenuta nel 2006, la caduta della monarchia indù e oltre 10 anni di guerra civile tra maoisti ed esercito.  

Tempo fa – racconta - avere in casa una bibbia era considerato un crimine, un grave peccato. Ora, grazie allo Stato secolare questo non accade più e noi cattolici siamo più liberi di lavorare”.  “Chi diventava cristiano – continua – veniva ostracizzato dalla società. Quando sono stato battezzato con il nome Anthony, la gente mi guardava con sospetto e si chiedeva ‘chi è questo nepalese con un nome cristiano?’. Per evitare problemi ho dovuto cambiare il mio nome in Amulya, che è la traslitterazione di Anthony in nepalese. A quel tempo il governo non permetteva a noi cattolici di operare come missionari”. Mons. Sharma dice che dopo la fine della monarchia la gente è meno diffidente nei confronti dei cattolici.

Nonostante il divieto di proselitismo e il controllo da parte delle autorità,  fin dai tempi della monarchia, la Chiesa cattolica è attiva nel campo dell’educazione. A tutt’oggi gestisce 31 istituti scolastici, otto nella sola Kathmandu. Al loro interno lavorano 65 sacerdoti, 17 religiosi e oltre 160 suore. Mons. Sharma dice che oggi la priorità nel Paese è la mancanza di ospedali e cliniche aperte anche ai più poveri. “La Chiesa – afferma - è sempre stata attiva nel campo dell’educazione, ma oggi è la sanità il settore con maggiori problemi. Quindi da alcuni anni ci stiamo concentrando in questo settore”.

La più ampia libertà religiosa vissuta in questi anni è però minata dagli estremisti indù, che combattono per il ripristino della monarchia e accusano i cattolici di proselitismo, intimidendo la popolazione con attentati e minacce. Il 23 maggio 2009 il Nepal Defence Army, gruppo fanatico indù ha fatto esplodere una bomba nella cattedrale dell’Assunzione di Kathmandu, uccidendo due persone.

“L’estremismo indù non ci spaventa – afferma il prelato, che nel 2009 ha ricevuto diverse minacce di morte dagli estremisti – noi continueremo il nostro servizio sia in uno Stato secolare che in un nuovo Stato indù”. “Noi – aggiunge – non abbiamo mai tentato di convertire nessuno con l’indottrinamento nelle scuole o con altri metodi. La nostra missione è quella di servire i bisogni delle persone, perché la conversione è frutto della grazia di Dio”.

Secondo Nrayan Sharna, leader protestante dei “Credenti della chiesa”, nulla o poco è cambiato con l’avvento dello Stato laico. “Il concetto di stato laico – afferma - è diventato una sorta di strumento religioso in mano ai partiti politici, perché oggi ci sono gli stessi problemi che c’erano ai tempi della monarchia”. “Il governo - continua  - non riconosce le Chiese cristiane come luoghi di culto e non possiamo evitare la loro registrazione agli uffici governativi. Per Nrayan Sharna “fare le vacanze di Natale non è un sinonimo di laicità”. “Noi – aggiunge –  non abbiamo ancora il diritto ad avere un luogo per seppellire i nostri morti". Il leader sottolinea che se “tutto si decide attraverso il consenso politico, anche noi cristiani vogliamo essere presenti in parlamento e avere un contatto più stretto con i partiti di governo ".

 

 

 

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