14/01/2011, 00.00
PAKISTAN
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Cristiani pakistani: Sulla blasfemia il governo è ostaggio dei partiti islamici

di Jibran Khan
Leader protestanti e attivisti per i diritti umani “contrariati” dalle parole del premier, che difende la legge sulla blasfemia. Il Ministero degli interni ordina un giro di vite contro siti con “contenuti anti-islamici”. La deriva fondamentalista dell’esecutivo, che aveva promesso la revisione di norme che creano tensioni interreligiose. A Karachi proteste di piazza contro Benedetto XVI.
Lahore (AsiaNews) – Le Chiese pakistane esprimono “frustrazione” per il rifiuto del governo di emendare la legge sulla blasfemia, come chiesto da papa Benedetto XVI e da attivisti per i diritti umani. Il Ministero degli interni ordina un giro di vite su internet e cellulari, invitando giovani e internauti a denunciare siti web (o messaggi sms) che “promuovono contenuti anti-islamici”. In realtà appare sempre più evidente la debolezza dell’esecutivo, costretto a soddisfare la volontà dell’ala estremista del Paese pur di mantenere il potere. Intanto a Karachi e in altre due città si sono svolte manifestazioni di piazza conto il papa.
 
Come annunciato nei giorni scorsi, diverse centinaia di persone hanno manifestato a Karachi e in altre due città del Pakistan contro l’appello di Benedetto XVI per l’abrogazione della legge sulla blasfemia. Al termine della preghiera del venerdì i dimostranti hanno lanciato slogan contro il pontefice e a favore della norma.
 
Rizwan Paul, presidente di Life for All (LFA), associazione che ha difeso dozzine di cristiani e musulmani accusati di blasfemia, si dice “contrariato dalla posizione assunta dal Primo Ministro”. L’11 gennaio scorso, all’indomani dell’appello del papa al corpo diplomatico vaticano, Yousaf Raza Gilani aveva escluso modifiche alla norma. Rizwan si sarebbe aspettato “una presa di posizione forte del governo contro la legge sulla blasfemia”, considerate le “crescenti proteste” che uniscono cristiani e musulmani.
 
L’organizzazione che riunisce le quattro chiese protestanti principali esprime anche “dispiacere” per le parole del premier. Victor Azariah, segretario generale di National Council of Churches in Pakistan (Nccp), afferma ad AsiaNews che “la risposta negativa del governo non costituisce una sorpresa, considerato l’attuale quadro politico” in Pakistan.
 
In effetti l’esecutivo pare sempre più ostaggio dell’ala fondamentalista del Paese, in particolare dopo la crisi di governo che ha colpito la maggioranza nei giorni scorsi. Il Pakistan People’s Party (Ppp) ha solo 125 seggi sui 342 dell’Assemblea Nazionale e la coalizione per poter sopravvivere deve contare sui voti di parlamentari indipendenti e partiti islamici. “È una situazione davvero difficile per il governo” ammette Mehboob Ahmed Khan, attivista per i diritti civili e promotore di una fiaccolata per ricordare l’omicidio del governatore del Punjab Salman Taseer, il 4 gennaio scorso. Durante la campagna elettorale del 2008, il Ppp aveva promesso di modificare quelle norme – fra cui la legge sulla blasfemia – che creano tensioni interreligiose.
 
A conferma della “deriva islamica” assunta dal governo, la direttiva promossa dal Ministro degli interni Rehman Malik che invita le autorità a bloccare siti web e messaggi sms con “contenuti anti-islamici”. Verranno aperti procedimenti penali per quanti risiedono in Pakistan, spiega il ministro, e lancia un appello ai giovani perché diano un contributo nella sorveglianza della rete internet. Egli esclude infine con forza l’ipotesi che l’esecutivo intenda abrogare o emendare la legge sulla blasfemia.
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