16/08/2017, 11.53
TURCHIA - IRAN
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Curdi e Isis al centro della storica visita in Turchia del generale iraniano Bagheri

Per l’agenzia ufficiale iraniana è un incontro “senza precedenti”. I media turchi rilanciano: “Pietra miliare” nei rapporti fra Teheran e Ankara. L’alto ufficiale dei Guardiani della rivoluzione incontrerà il presidente Erdogan e il ministro della Difesa. Analisti ed esperti: a dispetto delle sconfitte militari lo Stato islamico minaccia attuale sul futuro di Siria e Iraq.

 

Ankara (AsiaNews) - Un incontro “senza precedenti” volto ad attenuare le differenze sulla Siria e coordinare le politiche in Iraq, nazioni ancora vittime di conflitti e violenze nonostante le recenti sconfitte militari dello Stato islamico (SI, ex Isis) e la conseguente perdita di territorio. È una visita storica quella del generale iraniano Mohammad Hossein Bagheri, alto ufficiale dei Guardiani della rivoluzione, ad Ankara, dove è giunto ieri per incontrare il presidente Recep Tayyip Erdogan e il suo ministro della Difesa Nurettin Canikli.

La visita ufficiale durerà tre giorni ed è iniziata con il faccia a faccia con l’omologo turco Hulusi Akar. I giornali ufficiali e filo-governativi hanno dato ampio risalto alla vicenda. Il Turkish Daily Sabah, citando fonti diplomatiche di Ankara, definisce gli incontri una “pietra miliare” nei rapporti fra Iran e Turchia. Essi sono stati resi possibili grazie alla “volontà comune” di trovare accordi per risolvere le annose crisi in Iraq e Siria.

Anche l’agenzia ufficiale iraniana Irna ha sottolineato l’importanza della visita, parlando di evento “senza precedenti” nella storia delle relazioni bilaterali fra i due Paesi. Prima della partenza il generale Bagheri ha parlato di viaggio “necessario” per “migliori consultazioni e cooperazione” su diverse questioni “militari e regionali”. Fra gli argomenti al centro della discussione la sicurezza delle frontiere e la lotta contro il terrorismo.

Nel recente passato le relazioni fra Turchia, una nazione a maggioranza sunnita e laica, e Iran, la principale potenza sciita della regione, sono state all’insegna della tensione. Lo stesso presidente Erdogan aveva accusato Teheran di “nazionalismo persiano”, per definire l’influenza iraniana nell’area e, in particolare, in Iraq.

Turchia e Iran siedono su fronti opposti nel contesto del conflitto siriano, con Ankara a lungo vicina ai gruppi militanti anti-Assad - secondo alcune voci anche ai gruppi jihadisti - e Teheran fra i più stretti alleati del governo di Damasco. Negli ultimi mesi si è però venuto a formare un asse fra Iran, Turchia e Russia, che ha contribuito a risolvere alcune aree di crisi (su tutte Aleppo) e favorire il dialogo per arginare l’escalation di violenze. Fondamentali, al riguardo, i colloqui di Astana in parallelo con i summit Onu a Ginevra.

Archiviata la retorica contro il presidente siriano Bashar al-Assad, del quale chiedeva la cacciata, ora Ankara sembra concentrata sulla questione curda e sulla presenza delle Unità di protezione popolare (Ypg, le milizie curde) lungo la frontiera con la Siria. Sebbene alleato degli Stati Uniti, l’Ypg è considerato dai turchi un gruppo terrorista e branca siriana del Partito curdo dei lavoratori (Pkk), fuorilegge in Turchia e protagonista di una decennale insurrezione armata per l’indipendenza.

Turchia e Iran hanno una considerevole rappresentanza curda all’interno dei propri confini ed entrambe si oppongono con forza all’idea di una nascita - attraverso un referendum - di una entità autonoma curda nel vicino Iraq.

Intanto analisti ed esperti confermano che lo Stato islamico, a dispetto delle sconfitte militari, rappresenta ancora una minaccia consistente in Siria e Iraq.  Mohammad-Mahmoud Ould Mohamedou, professore di storia internazionale al Graduate Institute di Ginevra, sottolinea che il gruppo jihadista “è l’illustrazione violenza, lunga e complessa della distrofia che regna in Iraq”. Divisioni politiche, religiose ed etniche, aggiunge Mathieu Guidere, esperto di jihad, potrebbero dare nuovo vigore agli uomini del “Califfato”. Al contempo, in Siria il quadro è ancor più complicato e la lotta va ben oltre la minaccia dell’Isis; nel Paese arabo la ricostruzione delle infrastrutture e la ricerca della stabilità sarà una sfida ben più grave.  “Per lo SI - conferma Guidere - le parole d’ordine oggi sono riorganizzazione e ridispiegamento”. (DS)

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