07/11/2013, 00.00
SINGAPORE – INDIA
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Da Singapore a Calcutta: ‘Assisto i malati terminali con Madre Teresa, non con l’eutanasia’

di Nirmala Carvalho
Amy Lim è un’infermiera cristiana, sposata e madre di tre figli. Nel 2014 andrà come volontaria nella prima casa per moribondi fondata dalla beata di Calcutta. La donna spiega che fornire cure palliative significa aiutare il malato “a vivere i giorni che gli restano in modo significativo e con dignità”, sostenendo anche i familiari del paziente. “In un mondo – continua – che considera sofferenza e perdita come tragedie da evitare, le cure palliative testimoniano che la maggior parte della crescita umana e dell’umanità spesso si evolve attraverso la tragedia”.

Singapore (AsiaNews) - Al contrario dell'eutanasia, che "elimina il dolore eliminando la vita, le cure palliative si propongono di migliorare ogni essere umano sofferente". È questo il motivo per cui Amy Lim, cristiana di Singapore, è un'infermiera specializzata nell'assistenza dei malati terminali. Un lavoro, spiega ad AsiaNews, che richiede "profonda umanità per entrare in sintonia con i pazienti", aiutandoli a trovare "la felicità anche nel mezzo di un profondo dolore". Sposata e madre di tre bambini, la donna si sta preparando per servire come volontaria al Nirmal Hriday, la prima casa per malati e moribondi fondata da Madre Teresa a Calcutta. Un'esperienza che inizierà a giugno 2014 e per la quale Amy si definisce "molto emozionata", perché la beata ha rappresentato con la sua stessa vita "il significato profondo del fornire cure palliative a chi è in fin di vita". È proprio grazie all'amore che la Madre ha messo nel suo lavoro che l'infermiera è riuscita "a sopravvivere a questo mestiere così coinvolgente dal punto di vista emotivo". Di seguito, l'intervista integrale a Amy Lim. Traduzione a cura di AsiaNews.

Come infermiera di cure palliative, cosa fai per aiutare il paziente? E perché definisci questo servizio "sacro"?

Le cure palliative sono un tipo di terapia incentrata sul paziente, che consiste nel gestire i sintomi e nel dare sostegno olistico sia al malato, che ai suoi cari. È tagliata su misura per soddisfare le esigenze della persona che sta morendo. Eppure, l'essenza delle cure palliative non è focalizzata sul processo del morire, ma su come l'individuo che sta soffrendo può vivere i giorni che gli restano in modo significativo e con la dignità intatta.

In un mondo che considera ogni sofferenza e ogni perdita come tragedie da evitare, questi trattamenti testimoniano che la maggior parte della crescita umana e dell'umanità spesso si evolve [proprio] attraverso la tragedia, e che può esserci felicità anche nel mezzo di un profondo dolore. Quante volte abbiamo assistito al perdono e alla riconciliazione del cuore, fino ad allora negati, ma resi possibili alla fine della vita grazie a buone cure palliative. Simili esperienze sono lezioni di vita di grande valore per quelli che trascurano i moribondi.

Con tenerezza, le cure palliative ci ricordano che ogni uomo e ogni donna ha valore e significato, e merita non solo le nostre capacità, ma anche la nostra amicizia, il nostro rispetto e - ancora più importante - la nostra umanità.

Sento che questo lavoro è sacro perché nella vita c'è molto di più che carne e sangue. C'è molto di più di quello che possiamo vedere o misurare. Chi vuole esercitare questo tipo di terapie, deve essere connesso con il paziente, offrirgli assoluta presenza e stargli accanto per sentire tutto il suo dolore. La sofferenza e l'angoscia spirituale sono indivisibili. Le cure palliative vanno oltre la cura del fisico. Comprendere ciò che è più importante per il paziente, rispettare le sue scelte, sono componenti critiche in questi trattamenti.

Quali importanti lezioni hai colto da Madre Teresa, e in che modo la beata ha formato la tua vocazione come infermiera di malati terminali?

Penso che Madre Teresa abbia praticato le cure palliative per tutta la sua vita, prendendosi cura dei poveri e dei moribondi. Le sue potenti parole - "Non è quanto facciamo, ma quanto amore mettiamo nel fare. Non è quanto doniamo, ma quanto amore mettiamo nel dare" - sono l'essenza delle cure palliative. Dare il meglio di te anche a chi non apprezza, o a quanti non potranno mai restituire la tua gentilezza in alcun modo, è la più alta forma di terapia. In uno dei suoi ultimi discorsi, Madre Teresa ha detto che il "dono d'amore" è davvero tra noi e Dio, e mai tra noi e il paziente. Le sue parole sono come un generatore elettrico per me, che giorno dopo giorno produce l'energia e la compassione necessari per continuare a camminare con i malati e i moribondi. E spero di poter influenzare molti altri, per dare un senso a innumerevoli vite, ed essere quella voce rassicurante che porta speranza, conforto e amore a quelli che soffrono in un mondo buio. In questo modo, il nostro sudore e le nostre lacrime non saranno mai vani.

Ogni anima è preziosa e deve essere trattata con grande tenerezza, soprattutto quando arriva il momento di andare. Se non fosse per l'amore che Madre Teresa ha messo nel suo lavoro, non sarei riuscita a sopravvivere a questo mestiere così coinvolgente dal punto di vista emotivo.

Cosa pensi dell'eutanasia e perché l'esempio di Madre Teresa nelle cure palliative è così importante?

L'eutanasia mette fine alla vita in modo prematuro; le cure palliative aggiungono qualità ai giorni che restano. L'eutanasia elimina il dolore eliminando la vita; le cure palliative si propongono di migliorare ogni essere umano sofferente per cui vale la pena prestare attenzione, anche alimentandolo nei suoi ultimi giorni di vita. Ci sono valori e significati che vale la pena cercare nel tormento. Le cure palliative vivono di speranza per affrontare la sofferenza; l'eutanasia uccide ogni possibile speranza. Spesso incoraggio i miei pazienti a non lamentarsi troppo di quello che hanno perso, ma di concentrarsi su quello che ancora hanno e considerare ciascuna di queste cose come delle benedizioni. Come possiamo fare tutto questo con successo rimane una delle più grandi sfide in questo tipo di trattamenti.

Le cure palliative sono un metodo incentrato sul paziente, ascoltando in modo attivo cosa e come il morente vuole vivere gli ultimi giorni della sua vita, e garantendogli il conforto che merita. Si tratta solo di ciò che più conta per il paziente in quel momento, e come possiamo rendere questo viaggio vero per lui e i suoi cari. Con buone terapie, l'eutanasia è inutile.

Perché hai deciso di fare la volontaria al Nirmal Hriday di Calcutta?

Al momento sto facendo una ricerca spirituale che voglio concludere entro il giugno 2014. Per quella data, spero di essere più adeguata a fornire una migliore cura spirituale al gruppo di pazienti che sta morendo, in particolare quelli con grandi angosce. Non renderei giustizia a Madre Teresa se andassi senza comprendere o senza testimoniare un poco dell'amore che lei ha messo nel suo lavoro. Per questo, mi sto prendendo del tempo per prepararmi, così da essere più efficace quando sarò a Calcutta. Porterò con me tutto l'amore possibile, insieme alla conoscenza e ai risultati della mia ricerca.

Il mio cuore desidera così tanto portare la bellezza e l'essenza delle cure palliative ai tanti che, in tutto il mondo, la meritano, in particolare quelli che sono negli ultimi giorni della loro vita. Negli ultimi due anni ho fatto volontariato a Jakarta. Ho avuto il privilegio di fare assistenza a domicilio ai bambini in fin di vita che appartengono a famiglie locali molto povere, e anche di fare alcune lezioni. Il lavoro a Jakarta ha conquistato il mio cuore ancora di più e un'enorme parte di me vuole visitare il Nirmal Hriday di Calcutta. Spero di poter dare il mio contributo, e sono pronta a fare tutto quello che il mio coordinatore mi dirà di fare. Sono certa che, quando questa esperienza sarà conclusa, vorrò ritornare in futuro in modo regolare.

 

 

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