01/05/2011, 00.00
VATICANO – ASIA

Da Vietnam, Corea, Palestina e Israele per salutare il nuovo beato Giovanni Paolo II

di Simone Cantarini
In migliaia hanno affrontato lunghe ore di attesa in coda e giorni di viaggio solo per testimoniare la loro venerazione a Papa Wojtyla. Pellegrini vietnamiti e palestinesi chiedono al nuovo beato di vegliare sui loro Paesi vittime di violenze e guerre.

Roma (AsiaNews) –  “Al nuovo papa beato chiedo di vegliare su di me e sul mio Paese, dove i cristiani vivono una situazione difficile e sono vittime di persecuzioni e mancanza di liberta’ religiosa”. E’ quanto afferma ad AsiaNews Anna, giovane studentessa cattolica vietnamita, che insieme all’amica Maria ha atteso otto ore in coda per assistere alla beatificazione di Giovanni Paolo II. “Abbiamo pregato e recitato rosari tutta la notte – racconta commossa – siamo giunte stremate, ma non potevamo mancare a un evento tanto importante per la nostra vita”. Originarie di un piccolo villaggio a Nord est di Hanoi Anna e Maria  studiano in Italia da due anni e nel 2012 dovranno rientrare in Vietnam. “Abbiamo paura di ritornare nel nostro Paese – spiega la ragazza – preghiamo il beato Giovanni Paolo II affinche’ interceda per noi e ci protegga ”.  

Fra i circa 1,5 milioni di pellegrini giunti a Roma per la beatificazione, molti sono cattolici di nazionalita’ asiatica, che hanno percorso migliaia di chilometri solo per testimoniare insieme al resto del mondo la comune venerazione al nuovo beato Giovanni Paolo II.

Questa mattina, i primi a dirigersi verso piazza S. Pietro sono stati i sudcoreani dell’arcidiocesi di Seoul, che intorno alle 3,30 hanno iniziato a radunarsi davanti all’ingresso di via della Conciliazione, sventolando bandiere e pregando con canti tradizionali che hanno suscitato curiosita’ e stupore fra i pellegrini. “Vogliamo esprimere la nostra gioia per la beatificazione di papa Wojtyla – afferma uno di loro in uno stentato inglese – Giovanni Paolo II e’ una delle figure piu’ importanti per la nostra Chiesa”.   

Violet, donna cattolica di Haifa (Israele) e’ arrivata a Roma insieme a un gruppo di 13 cattolici della terra Santa, israeliani e palestinesi. “Sono qui – afferma - per testimoniare la mia presenza davanti a un uomo santo che ha fatto cosi’ tanto per i cristiani di Terra Santa, nonostante la fatica del viaggio e delle ore di attesa per raggiungere piazza S. Pietro”.  La donna sottolinea l’importanza della figura di Giovanni Paolo II per la sua vita, fonte di speranza in mezzo alle difficolta’ non solo personali, ma anche per i cristiani di Terra Santa,  provati dall'odio e dalla violenza nel conflitto fra Israeliani e palestinesi.

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