13/06/2012, 00.00
MYANMAR – BANGLADESH

Dhaka respinge un migliaio di birmani Rohingya. Sittwe pattugliata dall’esercito

Il Bangladesh ha impedito lo sbarco di circa mille profughi, a bordo di tre imbarcazioni. Nei giorni scorsi altri 500 rifugiati rispediti in Myanmar. Forze di sicurezza occupano le strade della capitale dello Stato Rakhine, teatro degli scontri fra buddisti e musulmani. La situazione di calma apparente potrebbe sfociare in nuove violenze.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) - Il Bangladesh ha rifiutato l'ingresso di tre grandi imbarcazioni, con a bordo almeno un migliaio di Rohingya in fuga dallo Stato birmano Rakhine, teatro di violenze confessionali nelle ultime settimane fra la minoranza musulmana e i buddisti. Il tentativo di sbarco è avvenuto ieri; le autorità di Dhaka hanno rispedito al mittente i profughi, come avvenuto con altre 500 persone nei giorni scorsi. Intanto soldati e polizia pattugliano senza sosta le strade della città di Sittwe, dove vige lo stato di emergenza dichiarato dal presidente del Myanmar Thein Sein per scongiurare ulteriori scontri: finora sono almeno 21 le vittime degli scontri interreligiosi. Testimoni locali riferiscono che al momento la situazione è di relativa calma, ma la situazione potrebbe nuovamente precipitare.

Un funzionario dell'isola di Saint Martins, nella Baia del Bengala, una delle località teatro del tentato sbarco dei profughi Rohingya, conferma che "sono stati respinti" e aggiunge: "Teniamo gli occhi aperti, perché nessuno possa entrare illegalmente in Bangladesh". Nel frattempo le autorità diffondono slogan e messaggi attraverso gli altoparlanti, in cui invitano gli abitanti delle coste a "essere vigili" e a collaborare nell'opera di prevenzione. In tutto sarebbero almeno 1500 i rifugiati musulmani birmani fermati da Dhaka, di cui 500 stipati a bordo di 11 battelli intercettati nei giorni scorsi al largo della costa bangladeshi.

Per prevenire ulteriori scontri, le autorità birmane hanno stanziato forze dell'ordine e soldati dell'esercito a pattugliare le strade di Sittwe, capitale dello Stato Rakhine. I militari lanciano avvertimenti e slogan, all'insegna della "tolleranza zero" contro chiunque circoli armato o tenti di dar fuoco agli edifici. Per i media di Stato, oltre ai 21 morti vi sarebbero altrettanti feriti e quasi 1700 case incendiate. Al momento sembra regnare una calma apparente; quasi tutti i negozi sono chiusi e di rado le persone si avventurano per strada o in luoghi pubblici.

A scatenare le violenze nello Stato di Rakhine, lo stupro e seguente omicidio di una donna buddista avvenuto a fine maggio. Nei giorni seguenti una folla inferocita ha accusato alcuni musulmani uccidendone 10 di loro, che viaggiavano su un autobus. L'area attorno alla capitale dello Stato di Rakhine, Sittwe, controllata dalle forze di sicurezza, è uno snodo molto importante per il commercio, perché è il punto di origine di un oleodotto e gasdotto costruito dalla Cina e che porta energia fino allo Yunnan.

Il Myanmar, composto da oltre 135 etnie, ha avuto sempre difficoltà a farle convivere e in passato la giunta militare ha usato il pugno di ferro contro i più riottosi. I musulmani in Myanmar costituiscono circa il 4% su una popolazione di 60 milioni di persone. Secondo l'Onu, nel Paese vi sono 750mila Rohingya, concentrati in maggioranza nello Stato di Rakhine. Un altro milione o più sono dispersi in altre nazioni: Bangladesh, Thailandia, Malaysia. Lo stato di emergenza è il primo intervento eccezionale ad opera di Thein Sein, presidente da oltre un anno, che sta traghettando il Paese dalla dittatura militare a una democrazia almeno minima.

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